Chi era Sarah Bernhardt, una delle più grandi attrici teatrali di sempre

Chi era Sarah Bernhardt, una delle più grandi attrici teatrali di sempre

Nulla e nessuno avrebbe mai potuto fermare Sarah Bernhardt. Né la gloria della Duse, né l’amputazione di una gamba.

Queste parole altisonanti, pronunciate dal critico teatrale Taricco, sembrano iperboliche. In realtà, nel caso di Sarah, sono la verità. La prima, più grande attrice del XIX secolo, soprannominata la “divina”. Come la sua collega Eleonora Duse. Stacanovista, capace di recitare sul palco anche con una gamba amputata (si rovinò il ginocchio recitando una caduta sulla scena).

Leggenda vivente, raccontata così da Gianluca Favetto: “Rappresentava un sogno irraggiungibile ma presente”.

La sua vita è stata una continua recita, sopra e sotto il palco. Era in grado di sedurre con “le sue bizzarrie e i suoi comportamenti capricciosi”. Si accompagnava spesso ad animali esotici. Pare che un alligatore, di sua proprietà, fosse morto per aver bevuto troppo champagne. Insomma, era quella che oggi chiameremmo “una diva”.

Jean Cocteau, per spiegare “l’effetto Bernhardt”, coniò un neologismo che ebbe molta fortuna: “mostro sacro”. “Era un personaggio che interpretava un’attrice che interpretava personaggi” come ha detto Favetto. Interpretandone, sul palco, più di 120. Durante quelle lunghe e clamorose tournée in tutti i continenti.

Gli inizi difficili e il successo internazionale

La sua è stata un’infanzia difficile, nella quale Sarah dovette presto trovare una propria stabilità emotiva. Si ripeteva spesso il suo mantra: “nonostante tutto”. Questo le permetteva di andare avanti a testa alta.

Le sue notizie biografie sono incerte. Nasce a Parigi nel 1844, ma oltre a non essere sicuri dell’anno, non lo siamo neanche sul nome. I registri dell’anagrafe di Parigi andarono a fuoco qualche anno dopo. Ci si basa quindi sulla sua autobiografia. “La mia doppia vita”. Il problema è che il racconto è ancora più inaffidabile, visto che le piaceva inventare e romanzare.

Il suo debutto è stato a neanche 18 anni, ma non fu un successo. Così parlò di lei un critico teatrale francese allora in voga. “Che la signorina Bernhardt sia scarsa non è un problema. È una debuttante ed è del tutto naturale che tra i debuttanti che ci vengono presentati ce ne sia qualcuno che non riuscirà…”

Negli anni sessanta comincia a farsi notare, per il suo modo originale di recitare, molto fisico e dinamico. Esibiva il suo corpo, spudoratamente, e sapeva stare al centro dell’attenzione. Il pubblico ne era soggiogato, e anche se non mancavano le critiche, restava sempre il fascino. Si può ascoltare anche la sua voce, molto apprezzata allora per la chiarezza. Hugo, suo amante, l’aveva soprannominata “La voce d’oro”. Fu legata sentimentalmente, tra gli altri, anche a Gustave Doré. Tra le amanti anche molte donne. 

È nei settanta, con le interpretazioni delle grandi opere, che esplode il “fenomeno Bernhardt”.

Tra le sue parti più note, da segnalare, Ifigenia, Armande in Les Femmes Savantes di Molière, e poi Sand, Scribe, Shakespeare. Tra i personaggi che recitava ce ne sono anche di maschili. Come Amleto

Il successo nel cinema

Sarah recitò anche nel cinema, in un momento ancora sperimentale di quest’arte che avrà fortuna nel Novecento. Il suo primo film è del 1900: Il duello di Amleto. Fu uno dei primi tentativi di film sonoro. L’opera cercava di mettere in sincrono le parole che uscivano da un grammofono e le immagini sullo schermo. Girerà in tutto una decina di film. 

Ebbe come unico figlio, da un nobile, Maurice Bernhardt, che sarà uno scrittore e drammaturgo. Nato quando la madre aveva appena vent’anni. 

Personalità forte, libera, stravagante, moderna appoggiò Zola nell’affare Dreyfus. Venne addirittura presa come ispirazione per il personaggio dell’attrice La Berma, dall’immenso Marcel Proust. Ebbe contatti anche con Gabriele D’Annunzio, prima di Eleonora Duse. Oggi ne resta un prezioso carteggio.

Poco prima di morire, nel suo appartamento parigino, accanto a lei sedeva il figlio. Fuori c’era una folla di gente (al suo funerale parteciperà mezzo milione di persone) in attesa di alcune notizie sulla loro amata Sarah. Anche in quella circostanza non perse il suo smalto e la sua intelligenza tagliente. Le sue ultime parole famose furono rivolte a Maurice:

Lasciamolo aspettare, il pubblico mi ha torturato per tutta la vita, adesso lo torturo io.

Per approfondire

Due sono i testi che puoi consultare per approfondire la figura dell’attrice parigina. Il primo è la sua autobiografia “La mia doppia vita” edita da Castelvecchi e il secondo è il carteggio inedito con D’Annunzio a cura di Franca Minnucci.

Immagine di copertina