Storia del fotogiornalismo: il racconto della realtà che ha rivoluzionato il nostro modo di 'leggere' le notizie

Storia del fotogiornalismo: il racconto della realtà che ha rivoluzionato il nostro modo di 'leggere' le notizie

Anche se oggi ci sembra scontato che parole e immagini compongano insieme una notizia, all’inizio del XIX secolo non era affatto così. I giornali erano composti da poche pagine che consistevano in fitte colonne di parole e per capire ciò che succedeva a quel tempo bisognava avere molta più immaginazione.

Con l’invenzione della fotografia nel 1839, però, qualcosa era destinato a cambiare. Compresa la forza comunicativa di questo strumento, qualche decenni dopo alcuni pionieri iniziarono a immortalare eventi che prima non erano mai stati documentati tramite immagini. Era, insomma, l’inizio del fotogiornalismo.

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Anche se ormai all’interno del fotogiornalismo come lo intendiamo oggi possono rientrare tutti i fatti degni di documentazione, inizialmente questo speciale modo di raccontare il mondo affonda le sue radici nella fotografia di guerra. Secondo le testimonianze storiche, il primo fotoreporter ad aver documentato un conflitto è Roger Fenton.

Nonostante dovesse portare con sé una strumentazione molto ingombrante, il fotografo inglese riuscì a documentare il dietro le quinte della Guerra di Crimea: lo scontro tra il Regno di Sardegna e l’alleanza composta da Impero ottomano, Francia e Regno Unito che si svolse nel triennio 1853-1856. Il racconto fotografico di Roger Fenton venne pubblicato sul News Illustrated London, mostrando così per la prima volta al pubblico un evento storico attraverso delle immagini.

Di grande interesse, poi, è il lavoro di Mathew Brady. Per il magazine Harper’s Weekly, il fotografo americano documentò la Guerra di secessione americana (1861-1865), mostrando le truppe sia nei momenti di svago che durante gli scontri.

Anche se Fenton è considerato giustamente il pioniere del fotogiornalismo, fu proprio Mathew Brady a creare il primo vero e proprio reportage fotografico. Questo perché non era solo: aveva l’aiuto di un team di 20 persone che si esponevano anche sul campo di battaglia, tanto che molti critici hanno sollevato più volte dei dubbi sulla paternità delle immagini.

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Al di là dei discorsi aurorali, però, è negli anni Settanta del XIX secolo che lo spettro del fotogiornalismo diventa più ampio. Fu il duo composto dal fotografo John Thomson e il giornalista Adolphe Smith ad avere una grande intuizione: utilizzare il mezzo fotografico per narrare le classi più disagiate nella Londra delle grandi rivoluzioni idustriali.

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Nel frattempo, a New York, Jacob Riis ebbe un’intuizione simile. Arrivato dalla Danimarca negli Stati Uniti nel 1870, il fotografo pensò di documentare le condizioni nelle grandi baraccopoli della metropoli newyorkese in cui versavano i migrati—categoria, tra l’altro, di cui faceva parte.

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Grazie allo sviluppo di nuove macchine fotografiche—come la compatta Leica 35 mm—da poter mettere al collo, il Novecento fu poi il secolo d’oro del fotogiornalismo. Dal 1930 al 1970, le pubblicazioni di magazine dedicati alla fotografia triplicarono. Tra tutti spicca sicuramente LIFE—la cui eredità è attualmente condensata in un bellissimo sito pieno di archivi.

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In tal senso, è di grande importanza  la prima copertina (1936) della rivista statunitense. Riporta la firma di Margaret Bourke-White, fotoreporter donna che per l’occasione fotografò la diga di Fort Peck. In seguito, sempre sul magazine, vennero pubblicati i lavori dei più grandi: Dorothea Lange, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson—i cui lavori continuano a ispirare i fotoreporter del nuovo millennio.

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