Rudolf Nureyev, il ballerino impossibile da imitare

Rudolf Nureyev, il ballerino impossibile da imitare

Il più grande ballerino del XX secolo, il “Tartaro volante”: Rudolf Nureyev. Quello che Donatella Bertozzi ha definito un ballerino “impossible da replicare sia dal punto di vista del talento, del carattere che della curiosità intellettuale”.

Nureyev è stato il “più grande” perché ha rivoluzionato il ruolo del protagonista maschile in un balletto. Rinnovandolo dalla presenza alla consistenza coreografica. Ridando poi un’enorme popolarità al repertorio classico.

Chi è stato Rudolf Nureyev

Rudy è stato unico fin dai primi minuti di vita. Nasce il 17 marzo del 1938 su di un treno diretto a Vladivostok, sulla linea Transiberiana. La famiglia sta raggiungendo il padre, commissario politico dell’Armata Rossa, ma il viaggio è troppo lungo.

Si appassiona presto alla musica, in senso assoluto. Vuole studiare il piano, ma il padre, “per comodità” dice, propone la fisarmonica. Il lavoro del genitore permette alla famiglia di stare relativamente bene economicamente in un periodo difficile per l’Unione Sovietica.

Nureyev assiste a concerti, balletti. Schumann, Schubert, Tchaikovsky. Una sera al teatro di Ufa vede un balletto per la prima volta e se ne innamora.

Dove vive però non ci sono scuole da frequentare. Così deve aspettare i 17 anni, quando, messi da parte un po’ di soldi si dirige prima a Mosca (al Bolshoi) e poi a Leningrado (al Kirov), per fare i provini. Al primo lo prendono subito, estasiati. Al secondo, più prestigioso ancora, pure, anche se la sua età avanzata desta preoccupazione. Il direttore del Kirov gli dice al provino:

Giovanotto, potrai diventare un grande ballerino, oppure un grande fallimento… e probabilmente tu sarai un grande fallimento.

Al Kirov, il teatro di Anna Pavlova e Vaslav Nijinsky, cerca di assimilare tutti gli insegnamenti possibili. Viene seguito, per sua fortuna, dal grande coreografo Aleksander Puškin. Si diploma Maestro di Danza con  Baryshnikov.

Nureyev impara velocemente. Diventa in poco tempo ballerino solista, viene scritturato dalla compagnia del Kirov. Gira tutto il Paese in tour. Tre anni di grandi spettacoli ma anche di dimostrazione di insofferenza e di un estro indomabile. Il suo carattere è troppo ribelle per l’Unione Sovietica. Gli viene impedito di esibirsi all’estero, ma—proprio come in un film—il primo ballerino della compagnia che doveva partire per Parigi si infortuna e chiamano Rudolf. Il KGB gli sta alle costole, ma il suo debutto è straordinario.

L’asilo politico in Francia

Il 17 giugno 1961 i giornali parigini scrivono:

Un giovane ballerino russo, Rudolf Nureyev è fuggito dalla compagnia del Kirov e ha chiesto asilo politico in Francia.

È un momento cruciale per la carriera di Rudolf. Il suo nome comincia a rimbalzare sulle maggiori testate europee. Diventa “un’icona mediatica”. Alla mamma, che è rimasta in Russia, Rudolf scriverà sempre, ma potrà vederla soltanto una volta, nel 1987, grazie a un permesso speciale emesso da Mikhail Gorbachev.

A Parigi prima, e poi a Londra con Margot Fonteyn, Nureyev raggiunge il suo massimo livello come artista. Fino al 1977. La gente è pazza di lui. Con Margot, figura cruciale per il suo successo, rimarrà amico per molto tempo. Nureyev ha un repertorio eccezionale, come non si era quasi mai visto in Europa. Ha interpretato tantissimi ruoli, in ognuno dei quali ha impresso il marchio del suo stile. Solor in Bayadère, poi Il corsaro, Basilio nel Don Chisciotte, il principe della Bella addormentata, James nella Silfide e ovviamente Romeo

Dal 1983 al 1989 diventa direttore della compagnia di balletto dell’Opera di Parigi, la più antica d’Europa. Mettendo in scena importanti pezzi di repertorio ma allo stesso tempo inserendo molte novità e promuovendo giovani e talentuosi ballerini.

Proprio durante la seconda metà degli anni ottanta, inizia il declino fisico. Complice anche l’HIV. A quel punto insieme alla carriera di coreografo si dedicherà alla direzione d’orchestra. Per cui era altrettanto dotato. Alternandola a lunghi periodi di riposo.

Io vivo con questa idea di fare il direttore d’orchestra da tantissimi anni. Aspettavo solo un’occasione. È arrivata.

Rudolf si spegne il 20 novembre del 1992. Lo stesso anno, all’Opera di Parigi, viene messa in scena la sua amatissima Bayadère. Il quarto atto: Il regno delle ombre. Una coreografia straordinaria che porterà per sempre impresso il suo nome.

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