La storia indimenticabile di Lale Sokolov, il tatuatore di Auschwitz

La storia indimenticabile di Lale Sokolov, il tatuatore di Auschwitz

Da quella ferita per sempre aperta, da quell’inferno della storia contemporanea che è stato l’Olocausto ci arrivano infinite storie. Ricordi, fantasmi, racconti che non possono essere dimenticati.

Come i segni indelebili dei prigionieri dei campi di concentramento nazisti. Gli häftlingsnummer, i numeri di matricola che sostituivano i nomi. A volte apposti sulla divisa, a volte su placchette di latta da portare al collo. Altre volte tatuati sugli avambracci.

Da qui inizia la storia di Ludwig “Lale” Eisenberg (poi Sokolov). Raccontata in un articolo della BBC. Un ebreo nato in Slovacchia nell’ottobre del 1916 e che il destino ha portato ad Auschwitz. Dove diventa tatuatore. Scelto dai suoi aguzzini per mortificare i suoi fratelli. Ne impresse centinaia di migliaia. Lui anche era un numero. 32407.

Il prigioniero di Auschwitz Elie Buzyn definisce il tatuaggio “una parte di sé, la tomba dei suoi genitori.”

La doppia paura di morire

Arrivato nel campo polacco a 26 anni è ignaro di quello che lo attende. Per salvar la sua famiglia (internata anch’essa), si offre come volontario per i lavori più duri. Parla lo slovacco, il tedesco, il russo, il francese, l’ungherese e il polacco. Non vedrà mai i suoi genitori. Quando arriva ad Auschwitz sono già stati uccisi, ma lui non lo sa.

Si ammala di tifo e viene curato da un medico francese di nome Papen. Questi svolge anche l’attività di tatuatore. È lui a insegnarli come si fa. Prima con i timbri metallici e poi usando aghi a punta doppia. Così non sbiadivano.

Mi insegnò il mestiere e come tenere la testa bassa e la bocca chiusa.

Dopo qualche giorno dall’incontro il medico sparisce misteriosamente. E Lale viene scelto per prendere il suo posto. Diventa un “dipendente delle SS”.

Qui inizia il suo doppio terrore. Da una parte la lotta per la sopravvivenza nel campo, dall’altra la paura di essere preso per un collaborazionista. Lale usufruisce di alcuni privilegi. Pranza nell’edificio dell’amministrazione, ha del tempo libero e razioni extra. Ha anche una stanza singola. Ma la paura di morire da un giorno all’altro non lo abbandona mai.

L’incontro con Gita

Un giorno del luglio 1942 arriva nel campo un nuovo gruppo per il reparto femminile. Deve tatuarle. Tra queste c’è una ragazza. Si chiama Gita Hurmannova. Lale non dimenticherà mai i suoi occhi spaventati e sofferenti mentre le incide sulla pelle 34902. Per quanto può cerca di aiutarla. Le procura cibo.

Nel gennaio del 1945 l’Armata Rossa libera il campo, ma Lale non c’è. Due giorni prima è stato mandato al campo di concentramento di Mauthausen-Gusen. Riesce a scappare e torna nella sua città natale. Vuole però incontrare di nuovo Gita. Ma conosce soltanto il suo nome. A lungo la cerca, senza risultati.

Il coraggio di raccontare

Si muove verso Bratislava. È lì che tanti ebrei scampati alla morte dei lager si ritrovano. Dopo giorni di ricerca, per caso, trova una donna davanti al suo cavallo. La riconosce dagli occhi. Sorridenti. È Gita. Da quel giorno non si separeranno più, sposandosi e aprendo un negozio in Repubblica Ceca. Il destino li perseguita, sono costretti ad andare via, espropriati dal regime comunista. Dopo Parigi, si trasferiscono in Australia. Lale e la moglie hanno mantenuto il segreto fino al 2003, quando la donna è morta. Allora Lale ha deciso di raccontare la sua storia. Non avendo più niente da perdere.

L’attore Toni Servillo legge la poesia “Se questo è un uomo” di Primo Levi

“Il tatuatore di Auschwitz”

La sua storia è stata raccontata da Heather Morris. Scelta da Lale, la scrittrice ha lavorato per anni alle sue memorie.

Essere sopravvissuto per quasi tre anni in un campo lo ha portato a vivere tra paranoie e paure. Ho dovuto guadagnare la sua fiducia, ci sono voluti tre anni di lavoro.

Ogni dettaglio, minima informazione, è stata conservata in forma scritta. Un’arma contro l’oblio del tempo.

Oggi la storia di Lale la puoi leggere in un libro straordinario, Il tatuatore di Auschwitz edito in Italia da Garzanti. In uscita il 18 gennaio.

Immagine di copertina di Albert Laurence