Il fascino irresistibile e senza tempo dei racconti di Nikolaj Gogol

Il fascino irresistibile e senza tempo dei racconti di Nikolaj Gogol

A Roma, in via Sistina, accanto al celebre teatro, vicino piazza Barberini, c’è una targa. Si legge:

Il grande scrittore russo Nicola Gogol in questa casa dove abitò dal 1838 al 1842 pensò e scrisse il suo capolavoro.

La pietra, affissa all’inizio del Novecento, cinquant’anni dopo la morte di Gogol, non vuole soltanto ricordare il soggiorno romano, in cui farà la conoscenza, tra gli altri, di Giuseppe Gioacchino Belli; ma anche il suo capolavoro Le anime morte. Ispirato alla Commedia di Dante. In particolare dalla cantica dell’Inferno. Dove, come ha ricordato Landolfi tra i suoi massimi traduttori, “personaggi immersi in una luce crepuscolare, lividi o torvi, amorfi talvolta o difformi, vagano […] per il mondo, né il mondo saprebbe ignorarli”. La prima parte, come l’aveva pensata il suo autore, di un progetto che resterà purtroppo incompiuto.

Durante il soggiorno romano, Nikolaj Vasil’evic Gogol’-Janovskij aveva dato alle stampe un racconto che avrebbe cambiato per sempre la storia della letteratura russa. Che farà parte dei bellissimi Racconti di Pietroburgo. Il cappotto. Apice del moderno realismo russo come aveva indicato il critico Eric Auerbach. Modello per Dostoevskij e un’intera generazione di romanzieri e critici. Così disse l’autore dei fratelli Karamazov.

Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol.

Nonostante le autorevoli premesse, Gogol, rispetto proprio a Dostoevskij o Tolstoj non ha ricevuto la stessa attenzione dai lettori di oggi. Un dato difficilmente spiegabile, vista la bellezza della sua prosa (sfidata con esiti sublimi da scrittori italiani come Clemente Rebora e Tommaso Landolfi) e l’irrefrenabile estro creativo. Anche soltanto scorrere la quarta di copertina, dell’edizione Adelphi, dei Racconti pietroburghesi, è seducente:

Un barbiere si sveglia di buon’ora, si alza dal letto, spezza il pane appena sfornato, vi scorge dentro «qualcosa di biancheggiante»: un naso. Prende così avvio uno dei racconti più celebri della letteratura di tutti i tempi, affiancato in questa raccolta da altri quattro, non meno significativi e famosi: Il ritratto, dove un dipinto porta con sé, nel trascorrere degli anni, tutto il male che era nell’animo del personaggio rappresentato; La Prospettiva, storia di incontri e di passioni fatali o fugaci sullo sfondo mutevole, e talora inquietante, del Nevskij Prospekt; Il giornale di un pazzo, diario di un uomo solo e del suo precipitare nella follia; Il mantello, dramma di un povero impiegato che subisce il furto del cappotto nuovo acquistato avvezzando una vita già misera a ulteriori, patetiche restrizioni.

La vita, gli incontri, il lavoro di un maestro della letteratura russa

Nikolaj nasce nel 1809 nell’attuale Ucraina, allora oblast di Poltava, del governatorato russo. I suoi genitori sono piccoli proprietari terrieri. La madre è una fervente cattolica: responsabile di un’inquietudine che accompagnerà per tutta la vita (inclusa la tragica fine) del figlio. Il padre scrive commedie. Durante gli anni del liceo, Nikolaj, forse subendo il fascino degli studi paterni, studia recitazione. A metà degli anni venti, inizia a scrivere racconti, alcuni dei quali purtroppo oggi sono andati perduti. Molti vedranno la luce, anche sotto pseudonimo come quelli de “Le veglie alla fattoria presso Dikan ka”.

Nel ’29 si cimenta anche nella poesia, con esiti tragici. Pubblica dei versi, sotto pseudonimo, stroncati dalla critica. Gogol, in quell’occasione, non la prende bene. Si compra tutte le copie della rivista e le brucia. Nel ’31, a San Pietroburgo dove si è trasferito per lavorare, conosce, all’intero di un circolo letterario, il più grande poeta che la Russia ricordi, Puskin.

Gli anni ’30 sono ricchi di pubblicazioni. I suoi racconti dell’epoca sono incentrati sul folklore ucraino, sulle “storie del suo popolo”. Impossibile non ricordare l’epopea di Taras Bulba, ambientata nell’Ucraina del XVII secolo. Sono queste opere prestigiose che gli permettono di ottenere prestigio nei circoli letterari e nel mondo accademico. Viene nominato professore aggiunto di storia ucraina all’università di Pietroburgo.

Oltre ai bellissimi racconti, come Il ritratto, La prospettiva Nevskij, che andranno a costituire l’ossatura “arabeschi” nei Racconti pietroburghesi, Gogol viaggia tantissimo. In  Germania, dove visita Düsseldorf, Aquisgrana. La Svizzera, prima di trasferirsi per qualche anno, alternando ritorni in patria, come detto, in Italia. Nel 1845 si ammala. Ritorna a Roma per continuare la seconda parte de Le anime morte. Un’opera magnifica, maledetta e tormentata. Dopo una fortissima crisi religiosa nel 1852 brucia tutto il lavoro della seconda parte. I lunghi periodi di digiuno lo portano a vertiginoso indebolimento, che in pochi mesi gli sarà fatale.

Per approfondire

Per farsi un’idea della grandezza di Gogol ti consigliamo di orbitare intorno a tre testi fondamentali della sua produzione. Il primo è Taras Bulba, per conoscere la sua anima ucraina. Il secondo sono I racconti di Pietroburgo, per ammirare la maestria nel racconto. E la terza è Le anime morte, capolavoro incompiuto che mantiene un magico e compiuto fascino.

Immagine di copertina | dettaglio di un ritratto di Otto Friedrich Theodor von Möller, 1840