Raymond Carver: guida a uno dei più grandi scrittori americani

Raymond Carver: guida a uno dei più grandi scrittori americani

Fra gli esponenti della letteratura americana, c’è sempre stata una dicotomia fra massimalisti e minimalisti. E quando si parla della seconda categoria, non si può non menzionare Raymond Carver, il grande scrittore che con i suoi racconti ha rappresentato un’intera generazione di americani.

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Nato nel 1938 in una famiglia umile, e cresciuto a Yakima, nello stato di Washington, l’infanzia di Raymond fu piuttosto semplice. Il padre e la madre non erano istruiti, e non avevano alcun tipo di passione per la lettura: la priorità della famiglia Carver era quella di riuscire a mantenersi, e fin dall’adolescenza il giovane Raymond affiancò dei lavori part-time allo studio.

Fu proprio svolgendo un lavoretto estivo come ragazzo delle consegne, che il futuro scrittore entrò in contatto con la letteratura: nella casa di un anziano cliente, a cui aveva recapitato un pacco, trovò una rivista di poesia contemporanea, e leggendola si appassionò alla scrittura.

Ma questa passione ci mise molto tempo prima di sbocciare: nel 1957, a soli diciannove anni, sposò Maryann Burk, una giovane ragazza che aveva conosciuto nella sua città. E dopo poco i due ebbero la loro prima figlia.
Le incombenze della vita quotidiana e della famiglia rappresentarono un vero e proprio tormento per Carver: continuamente assillato dai problemi economici, passò da un lavoro a un altro per molto tempo, senza un minuto libero da dedicare alla scrittura.

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Raymond Carver. Via.

Agli inizi degli anni Sessanta, però, il giovane aspirante scrittore decise di iscriversi a dei corsi serali di scrittura creativa presso il Palmer Institute of Writing, e incontrò il suo primo mentore: John Gardner. L’insegnate e scrittore vide il grande talento di Carver, e lo incitò a dedicare alla scrittura ogni minuto che riusciva a ritagliarsi, arrivando anche a prestargli le chiavi del suo studio per concedergli qualche ora di solitudine in cui poter lavorare.

Questo tipo di attività—scrivere sfruttando il poco tempo che aveva a disposizione—fu un influsso enorme sullo stile di Carver: imparò a buttare giù racconti brevi, utilizzando un linguaggio diretto e sincero, senza fronzoli. Anni dopo, nel saggio Fuochi, spiegò che la scelta di dedicarsi ai racconti, e non ai romanzi, fu quasi una vera e propria necessità dovuta agli impegni familiari.

Ma le sue vicissitudini non influirono solo sulla sua impostazione come scrittore: i racconti di Carver miravano infatti a schiudere la patina di banalità e noia che si celava dietro la vita quotidiana della classe medio-bassa americana. Le atmosfere, i personaggi, e i dialoghi che lo hanno reso famoso sono mutuati da un universo che lo scrittore ha vissuto e subito per anni.

Nel 1976 pubblicò la sua prima raccolta di racconti, che ottenne una candidatura al National Book Award: Vuoi Star Zitta per Favore?. A cui seguirono Furious Seasons (1977) e Di Cosa Parliamo Quando Parliamo d’Amore (1981). Nei primi anni Ottanta, il grande pubblico americano cominciò a rendersi conto che lo stile riprodotto da Carver—così autentico, e sincero—aveva fondato una vera e propria prosecuzione di quel minimalismo portato avanti da scrittori come Ernest Hemingway. Si cominciò quindi a parlare di “realismo sporco“, e moltissimi giovani scrittori cominciarono a copiare il suo stile.
Raggiunta una certa solidità economica, e la fama che meritava, Carver iniziò ad insegnare nei corsi di scrittura creativa, cercando di trasmettere quella che era la sua filosofia letteraria: frasi brevi ed esplicative, sincerità nella comunicazione, e una certa devozione nei confronti dell’intelligenza del lettore. Tutto questo, è riassumibile nel mantra che anni dopo cercò di spiegare in un saggio sulla scrittura: “niente trucchi da quattro soldi“.

Immagini: Copertina