La scomparsa di Ettore Majorana: un mistero ancora irrisolto

La scomparsa di Ettore Majorana: un mistero ancora irrisolto

La scomparsa dello scienziato Ettore Majorana—ancora al centro di ricostruzioni più o meno fantasiose—è oggi più nota della sua illustre carriera da scienziato. Un mistero inesauribile che ha generato anche grotteschi paragoni. Qualcuno l’ha chiamato il “Kafka della fisica“, qualcun altro il “Rimbaud“.

Per raccontare la sua fine bisogna però partire dall’inizio del Novecento, quando tutto è cominciato.

Chi è stato Ettore Majorana

Nato a Catania nel 1906, da una famiglia borghese siciliana—il nonno era stato senatore del Regno d’Italia e ministro del governo Depretis, mentre il padre è un ingegnere—Ettore mostra, fin dai cinque anni, una straordinaria predilezione per la matematica. Senza usare fogli o lavagne, è in grado di svolgere a mente complessi calcoli a più cifre. Questi aneddoti da enfant prodige saranno citati spesso dai suoi compagni di scuola dai Gesuiti a Roma.

Nel ’23 si iscrive al biennio di ingegneria. Con il fratello Luciano, frequenta le aule universitarie in compagnia di Emilio Segrè, Gastone Piqué, Enrico Volterra. Conosce anche Guido Castelnuovo, Enrico Persico. Matura presto una certa insoddisfazione per l’insegnamento dell’ingegneria e così, convinto dall’amico Segrè, passa a Fisica, dove insegna Enrico Fermi. La direzione di Fermi dà un nuovo slancio allo studio della materia, affrontando le nuove teorie di Einstein e la meccanica quantistica.

Majorana riassume così quegli anni:

Nel 1929 mi sono laureato in fisica teorica sotto la direzione di S.E. Enrico Fermi svolgendo la tesi: ‘La teoria quantistica dei nuclei radioattivi’ e ottenendo i pieni voti e la lode. Negli anni successivi ho frequentato liberamente l’istituto di Fisica di Roma seguendo il movimento scientifico e attendendo a ricerche teoriche di varia indole. Ininterrottamente mi sono giovato della guida sapiente e animatrice di S.E. il prof. Enrico Fermi.

Per un riassunto delle scoperte di Majorana—con un linguaggio “da addetti ai lavori”—rimandiamo alla lezione del professor Giulio Peruzzi.

Il viaggio nella Germania nazista

Nel 1933, per continuare le sue ricerche va a Lipsia, dove incontra il fisico Heisenberg. In Germania a colpirlo è anche la grande macchina nazista che si sta mettendo in moto. Così scrive alla madre:

Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione [nazista] senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie centrali e periferiche, in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale. […] Campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza la maggioranza ariana.

Proprio da queste lettere qualcuno, dopo la sua scomparsa, ha ipotizzato una fuga in Germania, assoldato da Hitler. Ma sono illazioni senza fondamento, visto che lo stesso Majorana, in un’altra lettera, parla di “stupida teoria della razza”. Dopo Lipsia va a Copenaghen, dove conosce Bohr.

Quando torna a Roma inizia per Majorana un periodo difficile. Muore suo padre. Laura Fermi lo trova “eccessivamente timido […] chiuso in sé”. In una lettera scrive: “La fisica è su un strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata”.

La misteriosa scomparsa di Ettore Majorana

Non pubblica nulla per un po’. Si interessa alla filosofia, a Schopenhauer. Soffre di gastrite, forse ha un inizio di esaurimento nervoso. Nel novembre del ’37, dopo aver rifiutato la cattedra a Cambridge, vince quella di Napoli. Anche se lui avrebbe preferito Roma. Stringe amicizia con Antonio Carrelli. Le sue lezioni sono diverse da quelle dei colleghi del tempo. Più vicine a quelle delle nostre facoltà di oggi. Gli studenti forse non riescono a comprenderlo bene. Qualche collega gli consiglia un periodo di vacanza. Il 25 marzo 1938, parte da Napoli in direzione Palermo. Majorana ritira tutti i soldi in banca e il passaporto.

Prima di partire scrive a Carrelli:

Caro, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi.

Ai familiari invece un più diretto: “Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero”.

Il giorno dopo, il 26  marzo, Carrelli riceve un telegramma sempre da Majorana in cui gli si dice di dimenticare la lettera precedente: “non allarmarti”. Lo stesso giorno, da Palermo, Ettore avverte il collega che ha intenzione di “rinunciare all’insegnamento”. Il giorno dopo però Majorana scompare nel nulla.

Le varie ipotesi che sono state avanzate sulla scomparsa di Majorana

Alle indagini si interessa addirittura Mussolini, supplicato dalla madre di Ettore e da una lettera di Fermi. Viene stabilita anche una ricompensa per chi ha notizie. Negli anni, fino ad oggi, sono state avanzate alcune ipotesi, nessuna confermata.

Per primo si è parlato di suicidio. Tesi sostenuta dal cambio repentino di tono nelle lettere, forse in preda a uno squilibrio psichico. Anche se questa versione contraddice il prelievo in banca.

L’altra ipotesi, come abbiamo detto sopra, è la fuga in Germania al soldo di Hitler. Ipotesi ormai scartata del tutto e marchiata come bufala.

Secondo quanto riportato nel saggio di Sciascia, La scomparsa di Ettore Majorana, si avanza l’ipotesi monastica. Turbato dai possibili esiti della fisica moderna e delle responsabilità etiche, con un colpo di teatro come il suo amato Pirandello, si sarebbe rinchiuso in un monastero in Calabria.

C’è poi l’ipotesi di un trasferimento in Venezuela, sulle cui tracce si è mossa anche la redazione di Chi l’ha visto? in anni recenti. E infine quella “siciliana”, che vuole lo scienziato nomade, negli settanta, per l’isola.

Ma forse dobbiamo semplicemente metterci l’anima in pace e seguire il monito di Edoardo Amaldi che nel suo Ricordo ha scritto:

La scomparsa di Ettore Majorana è una grave perdita per tutti quelli che l’hanno conosciuto, ma anche per l’umanità. La sua eredità è tuttora viva. Sulla sua scomparsa accettiamo il silenzio rispettoso e riservato, quello al quale Ettore Majorana aspirava col suo gesto.

Per approfondire

Bella è la lettura del saggio di Sciascia, La scomparsa di Ettore Majorana; utile per un quadro generale del personaggio, anche il film per la TV, diretto da Gianni Amelio, I ragazzi di via Panisperna, che puoi vedere su Raiplay.

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