Robert Mapplethorpe, il fotografo più discusso del Novecento

Robert Mapplethorpe, il fotografo più discusso del Novecento

Come spesso succede ai grandi artisti, bisogna aver pazienza e aspettare per vedere un riscontro unanime. È un processo lungo, ma quando viene avviato è incontrovertibile. Ed è quello che è successo a Robert Mapplethorpe, la cui opera negli anni Novanta, dopo la sua morte, ha cominciato ad avere una ricezione incredibile, a tal punto che a Firenze, nel 2009, i suoi lavori furono accostati, per la perfezione della forma, a quelli di Michelangelo.

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Mapplethorpe è stato uno dei massimi fotografi del secolo scorso. I suoi scatti hanno rivoluzionato l’arte, stabilendo un canone, soprattutto per quanto riguarda l’uso del bianco e nero.

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Ogni anno viene ricordato con qualche importante mostra d’arte, come ad esempio l’anno scorso al museo Getty di Los Angeles con la retrospettiva “Robert Mapplethorpe: The Perfect Medium”. Nudi, ritrattinature morte ma anche controversi reportage sul bondage e sadomaso. In particolare il lavoro “Portfolio X“, un’opera ancora oggi sconvolgente e assai discussa nella quale è stata abbattuta la barriera tra la nudità pornografica e l’arte.

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Mapplethorpe nasce a New York nel 1946, terzo di sei fratelli. La città sarà il centro di tutta la sua opera, oltre che della sua vita. Studia disegno e pittura al Pratt Institute di Brooklyn, dove anche il padre, ingegnere e foto-amatore, aveva studiato. Comincia a realizzare collage con immagini ritagliate da libri e riviste, ma per agevolare il lavoro compra una polaroid scattando direttamente le foto che gli servono, e risparmiando tempo e denaro.

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Nel 1967 incontra Patti Smith che diventerà sua amante e amica. Si trasferisce insieme a lei al Chelsea Hotel, luogo mitico cantato anche da Leonard Cohen. Una volta raggiunto il successo Robert realizzerà le copertine di alcuni album della cantante, tra cui Horses.

Il secondo momento cruciale dell’avvicinamento di Robert alla fotografia, dopo l’acquisto della polaroid, è il permesso di visionare la privata collezione fotografica del MoMA, grazie a un permesso speciale. Avvicinarsi a quelle fotografie, toccarle e sentire la loro consistenza fa una grande impressione su di lui che “studia tutto con la massima attenzione – la carta, lo sviluppo, la composizione e l’intensità dei neri“, come ricorda l’amica Patti.

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I suoi scatti cominciano a fare il giro della città e del Paese e 3 anni dopo, nel 1973, allestisce la sua prima monografica, “Polaroids”, organizzata dalla Light Gallery di New York. Gran parte della carriera di Robert è sostenuta da Sam Wagstaff, suo compagno fino alla morte, che lo aiuta a organizzare le mostre e gli regala la prima Hasselblad, una macchina che gli permette di compiere il salto di qualità, iniziando a lavorare anche per molte riviste. A metà degli anni Ottanta, gli viene diagnosticato l’AIDS e si spegne nel 1989.

Se sei interessato a conoscere più da vicino l’opera di questo grande artista ti consigliamo il documentario prodotto dalla HBO intitolato “Mapplethorpe: Look at the Pictures”, uscito l’anno scorso. Qui sotto puoi vedere il trailer.

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