Rothko e l’espressionismo astratto. Oltre la

Rothko e l’espressionismo astratto. Oltre la "carta da parati apocalittica"

Linguaggio astratto, tagli geometrici e uso audace del colore: Rothko è considerato un pittore difficilmente comprensibile per il suo astrattismo. La sua pittura è in grado di toccare corde molto profonde dell’anima, attraverso la sua ricerca artistica, un’analisi psicanalitica, e al contempo spirituale, molto forte. A proposito del colore diceva:

Io penso che il colore, aiutato dalla luce, entri in relazione con l’anima e comporti conseguenze emotive inattese.

E non è un caso se il pittore dipingeva le sue emozioni su tela con colori violenti e con geometrie nette. L’espressionismo astratto, di cui Rothko è uno dei massimo esponenti è proprio questo: i sentimenti vengono espressi tramite l’azione pittorica, dove le emozioni sono scaturite dal colore.

Faceva parte degli artisti della Scuola di New York, tra cui figuravano Jackson Pollock, Mark Willem de Kooning, Franz Kline, i più famosi. La scuola chiamata degli “Irascibili” era quel gruppo di quindici artisti che vissero e lavorarono nella New York del secondo dopoguerra. Il gruppo di artisti si ritrovò a New York, carico di idee e belle speranze, dalla più profonda provincia americana. Come Pollock che giunse a Manhattan negli anni ‘30 dal Wyoming o Rothko appunto, arrivato dall’Oregon.

Mark Rothko nasce in Lettonia nel 1903. La sua famiglia, di origine ebrea, si trasferisce quando lui ha 10 anni negli Stati Uniti, in Oregon. La sua formazione scolastica è molto solida anche se decide ad un certo punto di lasciare la prestigiosa Università di Yale per trasferirsi a New York. Da quando arriva nella grande mela, il giovane Rothko inizia la sua attività artistica con i primi lavori e le prime esposizioni. Le sue fascinazioni sono per l’espressionismo e per il surrealismo.

Le famose tele per il lussuoso ristorante Four Season di New York: i “Seagram Murals”

Da quando nel 1924 arriva a New York e inizia la sua carriera artistica, non si ferma mai. Tuttavia Rothko rimane semisconosciuto fino al 1960, sostentandosi insegnando arte ai bambini. La svolta arriva nel 1958 quando gli vengono commissionate una serie di grandi tele per arredare il ristorante stellato e simbolo dell’alta società newyorkese, Four Seasons. La storia di questo lavoro è diventato un aneddoto famoso nell’arte. Una volta ultimati i murales, Rothko si rifiutò con veemenza di vedere le sue pitture come sfondo ad una sala da pranzo per ricchi borghesi. L’intento del pittore era quello di sabotare il lavoro. Rothko creò una serie di dipinti angosciosi. Tagliando i ponti con gli arancioni e i gialli vivaci delle sue opere precedenti. Nacque una cupa miscela di colori: rosso, marrone, viola scuro e nero. Rothko, disgustato dalla boriosa opulenza delle persone che frequentavano il ristorante, restituì l’anticipo e rinunciò all’incarico. Anzi fece di più. Decise di consegnare i dipinti che aveva già creato alla Tate Gallery di Londra, dov’è tuttora presente un’installazione permanente.

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Hoy tuve el privilegio de contemplar frente las pinturas de Rothko. The Rothko experience extends far beyond his paintings and into the room's seclusion, dim lighting, and into oneself. Rothko believed in art as an intertwined expression of his and of the consumer's imagination. The abstraction of his paintings provide a parameter to imagine but the total freedom to create. As I sat contemplating quietly in front of these geometric figures I imagined two rivers separated by a narrow strip of land. I imagined me walking alongside the edge, kneeling, and touching the rippling water. The more I sat the more my mind wandered. So things got a little intense. I had to pee. So I left. Rothko's creations are enigmatic. I am so privileged. ? #markrothko #seagramrothko #tatemodern #london #imaginando #contemplando

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La morale di questa storia rimane legata all’esperienza personale di Rothko. Con una forte coscienza sociale, sempre dalla parte degli esclusi, visto che era figlio di emigranti ebrei che fuggivano dalle persecuzioni, l’integrazione fu sempre una difficoltà per lui, anche nel ricco mondo dell’arte. Insomma il conflitto che l’artista avvertì tra l’arte come strumento di impegno e di ribellione e la sua inevitabile componente commerciale fu sempre molto forte.

Nel 1970 il giornalista John Fischer della rivista Harper’s Bazaar raccontò in Portrait Of The Artist As An Angry Man di quando Rothko gli aveva raccontato che stava lavorando a una serie di grandi tele per “un posto dove i più ricchi bastardi di New York vengono a mangiare e farsi vedere“. E rincarando la dose: “Spero di rovinare l’appetito di ogni stronzo che va a mangiarci, di farlo sentire intrappolato in una stanza dove tutte le porte e le finestre sono murate“. L’intento era quindi turbare i clienti con le sue opere. Nel ristorante c’erano anche altre opere di artisti famosi come il Blue Poles di Pollock o Il Tricorno di Pablo Picasso e non si capisce perché in un primo momento Rothko accettò l’incarico visto il suo livore nei confronti dell’alta borghesia newyorkese.

Il maestro elementare Mark Rothko

Conosciuto oggi come un grande sperimentatore dell’arte, non tutti sanno però che fu anche uno stimato maestro al Brooklyn Jewish Center. Qui seguiva gli alunni della scuola materna fino alle elementari, condividendo il suo sapere. I suoi insegnamenti sono inseriti in un saggio da lui pubblicato “New Training for Future Artists and Art Lovers” purtroppo non disponibile in italiano, che racconta in pillole i consigli del maestro di scuola Rothko ai più piccoli.

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Rothko in London. ? by @360gallery

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Tra questi ci sono consigli molto progressisti per quell’epoca come:

un bambino non deve far altro che essere e sentirsi libero.

oppure:

non sopprimere la creatività di un bambino con troppe nozioni accademiche.

Oppure un innovativo insegnamento pedagogico, ovvero introdurre gli studenti alla storia dell’arte con l’arte contemporanea, per poi fare il percorso all’indietro fino ai maestri dell’antichità. Se vuoi leggere anche altre pillole del maestro, puoi leggerle qui.

La fortuna di Rothko dopo la sua morte

E’ soltanto a metà Novecento che Rothko, comincia a realizzare le opere per le quali lo conosciamo principalmente, dove le geometrie e i colori impattano fortemente sullo spettatore. Fisicamente logorato a causa dell’alcol e del fumo, e dopo una vita segnata dalla depressione, il 25 febbraio 1970 si suicidò nel suo studio di New York.
Una curiosità legata al valore delle sue opere e all’élite culturale che tanto rinnegò in vita. Nel 2014 l’opera No. 6 (Violet, Green and Red) superò tutti i record venendo acquistata da un magnate russo per 186 milioni di dollari, la terza cifra più alta mai pagata per un dipinto finora.

Per approfondire: puoi leggere il libro scritto da Rothko Scritti sull’arte 1934-1969dove puoi trovare documenti di straordinario interesse: lettere ai suoi amici pittori, memorie di viaggi in Europa, quaderni di note sul surrealismo, su Picasso o Miró, confessioni sul mondo dei mercanti e dei critici d’arte. Se vuoi invece vedere dal vivo Rothko, oltre alla già citata Tate Modern, puoi recarti a Houston in Texas nella Rothko Chapel, la cappella aconfessionale celebre in tutto il mondo che Rothko dipinse e ideò nella sua struttura originale, un anno prima di suicidarsi. L’idea di questa cappella nasce da John e Dominique de Menil, coniugi e collezionisti d’arte che commissionano quest’opera come luogo di meditazione spirituale.

Il titolo dell’articolo si riferisce ad una definizione che davano i detrattori di Rothko alla sua arte, come forma di insulto.

Foto cover: Nataliej via Flickr