Sofia Coppola: uno degli astri del

Sofia Coppola: uno degli astri del "nuovo cinema americano"

Essendo forse stata la forma artistica che più ha contraddistinto gli Stati Uniti, il cinema americano ha vissuto diverse fasi. Da almeno un decennio e mezzo stiamo vivendo un’epoca in cui si parla spesso di “nuovo cinema americano“. Una definizione di per se priva di un significato forte e distintivo, e che serve soprattutto a delimitare la generazione di registi che in questo momento stanno trainando il settore. Artisti come Wes Anderson, Spike Jonze, Charlie Kaufman, e Sofia Coppola.

Figlia del famoso regista Francis Ford Coppola, Sofia è stata la terza donna in assoluto a venire candidata al Premio Oscar, nel 2004. Vincendo la statuetta per la miglior sceneggiatura originale. E in 20 anni di carriera di è affermata come una delle registe più apprezzate di tutto il mondo.

L’infanzia e la formazione di Sofia Coppola

Nata a New York il 14 maggio del 1971, l’infanzia e l’adolescenza della regista sono permeate dalla figura del padre. La piccola Sofia lo segue sempre sul set, e impara da lui “l’artigianato” della regia. Interpreta spesso anche dei cameo nei film di Francis: come ad esempio ne Il Padrino, in I ragazzi della 56ª strada e in Peggy Sue si è sposata.

Dopo essersi diplomata, Sofia decide di iscriversi al Mills College e poi di studiare regia e recitazione al California Institute of the Arts. Inizialmente Sofia intraprende—brevemente—una carriera da attrice. Ma le sue performance non la soddisfano, e in poco tempo sceglie di dedicarsi interamente alla regia.

Dopo aver fatto pratica con alcuni corti cinematografici, come Life without Zoe e New York Stories—facendo parte di una piccola antologia curata dal padre—e con alcuni video musicali (collaborando con artisti come Chemical BrothersThe Black Crowes e Madonna), nel 2000 si mette finalmente alla prova con il suo primo lungometraggio, Il giardino delle vergini suicide. Tratto dal famoso romanzo di Jeffrey Eugenides.

I primi film e il successo di Sofia Coppola

Passando alla macchina da presa, Sofia Coppola mostra un talento immediato. E un gusto molto particolare, sia per le storie che sceglie di raccontare, sia per il tono che utilizza. Il giardino delle vergini suicide viene presentato al Sundance Film Festival, e riceve ottime recensioni.

Questo primo successo, non è che l’antipasto. Il suo secondo lungometraggio, infatti, gli vale la candidatura agli Oscar. Nel 2003, infatti, gira Lost in Translation – L’amore tradotto. Un progetto di cui cura ogni aspetto, a partire dalla sceneggiatura. Il film racconta una storia d’amore—ma forse sarebbe meglio parlare di “storia di sentimenti“—molto particolare nella sua semplicità. Due americani, per motivi diversi, si incontrano in un hotel in Giappone. Totalmente alieni e sconcertati dall’ambiente alieno che li circonda, e entrambi colpiti da una grande vena di solitudine, i due cominciano a conoscersi profondamente. A colpire non è tanto il tema scelto dalla Coppola, ma il suo modo di raccontarlo: il suo tatto, il suo tono delicato, rende molto profonda la prospettiva sui due personaggi.

Da Marie Antoinette a Bling Ring

A cavallo fra la fine degli anni Zero e l’inizio degli anni Uno, Sofia Coppola sperimenta tre film con tematiche e toni molto differenti. Il primo è un biopic molto particolare, Marie Antoinette (2006), che mette in mostra la figura di Maria Antonietta, la celebre sposa del re di Francia, Luigi XVI.

L’immaginario che ne esce è quello di un film storico con evidenti contaminazioni contemporanee. Coppola trasporta questa figura storica all’interno di un’altra epoca, e lo fa attraverso i colori, i dialoghi, e soprattutto tramite la colonna sonora. A differenza dei soliti film a tema storico, Marie Antoinette viene musicato tramite pezzi indie rock. Il che da una prospettiva totalmente nuova sul personaggio.

Nel 2010, torna nuovamente al cinema con Somewhere. Un film più cupo e triste, sulla falsa riga di Lost in Traslation, che torna ad avere al centro il tema della solitudine. Che si dipana tramite la vita sregolata e superficiale di una stella di Hollywood.

Poi, nel 2013, è la volta di Bling Ring. Un film veloce, dinamico, e soprattutto molto coinvolgente. Che racconta una storia vera: le avventure di una banda di giovani ladruncoli che tra il 2008 e il 2009 compì numerosi furti nelle case dei divi di Los Angeles.

Gli ultimi film

Con Lost in Traslation, la Coppola aveva stretto una buona amicizia con l’attore principale, Bill Murray. Per questo nel 2015 viene chiamata a dirigere uno special natalizio che ha come protagonista l’attore. A Very Murray Christmas. Una commedia musicale molto divertente e coinvolgente. Presentata in anteprima su Netflix, la commedia tenta di prendere in giro e sovvertire i canoni dei classici special natalizi.

L’ultima fatica della regista, è stata L’inganno. Uscito nel 2017. Una pellicola che ha fatto molto parlare di se. Il film, ambientato durante la Guerra di secessione americana, racconta la storia del soldato John McBurney. Che, ferito, finisce per ripararsi in un collegio solamente femminile.

Inizialmente le ragazze del collegio sono impaurite dalla sua figura, ma col tempo cominciano tutte—a modo proprio—a provare attrazione per l’uomo. Che si approfitta della situazione, intrecciando relazioni amorose con più di una di loro. La situazione degenera quando la direttrice dell’istituto si accorge di quello che sta succedendo, e decide di affrontare McBurney. Con un drammatico finale.

Immagini: Copertina via Wikimedia Commons – foto di Georges Biard