Spinoza e il fine ultimo della filosofia: offrire una via d'accesso alla felicità

Spinoza e il fine ultimo della filosofia: offrire una via d'accesso alla felicità

Si può essere felici in questa vita? Per Baruch Spinoza sì.
Il filosofo del ‘600 ha cercato di offrire degli strumenti per trovare la via d’accesso alla felicità. Nacque nel 1632 ad Amsterdam da genitori ebrei di origine portoghese che erano stati costretti per le persecuzioni religiose ad abbandonare il Portogallo e a stabilirsi in Olanda, un Paese famoso per la sua tolleranza.

Parallelamente agli studi filosofici, Spinoza svolgeva un mestiere distante dal mondo accademico. Infatti rifiutò l’insegnamento in scuole molto importanti, specializzandosi come tornitore di lenti per cannocchiali e microscopi. Un ‘artigiano’, appunto, che immaginava la filosofia come un lavoro artigianale che richiede autonomia e libertà, due concetti che nel ‘600 erano particolarmente progressisti e che gli causarono non pochi problemi.

Per Spinoza le cose sublimi, cioè quelle più belle e soddisfacenti, sono le più rare e difficili da conseguire e per il raggiungimento della felicità è necessario seguire un percorso che ha come punto di partenza la razionalità critica, l’unica possibile fonte di benessere. Finché paura e speranza dominano il corpo e la mente, gli individui sono in balia dell’incertezza e della passività. Non appena cessano, ritornano a essere liberi.

La dottrina morale spinoziana presenta punti di contatto con lo stoicismo di Seneca (sotto puoi vedere un video a riguardo) perché rivendica il dominio della ragione sulle passioni, ma a differenza degli Stoici, per i quali la divinità – il Logos – pervade tutte le cose, per Spinoza Dio è la Natura.

La scomunica di Spinoza

Spinoza, allontanatosi sempre più dall’ebraismo, fu infine scomunicato pubblicamente dal consiglio della sinagoga locale di Amsterdam. E il 27 luglio 1656 fu data lettura del documento della scomunica, il cherem, di fronte alla sinagoga dello Houtgracht, il canale di Amsterdam che attraversava il quartiere ebraico.

Secondo studi recenti, tra i quali quello di Steven Nadler, l’eresia principale che portò alla scomunica di Spinoza sarebbe stata il non credere all’immortalità dell’anima mentre Nicola Abbagnano e i principali studiosi di Spinoza, individuano la causa dell’inconciliabilità del suo pensiero con l’ebraismo nella sua identificazione di Dio con la natura (Deus sive Natura: Dio, ovvero la Natura) e nel rifiuto di un Dio sotto forma di uomo (come quello biblico). Spinoza inoltre asseriva apertamente di ritenere la Bibbia una fonte di insegnamenti morali, non della verità; egli rifiutava il concetto di libero arbitrio e applicava la propria visione deterministica anche a Dio (negazione del creazionismo e della libertà di azione del Creatore): l’unica libertà che Dio ha nella sua visione è l’assenza di costrizioni esterne. Nicola Abbagnano concludeva il capitolo dedicato a Spinoza nel secondo volume della Storia della filosofia con queste parole: “e così questo filosofo della necessità, che ha concepito Dio, la sua azione creatrice e il suo governo nel mondo, come una vivente geometria infallibile, non ha avuto altro scopo nella sua opera speculativa che di garantire all’uomo la libertà dalle emozioni, la libertà politica e la libertà religiosa”.

L’Etica di Spinoza

L’Etica di Spinoza è il trattato più famoso del filosofo e proprio in questo testo indica il percorso verso la felicità o, quantomeno, verso la serenità. Si tratta però di un percorso lungo, arduo e pieno di ostacoli. Niente viene offerto gratuitamente o facilmente.

Il metodo che usa è un metodo geometrico di tipo deduttivo: si parte da premesse evidenti e certe per trarne conclusioni. L’etica parte infatti da definizioni o assiomi che sono proposizioni non dimostrate o dimostrabili chiare.
Il suo procedimento per arrivare a conclusioni vere sembrerebbe molto simile a quello scientifico di Cartesio: “il bene supremo dell’essere umano è la conoscenza di Dio e della Natura. Il progetto principale dell’Etica è di dimostrare in modo certo questa conclusione”.
Conciliò il dualismo mente/corpo facendo di Dio la causa immanente della natura (Deus sive Natura), che escludeva il creazionismo e una visione antropomorfa della divinità.
Avendo come fine ultimo l’etica, Spinoza intendeva proporre la sua stessa filosofia come un modo per “attraversare la vita non con paura e pianto, ma in serenità, letizia e ilarità”.

Spinoza termina l’Etica scrivendo: “Anche se la via che ho mostrato per giungere a questa meta sembra oltremodo ardua, si può tuttavia trovarla. E deve essere davvero arduo quello che si trova raramente. Infatti, come potrebbe accadere che la salvezza fosse trascurata quasi da tutti se fosse a portata di mano e la si potesse trovare senza fatica? Ma tutte le cose eccellenti sono tanto difficili quanto rare.”

Baruch Spinoza, nonostante le difficoltà personali (la scomunica, il non sentirsi conforme al mondo accademico ecc), volle il massimo dalla sua vita. Ha cominciato presto a cercare qualcosa che lo facesse “godere in eterno di una continua e somma letizia” costruendo un sistema filosofico che dimostrava la reale possibilità per l’uomo di arrivare a tanto.

L’eterna e somma letizia, nonostante l’espressione che sembra indicare finalità religiose e mistiche, è molto umana e di questo mondo. Significa ricca, armonica e piena realizzazione dell’individuo in una società razionalmente ordinata. Il filosofo, teorico della libertà come necessità, che considera la speranza una passione al pari della paura, vede nell’uomo forze che, sviluppate secondo la loro natura, portano al raggiungimento della felicità.

L’uomo può fermarsi ai livelli più bassi della conoscenza delle cose e consegnarsi alle passioni più brutali, oppure elevarsi al grado più alto di conoscenza e trovare nella ragione la guida per la costruzione di un mondo solidale, giusto e felice. Per Spinoza, l’uomo saggio ispira la propria condotta a un ideale di razionalità e si sforza per vincere la forza degli affetti, perché desidera vivere sotto la guida della ragione e sa che le passioni dividono gli uomini, mentre la ragione li unisce. In sostanza bisogna conoscere per essere virtuosi e felici. L’ignoranza tiene lontani dalla virtù e dalla felicità.

Curiosità:  Spinoza è divenuto negli ultimi anni, uno dei nomi più popolari del web, a seguito del successo del noto blog satirico a lui intitolato. Molti si saranno domandati cosa c’entra il filosofo olandese con un sito di satira. Al di là della surreale spiegazione degli autori (“Spinoza è nostro zio”), si può individuare un omaggio simbolico all’assoluta libertà e al coraggio – di cui ne pagò le conseguenza – del filosofo.

Cover: Wikipedia