Raffaello a Villa Farnesina, la pittura italiana più famosa nel mondo

Raffaello a Villa Farnesina, la pittura italiana più famosa nel mondo

Se stai girando Roma a piedi e ti trovi alle porte di Trastevere, passa in via della Lungara. Al civico 230, proprio di fronte a Palazzo Corsini, c’è Villa Farnesina. Una delle più riuscite manifestazioni dello spirito del Rinascimento italiano. Al suo interno custodisce uno dei dipinti italiani più celebri nel mondo: il Trionfo di Galatea di Raffaello Sanzio. Che non è affatto, peraltro, l’unico motivo per cui dovresti visitare la villa.

Agostino Chigi, ricchissimo banchiere, armatore, mecenate e uomo di mondo proveniente dalla piccola nobiltà senese, fece costruire la villa all’inizio del ‘500 su un terreno extra moenia: all’estremità del giardino sul retro—che un tempo arrivava fino alla sponda del Tevere—vedrai ancora un tratto superstite, seminascosto, di mura aurelianePrima villa suburbana romana, i cui lavori, curati dal senese Baldassarre Peruzzi, durarono dal 1505 al 1519, la “Farnesina”, con la sua innovativa—per l’epoca—pianta a ferro di cavallo, ostenta sobrietà nelle facciate: divise in due ordini di lesene, percorse da fregi poco appariscenti.

La “storia” dell’edificio è movimentata da numerose cessioni di proprietà. Alla morte di Chigi la villa è ceduta alla famiglia Farnese (da cui l’attuale denominazione). Poi, dal ‘700, ai Borbone, che se ne disinteressano. In stato di abbandono fino all’Unità d’Italia, nel 1864 è concessa in usufrutto perpetuo a un nobile diplomatico spagnolo che ci va a vivere e promuove diversi restauri. Nel 1927 lo Stato Italiano la compra. Mussolini la restaura perché vuole farne la sede dell’Accademia d’Italia. Non a caso, ma, come si dice, “a sfregio”: proprio di fronte—Palazzo Corsini—c’è la sede dell’Accademia dei Lincei. Vari suoi membri hanno criticato la riforma Gentile.

Tanto scrupoloso è il proposito di “conservare puro il carattere nazionale, secondo il genio e le tradizioni della stirpe”, che l’istituzione fascista si impadronisce del patrimonio dei Lincei. Riacquistata l’indipendenza, la più antica accademia italiana sarà “risarcita” nel dopoguerra proprio con Villa Farnesina, oggi sua sede di rappresentanza.

Loggia di Amore e Psiche - Villa Farnesina. Via

Loggia di Amore e Psiche – Villa Farnesina. Via

Il “Trionfo di Galatea” di Raffaello

Torniamo agli anni dieci del ‘500. L’elemento “di punta” della villa è un affresco di Raffaello, del quale Chigi era divenuto amico. La Sala di Galatea, al pianterreno, è affollata di decorazioni. La volta, dipinta da Baldassarre Peruzzi, è una raffigurazione allegorica della volta celeste, e, allo stesso tempo dell’oroscopo del Chigi. Su una parete c’è una coppia di affreschi: uno raffigura Polifemo, l’altro la ninfa Galatea che scivola sull’acqua in una grande capasanta trainata da una coppia di delfini, fra tritoni, nereidi, e altre figure mitologiche.

Raffaello Sanzio - Trionfo di Galatea, 1512 ca. Via

Raffaello – Trionfo di Galatea, 1512 ca. Via

L’origine degli affreschi sta nella proposta di matrimonio del banchiere a Margherita Gonzaga, figlia del duca di Mantova: proposta rifiutata perché Chigi, pur ricchissimo, non era di alto rango. Proprio questo fatto è all’origine della scelta iconografica. Tutte le versioni del mito vogliono il goffo Polifemo innamorato della ninfa: in molte di esse, Galatea lo respinge senza riserva, in alcune cede.

Raffaello - Trionfo di Galatea, part. Via

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Il dipinto è uno dei più celebri dell’arte italiana nel mondo. Per un sommarsi di motivi. Il soggetto mitologico. I colori, che riprendono quel che si sapeva all’epoca della pittura parietale romana. Il dinamismo, che anticipa l’arte barocca: ci fa pensare a una fontana di Bernini. Se si guarda ai corpi, quella di Raffaello pare una sfida a Michelangelo. Ma già ti ricorda il “fastoso” classicismo di Rubens, che avrebbe ispirato, appunto, Bernini.

In un certo senso, tutte le possibilità di un linguaggio “classico” sono esplorate all’interno di una sola composizione. Lo storico Gombrich punta l’attenzione sugli amorini che, in alto, mirano “al cuore” della ninfa. Il fatto che questa considerazione sia in un certo senso semplicistica, mostra che nel dipinto nessun dettaglio è lasciato al caso. La ninfa, infatti, viaggia rapidamente verso destra: probabilmente, nessuna freccia scoccata la colpirà. Galatea, d’altronde, non è innamorata di Polifemo, e forse mai lo sarà.

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Il mistero della “testa monocroma”: Michelangelo?

Una delle lunette della sala mostra solo una testa monocroma del tutto incongruente con il resto della decorazione. La leggenda popolare vorrebbe che Michelangelo, per far visita all’amico pittore Sebastiano Del Piombo (autore delle altre lunette), e curiosare nel cantiere di Raffaello, si fosse intrufolato travestito da venditore: poiché Raffaello impediva a chiunque di esaminare il lavoro. Trovata una lunetta non decorata, Michelangelo avrebbe disegnato a carbone, in un attimo, un bellissimo volto di giovane.

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Raffaello avrebbe capito che solo Michelangelo poteva esserne l’autore, e avrebbe ordinato di lasciarla lì dove ancora si trova. La leggenda è suggestiva, ma è, appunto, una leggenda. L’autore accertato della testa è Baldassarre Peruzzi, il pittore della volta della stanza. Perché, allora, è stata lasciata così? La ragione più probabile è prosaica quanto verosimile: un capriccio del padrone di casa. Agostino Chigi non era un fine critico d’arte, ma pur sempre il committente. Motivo più che sufficiente per eseguire la sua volontà.

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Amore e Psiche

Le meraviglie della villa sono ancora molte. Su tutte la Loggia di Psiche al pianterreno affrescata dalla bottega di Raffaello, con suoi interventi. Il soffitto, dipinto in occasione del matrimonio del committente, illustra la favola di Amore e Psiche. È celebre anche per l’incredibile pergolato dipinto dal pittore Giovanni da Udine (che, per la sua provenienza, conosceva le nature morte tedesche) che ritrae più di cento specie vegetali.

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Una curiosità: il pittore francese Ingres dipingerà le sue celebri schiene femminili—la “grande bagnante”, “Il bagno turco”—dopo un soggiorno romano, in cui vide questa sala. E, in particolare, dovette colpirlo la schiena di una delle Grazie della volta, realizzata quasi certamente da Raffaello.

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Il graffito dei lanzichenecchi

Il particolare più curioso della villa è forse un graffito che si trova nella Sala delle prospettive, al primo piano. Lasciato nel 1528, è scritto in un dialetto tedesco: “dobbiamo ridere a gola spiegata perché abbiamo fatto scappare il papa”. A villa Farnesina infatti si accamparono le truppe dei mercenari di Carlo V durante e dopo il violentissimo Sacco di Roma, che causò la morte di circa 20.000 abitanti della città. Il graffito è ben visibile, e si tiene alla sua conservazione. Nel contesto in cui si trova, infatti, questo “sic transit” è una forte testimonianza dell’impermanenza della storia. Appena dieci anni prima, nella villa Agostino Chigi festeggiava con la società romana il matrimonio—celebrato dalla realizzazione della loggia di Psiche—con una sua amante veneziana.

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Se vuoi visitare Villa Farnesina, qui trovi informazioni su orari, biglietti e visite guidate.

Immagini: Copertina