Riscopri grazie alle Teche Rai un capolavoro introvabile di Paolo Villaggio

Riscopri grazie alle Teche Rai un capolavoro introvabile di Paolo Villaggio

Inadeguati, soccombenti, ridicolmente innamorati di una collega e vessati dai superiori. Sono così le due maschere impiegatizie inventate dal genio di Paolo Villaggio, grandissimo comico genovese e amico di Fabrizio De André, per raccontarti in maniera indimenticabile la tragicomica lotta per la sopravvivenza quotidiana sul posto di lavoro.

Una è ovviamente Ugo Fantozzi, indimenticabile al cinema soprattutto nei primi due film della saga, diretti da Luciano Salce. L’altra è Giandomenico Fracchia—un personaggio straordinario e talvolta ingiustamente confuso col suo più “illustre” collega Fantozzi—che oggi puoi riscoprire grazie alle Teche RAI.

Su Raiplay infatti è disponibile in streaming l’intera bellissima serie televisiva del 1975, in quattro episodi di un’ora ciascuno, intitolata “Giandomenico Fracchia – Sogni proibiti di uno di noi”: ridendo, piangendo, arrabbiandoti e immedesimandoti tuo malgrado con questo problematico impiegato sognatore che ha paura di tutto, ti renderai conto che Fracchia—che con la sua aspra poesia sembra rispondere al dolce Marcovaldo di Italo Calvinoha molto da dirti ancora oggi. Prima di vedere le puntate, riscopriamolo insieme.

#paolovillaggio #gianniaugus #ombrettacolli #fracchia #tv #italiana #biancoenero

A post shared by Mike Iguana (@mikeiguana65) on

Paolo Villaggio e le origini di Fracchia

Fracchia nasce in due varietà televisivi domenicali condotti da Villaggio alla fine degli anni ’60, Quelli della domenica e È domenica ma senza impegno. In quest’ultimo, la situazione tipica su cui si basano gli sketch è spesso la tragicomica convocazione di Fracchia (Villaggio), impiegato di basso livello, nello studio del direttore (il grande Gianni Agus). Situazione che sarà ripresa anche nel film del 1981 Fracchia la belva umana, con gli stessi attori.

fracchia3

Guarda il video qui sotto: mentre il capo siede “in maestà” come su un trono medievale, e fa cose che non dovrebbe mai fare a lavoro—come telefonare mentre un altro gli sta parlando—Fracchia combatte con la celebre poltrona-sacco, status symbol che alludendo ai gusti sofisticati del capufficio incarna il disagio dell’impiegato a contatto coi “piani alti”. Timidissimo e pauroso, di fronte al direttore Fracchia è frastornato al punto di non ricordare neanche più come si chiama.

“Giandomenico Fracchia – Sogni proibiti di uno di noi”

Il personaggio piace al pubblico e nel 1975 viene riproposto, sull’onda dell’inaspettato successo di Fantozzi, in una serie TV ibrida, che si basa su sketch ma ha una regia cinematografica (di Antonello Falqui), contiene molte canzoni e belle coreografie. Come quella dei titoli di testa.

Nelle quattro puntate Fracchia è un personaggio a tutto tondo. Ragioniere “informato” capace anche di prendere posizione in politica, alle prese con le questioni della vita quotidiana ai tempi del terziario—il lavoro e il dopolavoro, l’amore, il tempo libero, la televisione—Fracchia è un tipo umano che non possiamo definire semplicemente “fantozziano”. Fantozzi infatti ogni tanto è in grado di trasformarsi in un surreale uomo in rivolta (come dimenticare il rapimento della mamma del Conte Catellani dopo la sfida a biliardo, o la famosa protesta contro il cineforum aziendale?). Fracchia no, è del tutto bloccato: vantone con i colleghi, davanti al capoufficio si rannicchia, perde la voce e sfodera un servilismo autolesionista. Per compiacere il dirigente snob, salutista e teppista, arriva anche a prendere a calci l’automobile che ha appena comprato.

Da infiammato sindacalista, appena varcata la soglia dello studio del superiore—il Cav. Dott. Ulisse Accetti, interpretato sempre da Gianni Agus—Fracchia si trasforma in un docilissimo e confuso crumiro. Al punto che quando quello gli chiede cosa pensi delle rivendicazioni salariali, Fracchia risponde: “Che cosa vuol dire…pensare?”

Un’altra caratteristica del nostro protagonista è la fantasticheria compulsiva: Fracchia non fa che sognare a occhi aperti. Ogni volta che sia stimolato da un desiderio o da una discussione, o debba neutralizzare l’angoscia di aver subito una piccola umiliazione, Fracchia precipita in fantasie narcisistiche ricalcate su film hollywoodiani o eventi sportivi. In questi gli capita ad esempio di conquistare “da vero uomo” l’amata collega Maria Ruini (Ombretta Colli) a cui, nella vita reale, non riesce mai a confessare il suo amore.

Oppure di essere convocato nella nazionale di calcio brasiliana per la finale mondiale di Messico ’70 contro l’Italia. Per l’occasione, addirittura Pelè ha dovuto cedere la maglia numero 10 al “più famoso Ragionier Fracchiè, la Perla Bianca”. Lo sfortunato portiere della nazionale italiana, ovviamente, è il capuffico Cav. Accetti.

In una scena particolarmente surreale, un’altera e fatale Ornella Vanoni (che interpreta se stessa) esce letteralmente dal televisore per imbucarsi a casa di Fracchia, cantandogli che lo ama benché lui non sia niente di speciale.

Fracchia del resto nei suoi sogni a occhi aperti vede continuamente “gente che balla e che canta”. Lo confessa anche all’analista (la cui voce è di Oreste Lionello): in ogni puntata della serie vediamo infatti lo spezzone di una parodistica seduta psicanalitica, in cui riemergono comicamente alcuni traumi infantili all’origine delle nevrosi di Fracchia.

Un vero colpo di genio chiude ogni episodio. Villaggio, nei panni di se stesso, entra nell’inquadratura ed esorta Fracchia a non vivere “sempre e solo di sogni”, perché non è certo lui l’unico a provare disagio nella realtà quotidiana. Poi lo accompagna fuori dallo studio televisivo mentre scorre la sigla cantata da Ombretta Colli, “Facciamo finta che…tutto va ben”.

Perché rivedere “Giandomenico Fracchia – Sogni proibiti di uno di noi”

Perché, esempio eccezionale di intrattenimento “impegnato”, fa ridere tantissimo e con un po’ di “mal di stomaco”. Smarrito nei rapporti di forza, Fracchia riesce a sognare sempre e solo di rifarsi, spesso replicando nella fantasia gli stessi meccanismi di potere di cui è vittima, ma a parti invertite. E non è solo colpa sua, come afferma lo stesso Villaggio, rivolto allo spettatore, nelle ultime battute della serie:

“Eh, povero Fracchia, in fondo se è così infelice la colpa è anche nostra, sapete? Che non abbiamo mai fatto niente per migliorare il mondo nel quale lo costringiamo a vivere. Ma io penso sinceramente che le cose cambieranno. Soprattutto per i tipi come lui. Guardate che dipende molto anche da voi. Capito?”

Immagini: Copertina |1|