Santa Cecilia di Stefano Maderno: il capolavoro che anticipa il Barocco

Santa Cecilia di Stefano Maderno: il capolavoro che anticipa il Barocco

Visitando Roma a piedi, può capitare di attraversare, in uno stesso rione, zone distinte in cui si respira un’atmosfera completamente diversa. Lo scopri a Trastevere, se, lasciandoti alle spalle l’area di Piazza Trilussa e di Santa Maria in Trastevere—turistica e attrezzata per la vita notturna—ti dirigi verso la più silenziosa zona intorno al vecchio porto fluviale della città, Ripa Grande. Qui puoi ammirare una delle opere d’arte più emozionanti fra manierismo e barocco, la statua di Santa Cecilia realizzata da Stefano Maderno.

Si trova in una bellissima chiesa intitolata alla “santa dei musicisti” (a cui perfino Simon&Garfunkel hanno dedicato una canzone). Che è tale per l’equivocazione di un passo del testo della messa in suo onore. Poiché gli strumenti di tortura arroventati (candentibus organis) fra cui la santa avrebbe cantato lodi a Dio dentro di sé (in corde suo), divennero nel corso del tempo “strumenti musicali” in azione (cantantibus organis). Santa Cecilia infatti, che mille artisti hanno rappresentato intenta a suonare strumenti diversi—Artemisia, tra gli altri, la dipinge mentre tocca il liuto—fu una martire cristiana del III secolo.

Carlo Saraceni - Santa Cecilia e l'angelo, 1610. Via

Carlo Saraceni – Santa Cecilia e l’angelo, 1610. Via

Come martire la ritrae nel marmo Stefano Maderno nel 1600. Con virtuosismo spettacolare. Ma andiamo con ordine.

La passione di Cecilia

Dall’antico racconto di Passione ripreso nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine inizia a formarsi l’agiografia, non priva di elementi pulp. Cecilia era una giovane nobile romana. Abitava dove fu eretta la chiesa. Divenuta cristiana, fece voto di castità. E convertì l’altrettanto nobile marito e il fratello di lui. Che insieme a lei saranno perseguitati, torturati e uccisi. Sostenuta dal divino, Cecilia sopravvive per tre giorni al suo martirio: soffocare tra i vapori bollenti del suo calidarium. Dev’essere perciò decapitata, ma sopravvive anche ai tre colpi in cui, per contratto, consiste la prestazione del boia. In extremis, riesce perfino, assistita, a convertire qualcuno al cristianesimo.

Aveva lasciato le proprietà alla chiesa, perciò la sua dimora divenne una chiesa primitiva, un titulus. Chiunque fosse, la martire venerata era certamente un personaggio di rilievo nel suo ambiente: fu sepolta con onore nelle Catacombe di San Callisto. Qui inizia un’altra leggenda, che circonda il cadavere di Cecilia.

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, interno. Via

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, interno. Al di sotto del presbiterio rialzato, prima dell’altare, si trova la nicchia con la statua. Via

Secoli più tardi, in epoca di Rinascenza Carolingia, papa Pasquale I (817-824) decide di fondare una chiesa più grande sulla vecchia. Il cui segno più spettacolare ancora visibile è la coloratissima decorazione a mosaico del catino absidale. La santa, indicandogli dove recuperare le sue spoglie, sarebbe apparsa in sogno al papa, che trasla i suoi resti, miracolosamente intatti, nella chiesa. Assecondando così la devozione popolare, che ha sempre bisogno del contatto con le reliquie. Una lunga serie di modifiche e decorazioni, fino all’800, stravolgerà l’impianto originale della chiesa. Agli interventi del 1599 si deve la nostra bellissima statua.

Stefano Maderno, Santa Cecilia. Via

Stefano Maderno – Santa Cecilia, 1600. Via

Santa Cecilia di Stefano Maderno

Nel 1599 un cardinale lombardo, Emilio Sfondrati, ordinando i lavori di restauro della basilica fa scavare sotto l’altare per recuperare ancora una volta la salma di Cecilia. Riemerge un sarcofago col suo corpo. Di nuovo, dopo altri 800 anni, il corpo è in perfetto stato di conservazione. Guarda caso, si è alla vigilia del Giubileo del 1600. Per celebrare il sensazionale “ritrovamento”, Sfondrati commissiona allo scultore ticinese Stefano Maderno (da non confondere con Carlo, architetto di San Pietro) una statua di Cecilia fedele come un calco.

Stefano Maderno - Santa Cecilia, part.. Via

Stefano Maderno – Santa Cecilia, part. Via

Allo scultore, che ha 23 anni, l’impresa riesce. La statua è la sua unica grande opera, in sintonia con le esigenze del committente. Restituisce infatti in modo molto vivido la “piccolezza” della giovane Cecilia, e i segni del martirio. Il corpo morbidamente velato è posto su un fianco. La testa riversa, deformata dai colpi del boia, è appena visibile. E avvolta in un drappo che lascia scoperto solo il lobo di un orecchioLe mani indicano i numeri uno e tre: allusioni alla Trinità, ma anche ai giorni di martirio, e ai colpi della scure.

Stefano Maderno - Santa Cecilia, particolare delle mani. Via

Stefano Maderno – Santa Cecilia, particolare delle mani. Via

In bianco marmo greco, Cecilia è inserita in una nicchia il cui sfondo è una lastra di marmo nerissimo. Si produce l’effetto di chiaroscuro che richiama il “realismo” di Caravaggio. Il quale, negli stessi, anni realizza i grandi dipinti che puoi vedere gratuitamente a S. Luigi dei Francesi.

il retro della statua, svelato dai recenti restauri. Via

il retro della statua, svelato dai recenti restauri. Via

Le altre opere imperdibili di Santa Cecilia in Trastevere

Nel ‘200 la basilica di Santa Cecilia in Trastevere ricevette ornamenti splendidi. Il ciborio di Arnolfo di Cambio è ancora lì, sopra l’altare maggiore. Mentre gli affreschi di Pietro Cavallini e aiuti, lungo tutte le pareti e sulla controfacciata, sono in gran parte e irrimediabilmente perduti. Un ritrovamento sensazionale del secolo scorso ti permette oggi di ammirarne una parte.

L’area superiore della controfacciata, non demolita negli interventi successivi, ma soltanto scialbata, e oggi sede del coro delle suore di clausura, reca una parte importante, e bellissima, dell’enorme Giudizio Universale. Testimonianza importante della pittura romana medievale. E dello stato dell’arte poco prima dell’avvento di Giotto.

Pietro Cavallini e aiuti - Giudizio finale, 1292. Coro delle monache, Basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Via

Pietro Cavallini e aiuti – Giudizio finale, 1292. Coro delle monache, Basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Via

La basilica è aperta tutti i giorni. Per vedere da vicino l’affresco di Pietro Cavallini è richiesto un contributo di € 2,50. Per una visita guidata puoi controllare il calendario dell’associazione Roma Sparita.

Immagini: Copertina|