Saul Bellow, il più grande scrittore sparito dalle nostre librerie

Saul Bellow, il più grande scrittore sparito dalle nostre librerie

Ho passato la maggior parte della mia vita a scrivere. È un’attività solitaria. Si sta seduti nella propria stanza, e si scrive. E dalla solitudine si entra in contatto con tutti.

Tra i grandi scrittori americani (anche se era nato in Canada, ma naturalizzato statunitense)—per qualcuno “il più grande” del Novecento—c’è Saul Bellow. Premio Nobel e Pulitzer nel 1976. Non sono tanti però i lettori italiani a leggerlo ancora oggi, quasi fosse, in un certo senso, “passato di moda”.

Alessandro Piperno in un bell’articolo intitolato “Ma Saul Bellow è noioso?” pubblicato su L’Espresso si chiedeva come mai fosse così poco presente nelle nostre librerie.

Bellow appartiene a quella categoria di grandi scrittori a cui la morte non ha giovato un granché (a Salinger, a lui sì che ha giovato: la gente non si stanca di leggerlo). Povero Saul, non hanno fatto in tempo a seppellirlo che già se l’erano dimenticato.

È principalmente uno il motivo per cui Bellow, a differenza di Salinger o di Roth (due illustri colleghi americani) sia letto così poco. Bellow è uno scrittore difficile.

Chi è Saul Bellow

Nato a Lachine, vicino Montréal, il 10 giugno 1915 e morto il 6 aprile del 2005. Entro questa parentesi di tempo, abbastanza lunga, è vissuto Saul Bellow. La sua vita non registra eventi biografici “sopra le righe”. I genitori, emigrati russi si chiamavano Belo. Il cognome verrà poi trascritto male.

La sua vita è stata spesa, come si è letto nella prima citazione, a scrivere, scrivere, scrivere. Il trasferimento, nel ’24, a Chicago per Bellow segna un momento importantissimo. Qui si forma come scrittore. Molti suoi romanzi, sempre ricchi di riferimenti biografici, sono riconducibili, più o meno velatamente, alla città dell’Illinois.

La vita a Chicago era notevolmente esotica e io stesso mi sentivo una sorta di selvaggio che viveva tra selvaggi, a contatto con culture contadine. In quegli anni di immigrazione, l’Europa mandò negli Stati Uniti la propria cultura contadina. Ero cresciuto in mezzo a polacchi, ebrei, italiani, messicani, irlandesi

Prima della collaborazione con la “Partisan Review” negli anni ’40, che segnerà l’inizio della sua carriera letteraria vera e propria (il suo primo romanzo, L’uomo in bilico, è del ’44) si era già sposato (lo farà altre quattro volte), aveva avuto il primo figlio e lavorava nel mondo universitario. Viaggerà in giro per il mondo per tutta la vita.

Sono americano, nato a Chicago — Chicago, quella cupa città — e affronto le cose come ho imparato a fare, liberamente, e narrerò questa storia a modo mio: chi bussa per primo sarà il primo a entrare; ora un colpo innocente, ora un po’ meno. Ma il carattere di un uomo è il suo destino, dice Eraclito, e alla fin fine non è possibile mascherare la natura dei colpi né foderando la porta di materiale isolante né rivestendo di guanti le nocche.

Tra le opere principali di Bellow si contano romanzi (Le avventure di Augie March, Herzog, Il re della pioggia, Il dono di Humboldt, Ravelstein, tra i più importanti), racconti (in Italia, Quello col piede in bocca e altri racconti e Addio alla casa gialla). Oltre che alcuni saggi, raccolti nel bel libro edito da Sur “Troppe cose a cui pensare. Saggi 1951-2000”.

Saul Bellow o si ama o si odia

Nei romanzi di Bellow le riflessioni sono in continuo movimento, protagoniste assolute. A loro è dedicato tantissimo spazio e questo rende per qualcuno la prosa di Bellow incantevole, per qualcun altro di una noia mortale.

Bellow è uno scrittore che ama le digressioni. Gli intrecci dei suoi romanzi sono un pretesto per divagare. I romanzi e i racconti sono assolutamente privi di suspense, complessi e lunghi. Come ha osservato Piperno “Bellow una volta confessò di sentirsi uno scrittore del ‘700 nato con qualche secolo di ritardo”.

Il suo libro più venduto, anni fa, è stato “Herzog”. Un libro che oggi non venderebbe così tanto. Un romanzo dove si mette in scena la divagazione senza freni del suo protagonista.

Quando andai all’Università e studiai letteratura trovai che la cosa non faceva che istupidirmi. Non riuscivo a sopportare il modo in cui la letteratura veniva insegnata. Ritenni fosse molto più saggio fare da solo le mie letture. E portare avanti da solo i miei studi.

I personaggi di Bellow sono tutti così cerebrali perché rispecchiano l’animo spaesato del loro autore che, come si legge nell’introduzione de Il re della pioggia:

sente la necessità di interrogarsi sul significato del suo essere al mondo. L’opera di Bellow riflette in effetti il disorientamento che investe gli individui nella moderna società di massa, tecnologicamente avanzata.

Il senso di sbandamento dei personaggi, degli antieroi, è stato precedentemente vissuto da Saul nella vita vera. Bellow è uno scrittore convinto che la letteratura non possa trarre origine se non dalla vita vissuta. E così l’autore entra nel carattere dei suoi personaggi come una lama sottile. Vincerà il Nobel con la seguente motivazione:

Per la comprensione umana e la sottile analisi della cultura contemporanea che sono combinate nel suo lavoro.

Saul Bellow: da dove cominciare?

Non mi piace essere preso per il collo e lanciato in un mare di astratte e vuote definizioni. A cosa servono tutte queste etichette? Non hanno alcun contenuto umano.

Purtroppo, come abbiamo visto, non si ha a disposizione una bibliografia esauriente in italiano di Bellow. Molte opere sono fuori catalogo e si trovano soltanto usate. Uno dei libri più diffusi e più agevoli è però “Il re della pioggia“, del 1959, ristampato di recente. Una “fantascienza primitiva”, come l’ha definito la scrittrice e traduttrice Elena Loewenthal. La storia narra di Eugene Henderson, un miliardario inquieto, che decide di partire per l’Africa perdendosi in un viaggio fantastico.

Se si supera con successo questa “prima prova”, si potrà tentare con “Herzog“. Il capolavoro di Bellow, in cui il protagonista “trascorre le giornate immerso nei ricordi e nella riflessione.” La cui “struttura narrativa trae forza dall’attività rimemorativa del protagonista la cui vita è ripercorsa in efficaci flashback”.

A quel punto ci si sarà fatti un’idea sul proprio rapporto con Bellow. O lo si troverà straordinario o noioso. Il primo risultato, più raro, permette di raccogliere frutti preziosi. A quel punto la caccia dei suoi libri fuori catalogo renderà ancora più intimo il nostro rapporto con Saul. Qualcosa che non capita spesso nella letteratura di oggi.

Immagine di copertina