Robert Mapplethorpe, il fotografo più discusso del Novecento

Robert Mapplethorpe, il fotografo più discusso del Novecento

Come spesso succede ai grandi artisti, bisogna aver pazienza e aspettare per vedere un riscontro unanime. È un processo lungo, ma quando viene avviato è incontrovertibile. Ed è quello che è successo a Robert Mapplethorpe, la cui opera negli anni Novanta, dopo la sua morte, ha cominciato ad avere una ricezione incredibile e a diventare riconoscibile.

Gli inizi di Robert Mapplethorpe

Nel 2019 la Galleria Nazionale di Arte Antica ha presentato alla Galleria Corsini di Roma, la mostra Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile, a cura di Flaminia Gennari Santori. Il percorso raccoglieva 45 fotografie e si concentrava su alcuni temi che contraddistinguono l’opera di Robert Mapplethorpe, morto a soli 43 anni, nel 1989, a causa dell’AIDS. Un rivoluzionario in pieno fermento negli anni ’70. Un maestro della fotografia: ritratti e nature morte, corpi nudi e dettagli di corpi, viscerali e ossessivi.

Robert Mapplethorpe, Marcus Leatherdale, 1978 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Robert Mapplethorpe, Marcus Leatherdale, 1978
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Nel 1967 conosce Patti Smith, un incontro che gli cambierà la vita. Sua amica, amante e confidente, con cui condividerà la stessa stanza nell’iconico Chelsea Hotel di New York per alcuni anni. Entrambi giovani e pieni di sogni, con l’entusiasmo dei ragazzi di quell’età.

Robert Mapplethorpe Self-portrait, 1988 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission.

Robert Mapplethorpe Self-portrait, 1988 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission.

Un legame indissolubile che Patti ricorda sempre con molto affetto e che la portò a scrivere il toccante Just Kids, il libro che racconta la loro unione alchemica, fatta di amore e di arte. Patti e Robert erano artisti, desideravano esserlo, ma erano due ragazzini, just kids, che passeggiavano per le strade di New York mano nella mano. E’ il periodo in cui Patti e Robert diventano amici di Allen Ginsberg e passano le loro serate al CBGB. Ognuno ad alimentarsi a vicenda, fino a quando la sorte inizierà a mostrarsi generosa con entrambi. Uno dei momenti impressi per sempre nella memoria del rock è la storica foto di copertina di Horses, scattata da Robert:

Ancora oggi, quando la guardo, non vedo me stessa. Vedo noi.

La mostra di Roma è stato un evento unico poiché, come ha affermato la curatrice: “Le foto sono state in varie occasioni accostate alle opere di artisti del passato – Michelangelo, Hendrick Goltzius, Auguste Rodin – attraverso dialoghi sorprendenti e rivelatori, ma questa è la prima volta che vengono esposte nel contesto di una quadreria settecentesca”. Le foto dell’artista newyorkese infatti si mescolavano con la collezione della Galleria Corsini, fondendosi in un’onda armonica scorrevole tra i secoli.

Robert Mapplethorpe, Marcus Leatherdale, 1978 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Robert Mapplethorpe, Female Torso, 1978
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Mapplethorpe è stato uno dei massimi fotografi del secolo scorso. I suoi scatti hanno rivoluzionato l’arte, stabilendo un canone, soprattutto per quanto riguarda l’uso del bianco e nero.

mapplethorpe_2

Iggy Pop by Robert Mapplethorpe Foto: Flickr.com

Ogni anno Robert viene ricordato con qualche importante mostra d’arte, come ad esempio nel 2016 al museo Getty di Los Angeles con la retrospettiva “Robert Mapplethorpe: The Perfect Medium“. Nudi, ritrattinature morte ma anche controversi reportage sul bondage e sadomaso. In particolare il lavoro “Portfolio X“, una serie di scatti ancora oggi sconvolgenti e assai discussi nella quale è stata abbattuta la barriera tra la nudità pornografica e l’arte.  Oppure attualmente il Solomon R. Guggenheim Museum di New York che ha deciso di dedicargli il progetto espositivo di un anno con Implicit Tensions: Mapplethorpe Now, esposta in due parti alla Mapplethorpe Gallery, Tower Level 4.

Mapplethorpe nasce a New York nel 1946, terzo di sei fratelli. La città sarà il centro di tutta la sua opera, oltre che della sua vita. Studia disegno e pittura al Pratt Institute di Brooklyn, dove anche il padre, ingegnere e foto-amatore, aveva studiato. Comincia a realizzare collage con immagini ritagliate da libri e riviste, ma per agevolare il lavoro compra una polaroid scattando direttamente le foto che gli servono, e risparmiando tempo e denaro.

Patti Smith by Robert Mapplethorpe Foto: flickr.com

Patti Smith by Robert Mapplethorpe Foto: flickr.com

Il secondo momento cruciale dell’avvicinamento di Robert alla fotografia, dopo l’acquisto della polaroid, è il permesso di visionare la privata collezione fotografica del MoMA, grazie a un permesso speciale. Avvicinarsi a quelle fotografie, toccarle e sentire la loro consistenza fa una grande impressione su di lui che “studia tutto con la massima attenzione – la carta, lo sviluppo, la composizione e l’intensità dei neri“, come ricorda l’amica Patti Smith.

I suoi scatti cominciano a fare il giro della città e del Paese e 3 anni dopo, nel 1973, allestisce la sua prima monografica, “Polaroids”, organizzata dalla Light Gallery di New York. Gran parte della carriera di Robert è sostenuta da Sam Wagstaff, suo compagno dopo la relazione con Patti Smith, che lo accompagnerà fino alla morte.  E’ Sam che lo aiuta a organizzare le mostre e gli regala la prima Hasselblad, una macchina che gli permette di compiere il salto di qualità, iniziando a lavorare anche per molte riviste. A metà degli anni Ottanta, gli viene diagnosticato l’AIDS e si spegne nel 1989.

Per approfondire: se sei interessato a conoscere più da vicino l’opera di questo grande artista ti consigliamo il documentario prodotto dalla HBO intitolato “Mapplethorpe: Look at the Pictures“, uscito l’anno scorso. Qui sotto puoi vedere il trailer.

Immagini Copertina di Brandon Carson (ritagliata)| 1 di Brandon Carson | 2 di Katja Nevalainen