Henri Rousseau, il pittore che ci ha mostrato come si dipingono i sogni

Henri Rousseau, il pittore che ci ha mostrato come si dipingono i sogni

Capelli castano scuro molto grigi, viso regolare, pallido con qualche chiazza rossastra, occhi un po’ infossati, tiene la testa in avanti, aspetto di persona indigente. […] Persona di condotta irregolare e priva di mezzi di sussistenza leciti. Si dedica in parte alla pittura a olio, ma i suoi lavori si dimostrano senza valore. Le sue abitudini e la sua probità appaiono estremamente dubbie, ma non risulta che abbia frequentatori di sesso maschile. Riceve molto spesso varie donne, con le quali resta fino a notte.

Questo il profilo del sessantatreenne Henri Rousseau, nel rapporto di polizia redatto in seguito alla perquisizione del suo alloggio il 2 dicembre 1907: per alzare qualche soldo, il pittore “senza valore” aveva partecipato a una truffa ai danni della Banque de France, orchestrata da un impiegato. Riuscirà a evitare la colonia penale, e poco tempo dopo inizierà a ricevere le improvvise attenzioni degli artisti d’avanguardia. Si ritrova in casa i cubisti Braque e Picasso, Delaunay, Apollinaire, per i quali organizza strampalati ricevimenti.

View this post on Instagram

#henrirousseau #naiveart
#artonmind

A post shared by Aimee Chuter (@aimeechuter) on

Non era il primo illecito di Henri Rousseau detto “il Doganiere”, che a vent’anni, nel 1864, aveva passato un mese in cella per aver rubato qualche franco, con altri due scrivani, nello studio dell’avvocato per cui lavorava, ad Angers, un comune della Loira non distante da quello in cui era nato, Laval.

View this post on Instagram

? #HenriRousseau

A post shared by Socrates Mdn (@socratesmdn) on

Henri Rousseau il “Doganiere”: pittura tra realtà e sogno

Per evitare pene più severe, in seguito al furtarello Rousseau si arruolerà per sette anni. Poi, nel 1871 diverrà impiegato addetto al dazio—da cui l’improprio soprannome. Nel 1884, a quanto pare, inizierà a dipingere nel tempo libero che le settanta ore lavorative settimanali gli lasciano: ha quarant’anni ed è interamente autodidatta. Dieci anni dopo lascerà il lavoro, con una piccola pensione che gli permette di dedicarsi solo alla pittura. Benché Rousseau esponga al Salon des Indépendants, la pittura non gli rende nulla.

View this post on Instagram

Les jouers de football #henrirousseau

A post shared by Mercedes Gallego (@vampimer) on

Vivendo sempre poveramente, con una sola figlia rimastagli tra i tanti avuti dalle sue due mogli e morti tutti prematuramente, per arrotondare dà anche lezioncine private di violino e di solfeggio (suonava nella banda dell’esercito), oltre che di pittura: “Cours à domicile, prix modérés”, è scritto nel biglietto da visita. Durante le “lezioni” spesso si addormenta con la pipa in bocca. Poco tempo dopo aver preso contatto con l’avanguardia artistica parigina, morirà di cancrena alla gamba, registrato in ospedale come “alcolizzato”.

Henri Rousseau, “il Doganiere”, diceva:

Niente mi rende così felice come osservare la natura e dipingere quello che vedo.

Davanti a simili affermazioni i contemporanei dovevano chiedersi: ci è o ci fa? 

Henri Rousseau - Il pasto del leone, 1907. Via

Henri Rousseau – Il pasto del leone, 1907. Via

La foresta “inventata” da Rousseau

Infatti, artista “estremamente singolare” in bilico fra naïveté e posa, che “sarebbe vano voler etichettare in qualche modo”, come si legge in questo articolo sul sito del Musée d’Orsay, Rousseau di certo non ricavava i suoi dipinti dalla visione diretta.

Se nelle prime opere di Rousseau i dati sono realistici, ma le relazioni prospettiche sono sgangherate, tanto che il pittore veniva deriso dalla critica e dal pubblico, nelle opere “della maturità” i soggetti sono apertamente “onirici”, e, se l’attenzione alla prospettiva e alle proporzioni è maggiore, lo è in un senso particolare: scene bidimensionali, i colori irrealistici.

Henri Rousseau - Sorpresa!, 1891. Via

Henri Rousseau – Sorpresa!, 1891. Via

Prendiamo i suoi celebri paesaggi tropicali, come quello sopra. Rousseau sosteneva di averli visti in Messico negli anni ’60, membro dei battaglioni che avevano partecipato all’infelice spedizione di Massimiliano d’Asburgo. Non era vero: per assemblare le sue inverosimili foreste, Rousseau raccoglieva diversi tipi di foglie nei giardini, le portava in studio, le copiava, le mischiava. E le alterava e le popolava con le fantasticherie su un libro divulgativo famoso all’epoca, Le monde avant la création de l’homme di Camille Flammarion. Fantasticherie ulteriormente “lievitate” grazie alle visite allo zoo e al museo di storia  naturale.

Henri Rousseau - Giungla con antilope assalita da un leone. 1905. Via

Henri Rousseau – Giungla con antilope assalita da un leone. 1905. Via

Nel famoso capolavoro qui sopra, il leone strazia, il ghepardo aspetta il suo turno, vari uccelli succhiano fettucce di carne dell’antilope, che, come si vede bene dal vivo e in un ingrandimento, versa una lacrima mentre muore. A sinistra, nascosto fra la vegetazione, un essere indefinibile—posizione eretta, muso uccellino, corpo peloso da yeti—osserva la scena.

L’ambiguo candore di Henri Rousseau

La zingara addormentata che si trova oggi al MoMA, un quadro disperso e ritrovato nel 1935 nell’abitazione di un idraulico, è un’altra dimostrazione che le visioni dell’autodidatta Rousseau derivavano sia da una predisposizione al sogno che dall’esercizio ininterrotto di una maniera che il pittore rivendicava. Per quanto assurdo possa sembrarci, Rousseau considerava questo dipinto “un esempio di realismo”.

Henri Rousseau - La zingara addormentata, 1897. Via

Henri Rousseau – La zingara addormentata, 1897. Via

È ancora una volta, se lo è, un realismo tutto mediato. Qui Rousseau tenta di “rifare” la pittura accademica del tempo, imitandone le campiture a colori piatti. Con un soggetto preso, molto liberamente, dal dipinto Le due maestà del neoclassico Jean-Léon Gérôme, in cui un leone osserva il tramonto. Al netto della deformazione dello sguardo di Rousseau, la scena in cui un leone annusa una viandante addormentata mostra, come si legge in questo libro, una sintesi di luoghi comuni sui “gitani”. Il bastone e la brocca del nomade, l’abito variopinto, lo strumento musicale, l’incanto del leone ammansito di fronte a quella che forse è una “fattucchiera”.

Un “dilettante” amato dall’avanguardia

I primi a “scoprire” Henri Rousseau furono gli artisti di spicco dell’avanguardia parigina, sedotti dalla sublime “goffaggine” e dalla qualità onirica, emblematica, quasi metafisica (nel senso pittorico) dei dipinti del geniale “dilettante”. Scriveva Gombrich:

Rousseau non sapeva nulla di disegno esatto o degli espedienti degli impressionisti. Dipingeva, con colori semplici, puri e contorni nitidi, ogni singola foglia su di un albero e ogni stelo d’erba su un prato. Eppure nei suoi quadri, per goffi che possano apparire a un raffinato, c’è qualcosa di così vigoroso, semplice e poetico che si deve riconoscere in lui un maestro.

Non poteva non essere apprezzato nell’epoca del primitivismo, della “corsa all’ingenuità e all’antintellettualismo” che avrebbe favorito anche l’apprezzamento di Chagall. Ma rispetto alle scenette di villaggio del bielorusso, i dipinti di Rousseau hanno un’altra qualità preminente. Sono, ancora oggi, molto inquietanti.

Henri Rousseau - Fenicotteri, 1907. Via

Henri Rousseau – Fenicotteri, 1907. Via

Qui un bellissimo catalogo su Henri Rousseau.

Immagine: Copertina