Nella Russia del '700 se avevi la barba dovevi pagare una tassa

Nella Russia del '700 se avevi la barba dovevi pagare una tassa

Il commediografo britannico Christopher Bullock lo aveva capito prima di tutti gli altri:

È impossibile essere sicuri di qualcosa se non della morte e delle tasse.

E aveva ragione, visto che le tasse hanno accompagnato l’uomo fin dagli albori della civiltà. A volte i governanti di turno si sono fatti prendere anche un po’ la mano. A riguardare indietro nella storia, infatti, si trovano decine di tasse assurde.

Giusto per fare qualche esempio: nella Polonia del ‘700 venivano tassati i camini, indispensabili per il freddo dell’inverno. Una tassa per ogni canna fumaria, con il risultato che qualcuno pensò bene di continuare a usarle ma chiuse, intossicandosi. Sempre più o meno in quegli anni, in Inghilterra si tassavano le finestre, in base alla loro grandezza. In Germania invece le porte. Ci sono state tasse sulle parrucche e pure sulle vedove, come nel caso spagnolo. Se una vedova si fosse risposata entro 12 mesi dalla morte del marito avrebbe dovuto pagare una tassa.

Tra le più “surreali” c’è quella adottata da Pietro il Grande, zar di Russia, che deciso a modernizzare il Paese, allineandolo ai modelli dell’Europa occidentale (lì la moda stava tramontando), nel 1698, mise una tassa sulla barba. Per mantenere integro, come ha scritto Enrico Silvestri su Il Giornale: “L’onore del mento”.

La tassa sulla barba

La barba a quei tempi, in Russia, era intesa principalmente come orpello religioso. Moda poi diffusa a macchia d’olio in tutta la popolazione, tanto che nella tradizione russa ogni uomo veniva giudicato dalla pulizia e dalla foltezza della propria barba. “Non c’era insulto peggiore”, continua Silvestri: “che sputare sulla barba”. Pietro, deciso a cambiare i costumi del suo popolo (ma soprattutto a rimpinguare le casse dello Stato: si racconta che la città di San Pietroburgo sia stata fondata proprio sulla barba dei russi), istituì questa tassa. E per mostrare che faceva sul serio, sul patibolo, dove di solito si “esibiva” il boia, tagliò le barbe a tutti i suoi nobili.

Ovviamente chi voleva portarla era libero di farlo, ma, un vero devoto era “impossibilitato” a tagliarla. Come ha raccontato Salvatore Santo Gallo su tribunafinanziaria, “la perfidia del tributo stava nel fatto che il precetto ortodosso proibiva il taglio della barba, considerandolo uno scherno dell’immagine di Dio”. Bisognava quindi adeguarsi e pagare.

La tassa variava da caso a caso. 600 rubli l’anno era l’obolo per i funzionari pubblici, i soldati e i cortigiani. 100 per i commercianti. 30 per i cocchieri e le altri classi umili residenti a Mosca. Mentre i contadini erano esenti dal pagamento, ma solo se restavano nelle campagne: ogni volta che arrivavano a Mosca pagavano un copeco.

Il gettone della barba

Ogni “proprietario di una barba” dopo aver pagato la tassa riceveva un gettone che ne certificava l’avvenuto pagamento annuo. Il gettone doveva essere conservato e portato sempre con sé, mostrandolo ogni volta che la polizia lo richiedeva. Se il “barbone” veniva beccato senza la polizia si trasformava in “barbieri” e radeva il soggetto sul posto. Pubblicamente.

Il gettone era fatto di rame o d’argento e aveva un’aquila russa su un lato. Sull’altra faccia era incisa una faccia con naso, bocca e ovviamente baffi e barba. C’erano impresse le scritte “l’imposta sulla barba è stata pagata” e “la barba è un peso superfluo”.

gettone barba tassa russia

Un gettone della barba, del 1705. via

Oggi questi gettoni sono ricercatissimi dai collezionisti di tutto il mondo. E sono assai rari da trovare.

La revoca di questa tassa (confermata da altri tre regnanti) avvenne soltanto nel 1772, abolita finalmente da Caterina II. Un’idea che trova ancora qualche curioso seguace, come Antony Kent, un barbiere della contea di Worcester in Inghilterra, che di recente ha proposto di tassare le barbe degli Hipster come forse avrebbe fatto anche Pietro I.

Immagine di copertina di Xenia Bogarova