Renato Rinino: il ladro italiano più famoso di tutti i tempi

Renato Rinino: il ladro italiano più famoso di tutti i tempi

Renato Rinino era conosciuto come il Lupin della Riviera Ligure. È diventato famoso perché aveva sottratto dei gioielli dall’appartamento londinese di Carlo d’Inghilterra. Riuscendo a penetrare nel palazzo usando soltanto un cacciavite.

Ma in Liguria, in realtà, era noto da anni come “il ladro gentiluomo“. Perché se si accorgeva di aver svaligiato la casa di una famiglia indigente restituiva la refurtiva. E spesso donava anche del denaro in più.

Una vita da ladro

L’intera vicenda di Renato Rinino sembra uscita da un film. Prima piccolo bambino prodigio del furto, poi criminale dal cuore d’oro, e infine oggetto d’interesse dei media di tutto il mondo.

Nacque in una povera famiglia di Savona nel 1962. E fin da bambino mostrò una dote particolarmente spiccata per il furto. Il primo, addirittura, lo mise a segno all’asilo. Quando sottrasse a un compagno una trombetta giocattolo.

Quando era bambino rubava tutti i giocattoli e le merende dei compagni. Arrivavano all’ora dell’intervallo e nessuno poteva mangiare, perché lui aveva tutto nello zaino.

Ha raccontato la sorella in un documentario sulla sua vita, realizzato dal regista Valerio Burli. Intitolato Lupen, romanzo di un ladro reale.

Dopo un’infanzia tribolata—nel savonese era diventato famoso come “il bambino che può far sparire di tutto”— Renato a 11 anni venne infine spedito dai servizi sociali sulla Nave Scuola Garaventa. Un istituto correttivo in cui i ragazzi difficili venivano rieducati e instradati verso la carriera navale. Ma in realtà la Garaventa era un covo di piccoli criminali incalliti, e gli anni passati sulla Nave Scuola furono per Rinino una vera e propria lezione di crimine.

Una volta uscito cominciò a svaligiare appartamenti. E a fare avanti e indietro dal carcere: dove iniziò anche a fare uso di droga. “Sant’Agostino, Marassi, Genova, Imperia: abbiamo girato il mondo delle carceri,” ricorda la sorella.

Il Lupin della Riviera Ligure

I continui furti cominciarono ad accrescere la sua fama. Con un cacciavite e un piede di porco, si diceva, Rinino poteva penetrare in qualsiasi luogo e svaligiarlo in un baleno. Ma la sua fama non si limitava a questo: era noto anche per il suo cuore d’oro. Se dopo un furto veniva a sapere che le persone che aveva derubato erano povere, provvedeva subito a restituire il maltolto. E non solo: nel 1989, dopo aver svaligiato la casa di un’anziana e povera signora, dopo averle restituito la refurtiva le fece una donazione di sei milioni di lire.

Renato era una ragazzo estroverso e gigione. Sempre allegro. Per accrescere la sua fama di ladro, se ne andava in giro con un’Harley Davidson su cui aveva fatto aerografare la faccia di Lupin III. E con sé portava sempre il suo cagnolino beagle, che aveva chiamato Jigen.

I suoi problemi con la legge, però, non si arrestavano mai. A 32 anni aveva già alle spalle 16 anni di reclusione. Ormai dipendente dall’eroina, e arrestato per l’ennesimo furto, Rinino venne a conoscenza della morte del padre in carcere. Accorso al funerale, scortato dai carabinieri, chiese di poter assistere alla funzione senza le manette. Ma questo favore gli venne negato.

In un appunto successivo scriverà:

Davanti alla tomba di mio padre giurai che non mi sarei più drogato, ma che avrei rubato per tutta la vita. E così feci.

Il furto reale

Nel 1994, dopo essere nuovamente uscito dal carcere, decise di trasferirsi a Londra. Per cambiare un po’ aria e ambiente. Per qualche mese riuscì a sottrarsi dalle sue abitudini. Ma un giorno, mentre passeggiava in una via del centro, notò il cancellato aperto di un cantiere.

Risalì il ponteggio che si alzava lungo la parete di un palazzo, fino a che non si trovò di fronte una finestra. Dopo averla forzata con un cacciavite, penetrò in un appartamento sontuoso. Non aveva mai visto niente di più bello: ovunque c’erano mobili antichi, quadri e arazzi alla pareti. Dopo aver rovistato un po’, e aver sottratto alcuni gioielli, fuggì. Solo poche ore più tardi, davanti alla tv, apprese di aver svaligiato l’appartamento privato del principe Carlo d’Inghilterra.

Il bottino raccolto conteneva dei gemelli Fabergé appartenuti allo zar Nicola II, delle spille d’oro, degli orologi e delle scatole d’argento pregiato. Per settimane tutti i notiziari parlarono del furto, e nel corso del tempo gli ispettori ipotizzarono che i ladri avessero programmato il furto per mesi prima di compierlo. Ricostruivano dinamiche complicatissime per spiegarlo: non sapendo che Rinino si era servito soltanto di un cacciavite per entrare nell’appartamento.

La fama

A questo punto la vita di Rinino cambia drasticamente. Dopo aver aspettato lo scadere degli anni di prescrizione per il suo furto, Renato tramite un avvocato contattò la famiglia reale. E si offrì pubblicamente di restituire la refurtiva in cambio di un incontro ufficiale.

L’incontro non avvenne mai, ma Rinino riuscì comunque a restituire i gioielli che aveva rubato al principe d’Inghilterra. Il suo furto rocambolesco, però, attirò l’attenzione dei media. Venne chiamato in moltissime trasmissioni televisive a raccontare la sua storia, e per lui fu addirittura ipotizzato il ruolo di attore in alcuni film. Una trasmissione televisiva lo mandò anche come inviato a un evento organizzato dalla famiglia reale inglese.

Ma la fama, come lo aveva inghiottito, lo risputò velocemente. Tutte le speranze che Rinino aveva per il mondo dello spettacolo, si rivelarono fumose. E gli autori televisivi smisero di chiamarlo. Così si rifugiò nuovamente a Savona: dove venne ucciso da un vicino di casa, per una lite privata, il 12 ottobre del 2003.

Immagini: Copertina