Il rastrellamento del Quadraro, un momento della storia per troppo tempo dimenticato

Il rastrellamento del Quadraro, un momento della storia per troppo tempo dimenticato

Spaccarono cancelli, porte, finestre, tutto quello che avevano davanti… Lunedì mattina, abbiamo sentito bussare alla porta… Bum!… Bum!… “Dove essere marito?”… “Dove uomini?”…

All’alba del 17 aprile del 1944, l’intero quartiere romano del Quadraro, nella periferia della città, veniva circondato dalla polizia fascista e dalla Gestapo: era l’operazione militareBalena“, guidata da Kappler. Passerà alla storia come il “rastrellamento del Quadraro” anche se ancora oggi sui libri di storia non viene citato.

L’alba del 17 aprile del 1944

I tedeschi, quella mattina, sono furiosi, “sembravano drogati”, così ricordavano i testimoni. Vogliono dare un’altra dimostrazione di forza, dopo il massacro delle Fosse Ardeatine di marzo. A chi prova a chiedere il motivo di quelle perquisizioni improvvise, viene risposto con un calcio di fucile. In 5 ore raggruppano 2000 persone (i numeri, non essendoci una storiografia attendibile, non sono mai certi). A tutti viene consegnato un foglio. C’è scritto sopra di raccogliere i documenti, cucchiai, forchette, gamelle e un poco di biancheria.

Vengono raggruppati al cinema del quartiere, quelli sotto i 16 e quelli sopra i 60 vengono rilasciati. Tutti gli altri—secondo quanto riportato da uno dei testimoni, Sisto Quaranta, sono 947—partono subito, anche se non sanno per dove. I deportati arrivano al campo di transito di Fossoli (dove viene portato anche Primo Levi) e poi in Germania.

Qui vengono venduti in strada. Divisi in gruppi di 30, 40, vengono valutati da alcuni industriali accompagnati dalla polizia di fabbrica che si accordano con il capo-campo. Chi in Germania, chi in Polonia, saranno la manodopera in sostituzione dei tedeschi al fronte. Lavorando in condizioni di miseria, di stenti. Diventano gli “schiavi di Hitler“. In fabbrica i deportati del Quadraro incontrano ebrei, polacchi, russi, “ma soprattutto la fame”. Torneranno, nell’agosto del ’45, pelle e ossa, meno della metà.

Ma perché i tedeschi scelsero il Quadraro?

Quella del Quadraro, da una parte fu una rappresaglia (in seguito all’attentato comandato da Giuseppe Albano, “il gobbo del Quarticciolo” ai danni di un gruppo di tedeschi); dall’altra fu un rastrellamento strategico. Per svuotare uno snodo cruciale.

Il Quadraro era il rifugio delle forze di opposizione. Dentro i suoi vicoli stretti nessun tedesco poteva entrare senza rischiare d’incontrare un partigiano armato. A Roma si diceva che “si te volevi nasconne c’erano sortanto du’ posti: er Vaticano or Quadraro“. Questa borgata ribelle era stata soprannominata dai tedeschi, il “nido di vespe”. Oggi, un murales di Lucamaleonte lo ricorda.

Inoltre, il Quadraro aveva anche una posizione strategia. Vicino alla via consolare della Tuscolana, conduceva al fronte di Anzio e Cassino. Per ultimo, il quartiere era abitato per lo più da operai, artigiani, manodopera che poteva essere riutilizzata (come di fatto avvenne) nei campi di lavoro in Germania.

Lo strano destino del Quadraro

Quando i 947 deportati lasciano il quartiere a piedi, attraversando tutta Roma, scortati dalle forze dell’ordine, gli altri concittadini non sono a conoscenza di quello che sta succedendo. Nonostante il caos generato quella mattina per tutto il Quadraro, a neanche un paio di chilometri di distanza—all’Alberone nel quartiere limitrofo—nessuno si è accorto di niente.

I prigionieri, come ha ricordato lo storico Alessandro Portelli: “attraversano tutta Roma nell’indifferenza [la stessa che li accoglierà al ritorno]. Il Quadraro era isolato, ignorato”. E ignorata la sua storia lo sarà per anni. Ancora oggi a Roma pochi la conoscono. Tramandata per lo più per via orale attraverso i suoi testimoni (l’ultimo è morto nel 2017), e soltanto alla fine degli anni ’90 in parte “riscoperta”. Lo Stato italiano ha assegnato una medaglia al merito civile, con la seguente motivazione:

Centro dei più attivi e organizzati dell’antifascismo, il quartiere Quadraro fu teatro del più feroce rastrellamento da parte delle truppe naziste […]. Fulgida testimonianza di resistenza all’oppressore e ammirevole esempio di coraggio, di solidarietà e di amor patrio.

Una medaglia alle donne, ai bambini, che hanno saputo tenere vivo quel quartiere, nell’attesa, spesso vana, del ritorno degli uomini.

Per approfondire

Ancora lontani dall’avere una storiografia esaustiva del rastrellamento del Quadraro, ti consigliamo la lettura di Operazione balena di Carla Guidi e Roma città aperta — settembre 1943 – giugno 1944 di Robert Katz per un inquadramento più ampio.

Immagine di copertina, tratta da Roma città aperta di Roberto Rossellini, 1945