Onna-bugeisha: le impavide donne samurai che

Onna-bugeisha: le impavide donne samurai che "valevano mille soldati"

Il rintocco delle campane del santuario di Gion echeggia l’impermanenza di tutte le cose. Il colore dei fiori di sāla afferma: chi fiorisce, dovrà cadere. Gli arroganti, passato il momento, saranno come un sogno di una notte di primavera. Anche i prodi infine saranno distrutti, ridotti come polvere al vento.

È il meraviglioso inizio dell’Heike monogatari, racconto epico medievale giapponese incentrato sullo scontro tra due clan rivali del XII secolo, Taira e Minamoto, nella guerra del Genpei. Tra i prodi più in risalto, nel romanzo, c’è una donna guerriera. È Tomoe Gozen, una delle più importanti guerriere samurai. Nonché l’unica donna guerriera doviziosamente descritta e ricordata nella letteratura epica giapponese. In cui la norma pretendeva, naturalmente, che l’eroe fosse un uomo.

Tomoe Gozen, “lunghi capelli neri, bella carnagione, un viso amabile”, era anche una donna—moglie dello shogun Kiso Yoshinaka—che “cavalcava senza paura: il più selvaggio corsiero o il più ruvido fra i terreni non avrebbero potuto sgomentarla”. Per la maestria con cui maneggiava la katana e l’arco, si dice nel testo, era una donna che “valeva mille soldati”. Una generalessa. Tomoe è un personaggio romanzesco, ormai leggendario, con tratti riconducibili all’archetipo della nobile donna guerriera: i contorni della sua figura storica sono incerti.

Ritratto di onna-bugeisha seduta. Via

Ritratto di onna-bugeisha seduta. Via

Tuttavia, insieme ad altri che vedremo, il profilo di Tomoe indica che, lungo tutta la storia del Giappone, molte donne di ordine sociale superiore che, per educazione ricevuta, sapessero destreggiarsi con il naginata e i pugnali, partecipavano alle battaglie accanto agli uomini. Sono note come Onna-bugeisha, letteralmente artista marziale (donna).

Onna-bugeisha: le donne samurai giapponesi

Per farsi un’idea di queste figure di donne in armatura tra storia e mito, sono molto utili: questo sito di storia delle arti marziali. Il libro Storia segreta dei samurai. E soprattutto il libretto Samurai Women dello storico Stephen Turnbull. Che afferma:

Quella delle donne guerriere è la più importante narrazione segreta della storia dei samurai.

Narrazione di cui forse può essere riconosciuto l’avvio nella figura di Jingū, imperatrice del III secolo d.C.—la prima donna che sarebbe apparsa su una banconota giapponese (1881)—condottiera di un esercito all’invasione di una terra promessa (si suppone la Corea), quando, per di più, era incinta. Le fonti che riguardano questa imperatrice sono comunque frammentarie, discordi e soggette a manipolazioni interpretative.

Jungu accede alla terra promessa. Via

Jungu accede alla terra promessa. Via

Lo sono meno quelle che riguardano invece le “manager” Jito, vassalle negli shogunati Kamakura (che ebbe la prima donna a capo di uno shogunato, Hōjō Masako) e Muromachi, e le combattenti come Tomoe Gozen. Che nel 1184, durante la battaglia di Awazu, decapitò il leader del clan rivale portando la testa come trofeo a Yoshinaka.

Nel medioevo le onna-bugeisha difendevano la casa. E, se erano divenute samurai a pieno titolo, armate e acconciate “come uomini” potevano entrare a servizio del signore feudaleReperti archeologici, talvolta in accordo con le informazioni dei testi, che citano i nomi di varie donne guerriere, mostrano, secondo Turnbull, che anche in quello che per noi è il principio dell’Età Moderna, le donne combattevano.

Tomoe Gozen nella Battaglia di Awazu. Via

Tomoe Gozen nella Battaglia di Awazu. Via

Il Periodo Edo segna un ripiegamento dell’onna-bugeisha che deve adeguarsi a un nuovo sistema di valori: una donna di ordine sociale superiore era ancora addestrata nelle arti marziali, ma l’addestramento fu perlopiù degradato a simbolo di virtù domestica associata al lignaggio guerriero dei samurai.

L’esercito femminile di Nakano Takeko

Proprio nel periodo Edo (alla sua fine) visse, appena 21 anni, quella che è forse la più nota onna-bugeisha, Nakano Takeko (1847-1868). Figlia di un samurai, perfettamente addestrata nelle arti marziali che prese a insegnare dopo essere stata adottata dal suo maestro, nel 1868 partecipò alla guerra civile nella regione di Aizu, dove si contrapponevano le fazioni dello shogunato Tokugawa e dell’imperatore Meiji.

Attrice nelle vesti di Nakano Takeko. Via

Attrice nelle vesti di Nakano Takeko. Via

Combattendo per lo shogunato, Nakano Takeko partecipò alla Battaglia di Aizu nelle file di quello che a posteriori sarebbe stato definito Jōshitai, “esercito femminile” (vi tenevano parte anche madre e sorella), di cui fu posta a capo un giorno prima di morire.

La morte avvenne durante un assalto all’arma bianca del suo feroce Jōshitai a una truppa imperiale, che prima di sconfiggere a colpi di fucile il drappello di donne subì, sotto i colpi dei loro naginata, parecchie perdite. Ferita a morte, Nakano chiese alla sorella di decapitarla, per evitare che lo facesse il nemico. Perché le fosse data una degna sepoltura anziché finire esposta come trofeo.

Ogni anno, in un festival autunnale a Aizu, si svolge una rievocazione del cosiddetto esercito femminile. E in particolare della figura di Nakano Takeko. La donna che, osservando il nemico alle porte, scrisse in una breve poesia:

Non oserei mai considerarmi
membro della cerchia dei più grandi e famosi guerrieri
anche se condivido con tutti loro
lo stesso coraggio.

Qui il libro Samurai Women dello storico Stephen Turnbull. L’Heike monogatari, in cui compare Tomoe Gozen, non esiste in italiano. Abbiamo tradotto l’incipit da questa edizione inglese.

Immagini: Copertina