Nikolaj Roerich, uno dei più grandi pittori del '900 che ancora non conosci

Nikolaj Roerich, uno dei più grandi pittori del '900 che ancora non conosci

Nikolaj Roerich Chi era costui!?”, rumina tra sé l’ipotetico lettore del capolavoro d’avventura e d’orrore di H. P. Lovecraft ispirato alle spedizioni antartiche del primo ‘900—Le montagne della follia—in cui il paesaggio del circolo polare ricorda, si legge a ogni passo, “gli strani, disturbanti dipinti di Nikolaj Roerich”.

In effetti, allievo di Archip Ivanovič Kuindži, il semi-dimenticato Nikolaj Roerich fu anche un pittore paesaggista: ha lasciato migliaia di dipinti (letteralmente), eterei e coloratissimi. Ma le sue “visioni” non hanno a che fare col Polo Sud: si ispirano al paesaggio dell’Asia.

Nel 1931, infatti, proprio mentre Lovecraft terminava Le montagne della follia fantasticando su quei dipinti, Roerich terminava un lungo resoconto di viaggio intitolato Il cuore dell’Asia.Un resoconto del lunghissimo viaggio suo, e di sua moglie, per tutta l’Asia centrale, durato dal 1924 al 1928. Alla ricerca del mitico regno del buddismo tibetano, Śambhala, a nord dell’Himalaya.

Nikolaj Roerich: dalla “Sagra della primavera” alle visioni dell’Asia

Quindi: Nikolaj Roerich viaggiatore e pittore. Ma non ci si può fermare qui. Roerich fu un archeologo. Un politico e un diplomatico: promotore di un trattato internazionale per la protezione dei tesori artistici e delle istituzioni culturali in tempo di guerra, che gli valse la candidatura al Premio Nobel per la pace. Fu un teosofo, membro della Società Teosofica: traduttore, in russo, della Dottrina Segreta di Madame Blavatsky. Anche per questo, naturalmente, si dedicò all’osservazione e allo studio comparato delle culture e delle religioni dei paesi visitati. Infine: fu scenografo e costumista.

Partiamo proprio da qui. Nato nel 1874, si laureò sia in legge all’Università di San Pietroburgo—per inflessibile volontà paterna—che all’Accademia di Belle Arti, e, quando già insegnava presso l’Istituto Archeologico, fu coinvolto dallo scaltro impresario dei balletti russi Djagilev nell’allestimento del balletto “La sagra della primavera”di Stravinskij. Roerich ne curò scene e costumi. Nello sforzo filologico-artistico di reincarnazione del khorovod, i bozzetti vividi combinavano il primitivismo delle figure a sprazzi fulminanti di colore sgargiante (ne vedi uno sotto). Mentre i costumi erano di una fedeltà assoluta, anche nel materiale, agli abiti popolari delle campagne siberiane.

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C’è dunque anche lo zampino di Roerich—uno che, testa pelata e barba a punta, aveva “l’aspetto di un mistico o di una spia” secondo Stravinsky—nella rissa più celebre della storia della musica, alla première parigina della Sagra il 29 maggio 1913. Come noto, il tumulto a orologeria scoppiò dopo le prime note della partitura di Stravinskj, che apparve al pubblico un inaudito fracasso. Maggior fracasso ancora provocò il pubblico stesso, tanto che la compagnia di ballo di Nijinsky non riusciva a sentire la musica.

Dopo la Sagra, lo stile pittorico di Roerich—che nel 1915 lascia la Russia per recarsi in Finlandia, a Londra, negli USA—evolve. Dipinti sempre più luminosi rivelano un immaginario legato al Bhagavadgītā e a Le mille e una notte.

L’utopia spirituale di Nikolaj Roerich

Templi, sacerdoti e sacerdotesse, fiori di loto, crepuscoli rosati sulle cime montane. Roerich va concependo un’utopia spirituale—anche per l’influsso degli interessi teosofici della moglie, che lo contagiano—e, entro una concezione dell’arte che trascenda la politica, crede nella possibilità di una fratellanza tra i popoli. Nella possibilità della pace globale.

Nel 1923-24 lui e Helena, la moglie, insieme al figlio George, si recano in India. Visitano i luoghi sacri, Agra, Varanasi. Poi, inizia il grande viaggio alla ricerca di Śambhala—più nota a noi, ormai, come Shangri-La dal libro e dal film Orizzonte perduto: regno nascosto, secondo la leggenda, in una valle remota fra le nevi.

Nikolaj Roerich nel “cuore dell’Asia”

Attraverso il Kashmir, Roerich, con familiari, monaci e altri pellegrini, si dirigono verso l’Himalaya, e raggiungono il Ladakh. A quei tempi, il dubbio sulla reale esistenza di Śambhala non era risibile.

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Che sia un “luogo” metafisico è stato però ribadito dal Dalai Lama attuale, nel 1981:

se consultate una carta geografica, non la troverete. Si tratta di una terra pura che […] non può essere vista né visitata. Non è immediatamente attingibile da parte di persone ordinarie, così come si compra un biglietto aereo per recarsi in qualche posto. Forse in futuro […] sarà possibile arrivarvi, ma i biglietti saranno costosissimi! Infatti possiamo considerare alla stregua dei biglietti le buone azioni.

#NikolaiRerikh

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Per tre anni Roerich viaggerà ancora, attraversando Taklamakan e il Deserto del Gobi. Percorrerà 15mila miglia, attraversando 35 passi montani. Visitando più di 50 luoghi sacri. Dove stupirà gli stessi monaci con la sua conoscenza della sapienza orientale.

Così, in Il cuore dell’Asia, Roerich descrive il paesaggio, passato il Kashgar:

Di nuovo nel deserto. Dappertutto vi sono le sabbie, che di sera hanno color lilla. E falò. Sulla sabbia giacigli multicolori di lana di pecora. Le allegre lingue rosse del fuoco volano coraggiosamente verso le nuvole del tramonto che non hanno fine.

Il mondo portentoso di roccia brulla, deserto senza fine, profumi e cieli azzurrissimi solcati talvolta da strani oggetti non identificabili e da fiamme viola, non si riflette solo nei diari. Roerich li dipinge in continuazione: decine e decine di albe e tramonti himalayani. Templi, sacerdoti e pellegrini fra le rocce e i crepacci, carovane nella penombra rosata del deserto.

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Molti di questi dipinti squisiti si trovano oggi nella casa museo di Nikolaj Roerich a New York, Upper West Side, assolutamente da visitare. Anche la tenuta dei Roerich a Kalimpong, nel Darjeeling, è oggi un museo. Una sala con tele e tempere su cartone di Roerich si trova in questo museo di Riga. Un grande Museo Roerich a Mosca purtroppo è attualmente chiuso al pubblico. Qui puoi vedere molti dipinti di Roerich.

Immagine: Copertina