Silvana Mangano, guida a una delle attrici simbolo del cinema italiano

Silvana Mangano, guida a una delle attrici simbolo del cinema italiano

Il cinema italiano è sempre stato ricco di interpreti femminili incredibilmente talentuose come Anna Magnani e Sophia Loren: attrici in grado di testimoniare intere epoche del nostro Paese. E fra queste c’è Silvana Mangano, che nel corso della sua carriera è riuscita a vincere tre David di Donatello e tre Nastri d’argento.

Silvana Mangano nasce il 21 aprile del 1930 a Roma, fin da piccola si appassiona alla danza classica, e per questo si trasferisce ancora bambina a Milano per frequentare una scuola di perfezionamento sotto la guida di Jia Ruskaja. Durante uno spettacolo viene notata da un importante agente, che la convince, a soli 15 anni, a provare la carriera da indossatrice.

Dopo qualche anno di concorsi e sfilate, nel 1947 partecipa a Miss Italia. Non entra nelle finaliste della manifestazione, ma il regista Alberto Lattuada la nota, e le propone di partecipare come comparsa a uno dei suoi film, Il delitto di Giovanni Episcopo.

A questo punto la Mangano scopre la sua vera vocazione e passione: il cinema. Dopo l’esperienza come comparsa si iscrive a un corso di recitazione ed è proprio qui che incontra un giovane Marcello Mastroianni, con cui inizia una breve relazione giovanile.

Il talento recitativo della Mangano sboccia molto presto: a soli diciannove anni il regista Giuseppe De Santis la sceglie per un ruolo importante in Riso amaro, uno dei film più rappresentativi del cinema neorealista, al fianco di Vittorio Gassman.

Il successo di questa sua prima vera esperienza è travolgente: il pubblico la ama fin da subito, e a soli vent’anni Silvana è già una piccola stella del cinema italiano. Le offerte di ingaggio si fanno sempre più numerose: dopo avere preso parte a Il lupo della Sila (1949) recita in Il brigante Musolino di Mario Camerini. L’attenzione ricevuta in Italia suscita anche l’attenzione di produttori di Hollywood—all’epoca il cinema italiano era considerato un punto di riferimento—ma declina tutta le proposte ricevute.

Nel 1951 recita in Anna, tornando a lavorare con Lattuada, in cui interpreta la ballerina di un night club che decide di prendere i voti. Nel 1954 vince il suo primo Nastro d’argento, grazie alla sua interpretazione nel film L’oro di Napoli, diretta da Vittorio De Sica.

Nel 1955 decide finalmente di accettare una delle tante proposte internazionali che le arrivano, e prende parte—nel ruolo della Maga Circe—al colossal Ulisse, al fianco di giganti del cinema americano come Anthony Quinn e Kirk Douglas.

A cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta Silvana Mangano continua a macinare successi: la sua performance nel film La diga sul Pacifico (1958) è maestosa, tanto che quasi oscura i ruoli interpretati da Alida Valli e Anthony Perkins.

L’anno successivo, ottiene un ruolo nel capolavoro di Mario Monicelli, La grande guerra, e dopo aver rifiutato una parte in La dolce vita di Federico Fellini prende parte al film Il giudizio universale, diretto da Vittorio De Sica.

Mel 1963 Carlo Lizzani le offre un ruolo da protagonista nel suo Il processo di Verona, grazie al quale vince il suo primo David di Donatello come migliore attrice protagonista. Successo ripetuto quattro anni più tardi con Le streghe del 1967.

Dopo i ruoli di Giocasta in Edipo Re (1967) e quello magistrale di una madre borghese in Teorema di Pier Paolo Pasolini (1968) Silvana Mangano accetta la proposta di Luchino Visconti, recitando in Morte a Venezia (1971). Gli anni Settanta vedono l’attrice continuare ad alternarsi fra gli impegni più disparati, fra commedia—Lo Scopone Scientifico (1972)—e film drammatici come Ludwig, diretta da Luchino Visconti.

Nel 1974 una malattia—e una serie di lutti familiari—la spingono a prendersi un lungo periodo di pausa. Per 10 anni, Mangano sparisce dalle scene. Cede alle richieste dei registi solo per David Lynch, che la convince a prendere parte al suo colossal Dune, nel 1984. Il suo ultimo lavoro è Oci ciornie, 1987, capolavoro di Nikita Michalkov.

L’aggravarsi della sua malattia, però, la costringe a lasciare nuovamente il cinema e ritirarsi a vita privata per curarsi. Muore il 16 dicembre del 1989, a Madrid, in cui si era trasferita con la figlia, lasciando un enorme vuoto nel panorama cinematografico italiano e internazionale.

Immagini: Copertina