René Magritte, il pittore che ha trasformato il quotidiano in sogno

René Magritte, il pittore che ha trasformato il quotidiano in sogno

“La mente ama l’ignoto. Ama le immagini il cui significato è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto. Non credo che l’uomo decida nulla, né il futuro né il presente dell’umanità. Penso che noi siamo responsabili dell’universo, ma questo non significa che decidiamo qualcosa.”

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Questa è una delle tante citazioni di René François Ghislain Magritte (1898 – 1967), il pittore belga che è entrato a pieno titolo nella storia dell’arte grazie alla capacità unica di tradurre il suo inconscio in linguaggio pittorico tra sogno e realtà. Considerato oggi tra i maggiori esponenti del surrealismo, l’artista è diventato famoso a livello mondiale con l’esplosione dei fumetti negli anni Settanta. Solo per citare l’esempio più noto: la copertina numero 41 del fumetto Dylan Dog, dal titolo Golconda, è ispirata all’omonima opera di Magritte del 1953.

Certamente la vita del pittore surrealista, però, è stata molto più agiata di artisti dalla fama postuma come per esempio nel caso di Vincent Van Gogh. Anche se è stata altrettanto segnata: alla giovane età di 14 anni Magritte viene a sapere della morte della madre, annegata nel fiume Sambre. È un evento che influirà in continuazione la creazione delle opere da parte dell’autore.

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Un esempio lampante è il dipinto “Gli amanti”, dipinto realizzato in due versioni nel 1928. Conservati attualmente al MoMA di New York e alla National Gallery of Australia, i dipinti rappresentano due teneri amanti col volto coperto da dei panni diafani. Sono proprio questi ultimi dettagli—in un certo senso “soffocanti”—a ricordare la tragica vicenda vissuta dal pittore.

Nonostante il ricordo della madre, Magritte riesce comunque a trascorrere una vita serena. frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bruxelles e, dopo nove anni di fidanzamento, sposa la compagna di vita Georgette Berger nel 1922. Nel frattempo, mentre si guadagna da vivere come grafico, si appassiona alle opere metafisiche di Giorgio de Chirico.

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A quel punto il salto al surrealismo è breve: conosciuto il teorico del movimento Breton, Magritte si ispira alla psicanalisi per le sue creazioni. Inizia così a fare avanti e indietro per frequentare i circoli parigini, fino a quando non si trasferisce stabilmente nel sud della Francia negli anni Quaranta durante il periodo nazista. Lì, il suo stile cambia bruscamente: i suoi soggetti si trasformano in esseri grotteschi. Gli studiosi chiamano il periodo “vache (vacca)”, in quanto si crede sia stato un modo per esorcizzare gli orrori della guerra.

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Come avevamo accennato, il nome di Magritte inizia a diffondersi poco a poco a livello planetario due anni prima della sua morte, quando nel 1965 il Museum of Modern Art di New York allestisce una mostra in suo onore. Da quell’evento sono passati molti anni, e oggi chiunque conosce “Il tradimento delle immagini”. Si tratta del disegno di una pipa con una scritta che recita “Questa non è una pipa”, perché del resto quella non è una pipa, ma un disegno di una pipa. Un gioco di parole in cui è racchiusa tutta la concezione poetica dell’artista belga.

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