La travolgente storia d'amore tra Man Ray e Kiki de Montparnasse

La travolgente storia d'amore tra Man Ray e Kiki de Montparnasse

“Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore della letteratura, questo è un libro scritto da una donna che non è mai stata una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una Regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall’essere una signora.” Quello che hai appena letto è un frammento dell’introduzione che Ernest Hemingway scrisse per l’autobiografia del 1929—intitolata Souvenir—di Kiki de Montparnasse. Ma partiamo con ordine.

Siamo agli inizi del Novecento. Gli artisti di tutto il mondo vogliono trasferirsi a Parigi in cerca d’ispirazione. Quando ci riescono, trovano molte donne propense a posare per loro. Tra queste, però, ce n’è una diversa da tutte le altre sia per bellezza che per carattere. Si tratta, per l’appunto, di Kiki de Montparnasse, la “Regina” delle muse.

Da Francis Picabia ad Amedeo Modigliani, tutti vogliono ritrarre Kiki. In realtà il suo nome di battesimo è Alice Prin, ma sembra appartenere a un’altra vita, terminata precisamente quando la madre la ripudia dopo essersi introdotta nell’ennesimo atelier dove sta posando nuda.

Per quanto esistano opere a firma di diversi artisti in cui possiamo vedere la bellezza di Kiki, le più note rimangono quelle dell’artista americano Man Ray. Si tratta di uno dei maggiori esponenti del Dadaismo, corrente artistico-letteraria d’avanguardia nata nel 1916 e basata “sulla negazione di tutti i valori razionali e sull’esaltazione di quelli istintivi”.

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Anche Man Ray, come Kiki, ha cambiato nome: all’anagrafe è Emmanuel Rudzitsky, ma decide fin da subito di firmarsi con lo pseudonimo che lo renderà noto. Lo statunitense è pittore, fabbricante di oggetti particolari, autore di film all’avanguardia, ma tutti lo riconoscono soprattutto per le sue fotografie surrealiste in cui, per l’appunto, figura Kiki de Montparnasse, con cui trascorrerà i sei anni più intensi della sua intera esistenza.

La modella e l’artista si incontrano nel 1921 a La Rotonde, il più famoso caffè parigino dell’epoca. Lei è seduta scomposta, libera e fiera, mentre protesta contro il barista che mette in dubbio la sua “rispettabilità.” Stregato dalla sua bellezza, Man Ray, appena arrivato in Europa, decide di presentarsi e chiederle se è disponibile a posare per lui. Inizialmente Kiki è titubante—ha paura che una macchina fotografica possa esaltarle troppo i suoi difetti—ma alla fine accetta.

Al primo incontro di lavoro, i due sono così presi che non viene scattata nemmeno una foto. Inizia così una storia fatta di passionelitigi e molte volte di oggetti che Kiki scaraventa addosso a Man Ray. Nulla di così sconcertante, se si pensa al modo di vivere degli artisti degli anni Venti.

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In ogni caso, l’esempio che sintetizza al meglio la relazione tra Man Ray e Kiki è sicuramente la celebre “Le violon d’Ingres”. Si tratta di un’opera che l’artista realizza sovrapponendo l’immagine del corpo nudo della sua musa con i i segni a effe del violoncello. Un modo per distaccarsi dagli idealizzanti canoni classici e comunicare al mondo che la donna—intesa come “strumento” del proprio amore—deve essere vissuta e suonata con dolcezza.

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