I Saggi di Montaigne, che ci invitano ad accettare la vita con le sue contraddizioni

I Saggi di Montaigne, che ci invitano ad accettare la vita con le sue contraddizioni

Questo, lettore, è un libro sincero. Ti avverte fin dall’inizio che non mi sono proposto con esso alcun fine, se non domestico e privato. Non ho tenuto in alcuna considerazione né il tuo vantaggio né la mia gloria. […] Voglio che mi si veda qui nel mio modo d’essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artificio: perché è me stesso che dipingo. […] Sono io stesso la materia del mio libro.

Vale la pena, presentando un testo come i Saggi di Michel Eyquem de Montaigne, riportare quasi per intero la dedica “Al lettore” al principio del testo. Montaigne è stato un maestro del dubbio. Un demolitore delle facili certezze. Uno dei punti di riferimento della filosofia moderna occidentale.

I Saggi, come ha scritto la traduttrice e critica Fausta Garavini, “non sono un breviario di saggezza ben temperata, un prontuario di morale salutifera”. La “salute” di Montaigne non è una qualità innata, ma il risultato di un attento e instancabile processo di autocontrollo e lavoro su se stessi. Il suo pensiero filosofico sembra costantemente partire dalla domanda: “Che cosa conosco?”

Vista la straordinaria mole del lavoro di Montaigne, quest’opera, ancora oggi, spaventa. Eppure è proprio la vastità la chiave della sua bellezza. Lì si nasconde la magnifica intuizione del filosofo francese. Montaigne sperimenta come la nostra personalità “sia un aggregato provvisorio, incomprensibile e affascinante, di soggetti istantanei, un mosaico di io che variano secondo le contingenze”. Come fosse un testo di autoanalisi secoli prima della nascita della psicologia.

Io do alla mia anima ora un aspetto ora un altro, secondo da che parte la volgo. Se parlo di me in vario modo, è perché mi guardo in vario modo.

Chi era Michel de Montaigne

Nato nel Périgord, regione a sud della Francia, nel 1533 (morirà nel 1592). La sua era una famiglia nobilitata di mercanti di Bordeaux. Il bisnonno aveva acquistato un castello a Saint-Michel-de-Montaigne. Ottenne così il titolo di “Seigneur de Montaigne”. Passato poi anche ai nipoti.

Importante per l’educazione umanista del piccolo Michel fu il padre. Venne inviato, ancora in fasce, in un povero villaggio perché si abituasse “al modo di vivere più umile e comune”. Imparò il latino, il francese, il greco antico e la retorica al collège de Guyenne a Bordeaux.

Terminati i suoi studi giuridici diventò consigliere al tribunale di Bordeaux. Per tredici anni, entrando a far parte anche della corte di Carlo IX dal 1561 al 1563. Si dimise nel 1570 e decise di ritirarsi nel suo castello e riposare “nel seno delle dotte Vergini”. Qui studiò, lesse, meditò e approfondì gli amati classici. Virgilio, Cicerone, Seneca. In quel momento iniziò la sua grande impresa filosofico-letterario. La scrittura dei Saggi.

Descrivere l’uomo, e più particolarmente se stesso.

I Saggi di Montaigne

Prima di tutto un chiarimento lessicale. I Saggi non sono una “raccolta di trattati”. Come appartenessero a un genere letterario specifico. Vanno letti invece come il proprio giudizio che saggia le capacità di analisi e autoanalisi. Come ha scritto Gravina:

Essai in Montaigne significa un atteggiamento mentale, non un’entità letteraria che coinciderebbe con le partizione del libro, per le quali il solo termine appropriato, usato dall’autore è capitolo […] l’essai è operante in ogni capitolo, ma ogni capitolo non è un essai.

I Saggi sono allora delle “prove”, degli “esperimenti” del suo giudizio che si esercita sui più svariati argomenti. L’obiettivo è quello di conquistare la saggezza. Quella che ti permette di accettare serenamente anche la morte.

Tecnica ampiamente usata da Montaigne è quella dell’aneddoto. Dalle sue pagine escono fuori guerrieri, santi, imperatori, filosofi. Questo gli permette di “saggiarsi mettendosi nei panni altrui, cercare di vivere attraverso gli altri tutte le esperienze che non si possono vivere nel proprio quotidiano”. Arricchire così la propria conoscenza.

Il mondo, quale appare negli Essai, è un luogo di confronto e d’incontri, e la specificità del filosofo […] è di riflettere nella propria meditazione, come in uno specchio a faccette, quest’infinita diversità”—ha scritto André Tournon.

Uno dei pionieri del pensiero moderno

I Saggi di Montaigne sono sicuramente uno dei testi pionieri del pensiero moderno. Un libro che spinge all’accettazione della vita con tutte le sue contraddizioni. Dovute alla nostra natura umana. Una tranquillità di pensiero che trova la perfetta forma, con un stile allegro e limpido.

Come si è detto più volte, è Montaigne il soggetto di questo libro. È l’io. Soggetto mutevole di cui non si può descrivere l’essere, ma solo il passaggio “di giorno in giorno, di minuto in minuti”. Vista l’instabilità della condizione umana.

Qui miro soltanto a scoprire me stesso, e sarò forse diverso domani, se una nuova esperienza mi avrà mutato.

I Saggi sono di diversa lunghezza. Qualcuno è assai breve. Qualcun altro più lungo. I temi trattati sono tantissimi. Contemporanei a Montaigne. Tra i quali l’uso della tortura. Le guerre di religione. Le barbarie dei conquistatori nel Nuovo Mondo. Ce ne sono però anche di straordinariamente attuali, sul suicidio ad esempio (tema ripreso anche da Camus secoli dopo).

Accanto all’universale, però, trova sempre spazio la confessione personale. Mai banale e consolatoria. Come la considerazione a proposito del matrimonio. Ricordi il dilemma di Kierkegaard? Utile all’educazione dei figli sì, ma senza leggerci “romanticherie”:

Il matrimonio è come una gabbia; si vedono gli uccelli chiusi fuori che tentano furiosamente di entrare, e quelli chiusi dentro che tentano furiosamente di uscirne.

Per approfondire: indispensabile l’edizione Bompiani dei Saggi curata da Fausta Garavini e André Tournon, che include il testo a fronte in francese e una nuova traduzione. Consigliamo anche il più agile “Montaigne” di Stefan Zweig, come introduzione al pensiero del filosofo.

Immagine di copertina | Dosso Dossi, Sapiente con compasso e globo, XVI sec.