La rivolta contro l'assurdità della vita: il Sisifo felice di Camus

La rivolta contro l'assurdità della vita: il Sisifo felice di Camus

I miti greci ci aiutato a decifrare anche il mondo di oggi. L’abbiamo visto con James Hillman. E imparato anni prima con Albert Camus. Uno dei più grandi pensatori del Novecento. Lo scrittore e filosofo francese (nato il 7 novembre del 1913 in Algeria e morto nel 1960 in un incidente stradale) è stato un intellettuale atipico.

Giornalista della resistenza francese. Direttore della prestigiosa rivista Combat. Premio Nobel per la letteratura. I suoi romanzi più famosi, Lo straniero e La peste, sono stati spesso avvicinati alla corrente dell’esistenzialismo. Nel mondo di Camus trovano sì spazio i temi del nichilismo e dell’assurdo. Ma sono affrontati in modo originale.

Non ho alcun disprezzo per la specie umana, credo ci si possa sentire fieri di essere contemporanei di un certo numero di uomini di questo tempo che rispetto e ammiro. Al centro della mia opera c’è un sole invincibile.

Sisifo, Issione e Tantalo. via

Sisifo, Issione e Tantalo. via

L’importanza del Mediterraneo

Il concetto di “sole invincibile” non è una metafora casuale. A spiegarla è il compianto Alessandro Leogrande in una puntata di Wikiradio. Anche in questo sta l’originalità di Camus. Che come ricorda Alessandro, si definiva “un uomo mediterraneo”. Il mediterraneo è luogo d’incontro pacifico tra Africa ed Europa, tra Occidente e Oriente. È umile, modesto. Il luogo del limite, della misura, di stampo greco.

Dopo il grande suicidio di massa delle due guerre mondiali, Camus sente il bisogno, in quanto intellettuale, di porre un argine alla crisi che attanaglia l’Europa.

Illustrazione di Sisifo. via

Illustrazione di Sisifo di Tim Snell. via

Il pensiero politico di Camus è complesso. Troppo per essere riassunto in un articolo breve. “Un pensiero”, dice Leogrande: “che si rifà al socialismo libertario, alle esperienze eretiche dell’anarco-socialismo, e alla luce di quello, critica il fascismo, lo stalinismo, i vari totalitarismi che si sono eretti nel Novecento producendo milioni di vittime, ma critica fortemente anche il cesarismo politico che si riproduce nelle democrazie e la violenza economica che a volte miete vittime tanto quanto quella politica. Sempre alla luce di un’idea di comune, che vede nel Mediterraneo una propria origine”.

Lo scrittore non può mettersi oggi al servizio di quelli che fanno la storia: egli è al servizio di quelli che la subiscono.

Allora quale argine porre al nichilismo, al pessimismo, all’assurdo che dilagano in questa epoca? A differenza di molti colleghi, la posizione di Camus ancora oggi è incredibilmente attuale. Come ha detto il critico francese Jean Daniel nel suo libro, Camus oggi è l’intellettuale che permette di resistere all’aria del tempo. “Alla mancanza d’aria degli anni ’50 e alla mancanza d’aria dei giorni nostri”.

Il mondo assurdo

Il nichilismo, riconosce Camus, è la condizione di milioni di persone a lui contemporanee. Con il crollo dell’Europa, l’orizzonte diventa il nichilismo. Bisogna comprenderlo, ma rifiutarlo. Fermamente. Come? Bisogna “riflettere, ancorarsi, vivere un’idea di uomo”.

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Friedrich John (XIX sec). via

“La parola ‘assurdo’ ha avuto un’infausta fortuna e ammetto che sia arrivata a infastidirmi”. Così diceva in unintervista del 10 maggio 1951, ad André D’Aubarède:

Quando analizzavo il sentimento dell’assurdo nel Mito di Sisifo ero alla ricerca di un metodo e non di una dottrina. Praticavo il dubbio metodico. Cercavo di fare quella tabula rasa a partire da cui si può cominciare a costruire. Se si presuppone che niente abbia senso, allora bisogna arrivare alla conclusione dell’assurdità del mondo. Ma non ha senso niente? Non ho mai pensato che ci si possa fermare a questa posizione.

Un “libro di idee” a metà tra la filosofia e la letteratura

Pubblicato nel 1942 si tratta di un saggio che si pone a metà tra la filosofia e la letteratura. Camus lo ha definito un “libro di idee”. Le prime pagine del Mito di Sisifo sono indimenticabili. Scioccanti. Riguardano il problema filosofico del suicidio

Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o no la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Il resto […] viene dopo. Questi sono giochi: prima bisogna rispondere.

Il suicido per Camus è sia spirituale che fisico. Come si può reagire all’assurdità della vita? Qual è la soluzione? Il suicidio? No. Per Camus  la soluzione sta nella sopportazione della propria presenza nel mondo. Camus non cerca più Dio. Il suo obiettivo è “l’intensità della vita”.

Nella lotta contro l’assurdo l’uomo non deve assumere la posizione statica del suicida. Ma quella del condannato a morte. “Solo in una schiavitù liberamente accettata si trova una libertà profonda”. L’assurdo non conosce domani, bisogna quindi, secondo Camus, liberarsi da qualsiasi preoccupazione del futuro. E sollevarsi anche dal peso dei ricordi. E Sisifo è, appunto, il simbolo di questo vivere assurdo.

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Tiziano (1549). via

Il mito di Sisifo

Sisifo è un personaggio della mitologia greca, figlio di Eolo e di Enarete. Viene rappresentato come il più scaltro dei mortali e sono tanti gli episodi che lo vedono protagonista. Ogni episodio racconta una sua astuzia, spesso ai danni degli Dei. Proprio come punizione per averli sfidati fu condannato a far rotolare senza posa un macigno sopra alla cima di una montagna. Dalla quale, questo ricadeva ogni volta, rendendo vani il lavoro e la fatica del condannato. Questa condizione assurda è quella che attanaglia gli uomini moderni. “Non esiste punizione più terribile del lavoro inutile e senza speranza”.

Sisifo è l’eroe assurdo tanto per le sue passioni che per il suo tormento. Il disprezzo per gli Dei, l’odio contro la morte e la passione per la vita, gli hanno procurato l’indicibile supplizio, in cui tutto l’essere si adopera per nulla condurre a termine.

La tragedia di questo mito sta nella consapevolezza del suo eroe. Così Camus fa un parallelismo tra la condizione di Sisifo e quella dell’operaio. Che si affatica, ogni giorno della vita, dietro lo stesso lavoro. “E il suo destino non è tragico che nei rari momenti in cui egli diviene cosciente.” In una situazione che sembra non trovare pace, Camus indica una possibile soluzione.

Immaginare Sisifo felice

La sopportazione della propria presenza nel mondo, appunto. Ecco l’intuizione di Camus. La felicità e l’assurdo sono figli della stessa terra e sono inseparabili.

Tutta la silenziosa gioia di Sisifo sta in questo. Il destino gli appartiene, il macigno è cosa sua. […] Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.

Quando diventiamo consapevoli, finalmente, dei nostri limiti e serenamente li accettiamo. Portando sulle spalle il nostro destino.

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Abraham Jansz. van Diepenbeeck (1655). via

Per approfondire il pensiero di Camus oltre ovviamente a Il mito di Sisifo, edito da Bompiani, ti consigliamo la lettura di Lo straniero e La peste, i due suoi massimi romanzi. Il proseguimento ideale e filosofico al Mito di Sisifo è, poi, L’uomo in rivolta, altro caposaldo della filosofia novecentesca. 

Immagine: copertina di Ann Wuyts