Come è stato creato Sherlock Holmes, l'investigatore più famoso della letteratura

Come è stato creato Sherlock Holmes, l'investigatore più famoso della letteratura

Il giallo è un genere narrativo che ha molte sfaccettature. Fin dai primi romanzi gialli, che risalgono alla pubblicazione di I delitti della via Morgue di Edgar Allan Poe nel 1841, questa corrente ha avuto molte derivazioni. Una delle più apprezzate dal pubblico, è stato sicuramente il “giallo deduttivo“. In cui il mistero alla base della trama veniva dipanato progressivamente attraverso la logica e la sapienza investigativa dei protagonisti. E il capostipite di questo genere, è stato sicuramente Arthur Conan Doyle. Con il suo personaggio più celebre, Sherlock Holmes.

Holmes è sicuramente l’investigatore più famoso della storia della letteratura. Perché ha gettato dei canoni che nel corso del tempo sono stati sia imitati che rovesciati. Ma sempre tenuti presenti, perché incarnavano un modello di grandissimo successo e richiamo. E questo soprattutto grazie all’attenta caratterizzazione che Conan Doyle riuscì a creare per questo personaggio.

Una saga leggendaria

La saga si Sherlock Holmes è composta da quattro romanzi—Uno studio in rosso (1887), Il segno dei quattro (1890), Il mastino dei Baskerville (1902), e La valle della paura (1915)—inframmezzati fra loro da cinque raccolte di racconti: Le avventure di Sherlock Holmes (1892), Le memorie di Sherlock Holmes (1894), Il ritorno di Sherlock Holmes (1905), L’ultimo saluto (1917), e Il taccuino di Sherlock Holmes (1927).

Questa lunghissima serie di opere, ripresa—come si può notare dalla cadenza delle date di pubblicazione—anche a distanza di anni, è stata un peso, oltre che un successo, per Conan Doyle. L’intenzione iniziale dello scrittore scozzese infatti, era quella di mantenere in vita il suo personaggio soltanto per i primi due romanzi.

Al termine del secondo romanzo infatti, il dottore John Watson, celebre compagno e aiutante di Sherlock Holmes, si sposa. Lasciando lo studio di Baker Street in cui entrambi vivono, e abbandonando—formalmente—le avventure con l’investigatore privato. Per Doyle quella doveva essere non solo la fine di un sodalizio, ma anche delle avventure del suo celebre personaggio.

Nonostante avesse ottenuto fin da subito un grande successo grazie alla letteratura gialla, le aspirazioni dello scrittore andavano infatti da sempre verso il romanzo fantastico. Sherlock Holmes, in pratica, era stato un esperimento narrativo che era degenerato per il troppo successo.

I fan accaniti gli scrivevano continuamente lettere, assillandolo, per continuare la saga. E quindi Doyle, a più riprese, si sentì costretto a continuare. Nel 1894, con la pubblicazione di Le memorie di Sherlock Holmes pensò di averci messo definitivamente una pietra sopra. Al termine di quella raccolta di racconti, infatti, durante un combattimento con il suo acerrimo nemico Moriarty, Conan Doyle inscenò la morte di Holmes.

Un successo pesante

I lettori accaniti, però lo implorarono di continuare le avventure dell’investigatore. Così, prima scrisse un romanzo ambientandolo prima della morte dell’investigatore— Il mastino dei Baskerville—e infine, sfinito dai fan, lo fece resuscitare inventando una finta morte per realizzare altre quattro opere.

Doyle arrivò a dichiarare, apertamente, che il suo personaggio gli era diventato insopportabile. Perché era diventato più famoso di lui, e non riusciva a liberarsene. L’ultima opera, in particolare, fu la più pesante da realizzare: e venne pubblicata a dieci anni dalla penultima, proprio perché Doyle volle soddisfare i fan che continuavano ad assillarlo.

Ma al di là del rapporto ambiguo che Conan Doyle aveva con Sherlock Holmes, come era riuscito a creare un personaggio così forte e amato?

Il detective per eccellenza

Gran parte dell’attrattiva di Holmes, sta nella caratterizzazione e non tanto nella trama delle sue avventure. I gialli di Doyle, infatti, non si ricordano tanto per gli eventi avvincenti. O per i colpi di scena. Quanto per l’influenza esercitata sugli eventi da Sherlock Holmes, che spesso fin dall’inizio delle indagini ha già capito tutto quello che c’è da capire.

Nella prima opera, ad esempio, Uno studio in rosso, Holmes riesce a ricostruire un intero delitto semplicemente osservando il cadavere di un uomo e la stanza in cui si trova.

Sherlock è un uomo estremamente eccentrico e unico. Dotato di una capacità di osservazione fuori dal comune, e di un carattere imprevedibile. È il detective per eccellenza. Vede cose che gli altri non riescono mai a notare. Semplicemente osservando i piccoli dettagli—una macchia su una scarpa, un movimento degli occhi, un piccolo graffio su un orologio—è in grado di dedurre la storia e la personalità di una persona. In poche parole, è un genio.

Questa caratteristica, poi, viene ingigantita dal confronto perenne con il suo compagno, Watson. Che rappresenta l’uomo comune.

E proprio perché rappresenta l’epitome del genio, la sua personalità mostra anche grande sregolatezza. Nonostante la sua conoscenza su certi argomenti sia infinita—può passare ore ad elencare le differenze fra i vari veleni, e le informazioni che si possono dedurre dalle tracce di cenere o di fango—su altre materie la sua ignoranza è totale.

Tanto che, durante una conversazione, Watson scopre che il suo amico ignora che la Terra gira attorno al Sole. “Questo genere di informazioni, dice, non mi interessano.”

Una personalità unica

Inoltre Holmes non rappresenta il classico intellettuale antipatico e con la puzza sotto al naso: nonostante sia molto vanesio, non ha nessun problema a mescolarsi con classi sociali più umili. I suoi aiutanti più preziosi, sono i piccoli delinquenti e vagabondi di Londra, che lui definisce “gli irregolari di Baker Street”.

Privilegia sempre l‘intelletto dei singoli, e non il loro censo. E di fronte a un nobile che dimostra stupidità, non si fa problemi a esplicitare il proprio disprezzo.

Inoltre, è un uomo avventuroso e d’azione: con pratica con diletto la boxe, e il combattimento. E che non si fa problemi a infrangere la legge, quando le sue indagini lo richiedono.

I suoi vizi, poi, sono talmente contrastanti da risultare molto affascinanti. Si diletta a suonare il violino e a leggere i classici della letteratura, ma ha anche una passione smodata per i vizi deleteri, come le droghe. Non risulta mai banale e scontato, insomma. Almeno per l’epoca in cui fu creato da Conan Doyle.

Il metodo deduttivo

Ma quello che lo caratterizza maggiormente, comunque, è il suo metodo deduttivo. La sua capacità di pensiero a ritroso, che utilizza per ricostruire con semplicità le situazioni più complicate. La sua mente, è una continua rivelazione. Il lettore non è mai trasportato, come dicevamo, dagli eventi che lo circondano: ma solo ed esclusivamente dal flusso dei suoi pensieri.

Il suo personaggio—e i canoni che per primo ha lanciato—ha ispirato molti altri personaggi di romanzi, film e serie televisive. Un esempio piuttosto recente, è quello del Dottore House: il medico in grado di dedurre le malattie più rare e difficili da diagnosticare analizzando dettagli che solo per lui sono rivelatori.

Consigli per la lettura

Essendo una saga che segue strettamente un processo cronologico, se vuoi approcciarti alla saga di Sherlock Holmes ti consigliamo di partire da Uno studio in rosso. Ma se sei intenzionato a voler approfondire, ti consigliamo il volume in opera omnia pubblicato da Newton Compton: Tutto Sherlock Holmes.

Immagini: Copertina via Wikimedia Commons – illustrazione di Sidney Paget