I grandi scrittori della Resistenza che andrebbero riletti oggi

I grandi scrittori della Resistenza che andrebbero riletti oggi

La Resistenza è stata senza ombra di dubbio uno spartiacque di vitale importanza per il nostro Paese.

Rivalutata, svalutata, ricostruita: la Resistenza nel corso del tempo è stata raccontata in diversi modi dagli storici italiani. Ma per conoscere la vera natura della lotta partigiana, e tutti i suoi risvolti e contraddizioni, è più semplice affidarsi ai grandi romanzi. Sono gli scrittori, infatti, che hanno saputo raccontare nel modo più profondo questo periodo della storia italiana.

Da Italo Calvino, fino a Fenoglio, o a Giorgio Caproni, Nuto Revelli, Luigi Meneghello, fino a Elsa Morante. Vediamone alcuni.

Italo Calvino

Grande talento della letteratura italiana, Italo Calvino prese direttamente parte alla lotta partigiana dal 1943 al 1945. Nella seconda divisione d’assalto “Garibaldi”. Questa esperienza è narrata dallo scrittore in diverse sue opere. Innanzitutto nel suo romanzo d’esordio Il sentiero dei nidi di ragno, e successivamente nella raccolta di racconti Ultimo viene il corvo

I sogni dei partigiani sono rari e corti, sogni nati dalle notti di fame, legati alla storia del cibo sempre poco e da dividere in tanti: sogni di pezzi di pane morsicati e poi chiusi in un cassetto. I cani randagi devono fare sogni simili, d’ossa rosicchiate e nascoste sottoterra. Solo quando lo stomaco è pieno, il fuoco è acceso, e non s’è camminato troppo durante il giorno, ci si può permettere di sognare una donna nuda e ci si sveglia al mattino sgombri e spumanti, con una letizia come d’ancore salpate. [Il sentiero dei nidi di ragno]

Beppe Fenoglio

Fenoglio, oltre ad essere stato anch’egli un partigiano, è stato forse lo scrittore italiano che ha raccontato più diffusamente la Resistenza. Da I ventitré giorni della città di Alba, a Primavera di bellezza, fino al celebre Il partigiano Johnny, gran parte della produzione di Fenoglio è incentrata su questo tema. I suoi sono romanzi fondamentali, se si vuole conoscere questo periodo storico.

E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l’importante: che ne restasse sempre uno. Scattò il capo e acuì lo sguardo come a vedere più lontano e più profondo, la brama della città e la repugnanza delle colline l’afferrarono insieme e insieme lo squassarono, ma era come radicato per i piedi alle colline. —I’ll go on to the end. I’ll never give up. [Il partigiano Johnny]

Mario Rigoni Stern

Soldato, alpino, e partigiano. Stern nella sua produzione ha sempre cercato di raccontare cosa fosse l’Italia nel periodo del secondo conflitto mondiale. Fin dai suoi primi romanzi: Il sergente nella neve Il bosco degli urogalli. I suoi libri sono una testimonianza diretta e preziosissima. Soprattutto perché riescono a comunicare il fervore patriottico dei partigiani.

Ecco, noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo sì diviso il pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più difficile da conquistare e mantenere.” [Tratto dalla lettera scritta da Stern in occasione del congresso regionale dell’ANPI, nel 2007]

Renata Viganò

Grande interprete della letteratura neorealista, Renata Viganò ha contributo alla letteratura del periodo partigiano con diverse opere. Fra cui la più famosa è sicuramente L’Agnese va a morire, ma anche Donne della ResistenzaMatrimonio in brigata. L’apporto fondamentale di Viganò è stato soprattutto quello di aver raccontato un aspetto meno conosciuto della Resistenza. L’apporto delle partigiane.

Una sera di settembre l’Agnese tornando a casa dal lavatoio col mucchio di panni bagnati sulla carriola, incontrò un soldato della cavedagna. Era un soldato giovane, piccolo e stracciato. Aveva le scarpe rotte, e si vedevano le dita dei piedi, sporche, color di fango. Guardandolo, l’Agnese si sentì stanca. Si fermò, abbassò le stanghe. La carriola era pesante. Ma il soldato aveva gli occhi chiari e lieti, e le fece il saluto militare. Disse: La guerra è finita. Io vado a casa. Sono tanti giorni che cammino—. L’Agnese si slegò il fazzoletto sotto il mento, ne rovesciò le punte sulla testa, si sventolò con la mano: Fa ancora molto caldo—Aggiunse, come se si ricordasse: La guerra è finita. Lo so. Si sono tutti ubriacati l’altra sera, quando la radio ha dato la notizia. [L’Agnese va a morire]

Carlo Cassola

Anche Cassola è stata un partigiano. Dopo l’armistizio di Cassibile, infatti, si unì alla ventitreesima brigata garibaldina Guido Boscaglia. I suoi lavori sono intrisi dell’esperienza partigiana. Il suo è un resoconto diretto, non passato al netto delle ideologie. Figlio di chi la Resistenza l’ha vista con i propri occhi. Libri come Fausto e Anna, La ragazza di Bube sono pietre miliari della letteratura partigiana.

È cattiva la gente che non ha provato il dolore. […] Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno. [Tratto da La Ragazza di Bube]

Immagini: Copertina