Uno dei personaggi più controversi della storia americana: Malcolm X

Uno dei personaggi più controversi della storia americana: Malcolm X

La battaglia per i diritti civili degli afroamericani negli Stati Uniti ha avuto due grandi leader. Martin Luther King e Malcolm X. Per lungo tempo i loro approcci alla battaglia contro la segregazione sono stati quasi antitetici. Il primo sosteneva l’importanza della non violenza, mentre il secondo aveva un approccio molto più aggressivo e accusatorio. Malcolm X, infatti, per una parte della sua vita è stato convinto che bianchi e neri fossero incompatibili.

Ma la storia travagliata di questo grande leader nero non si esaurisce nei suoi anni da predicatore della Nation of Islam. Il suo percorso è stato tortuoso, e nel corso del tempo ha subito un’evoluzione. Prima di venir assassinato, nel 1965, Malcolm si stava sempre più avvicinando ai concetti di fratellanza e pace. Ripercorriamo brevemente la sua storia, per capire come cambiare idea non sia soltanto possibile, ma doveroso per chi anela alla pace e all’uguaglianza.

L’infanzia e la giovinezza criminale

La prima parte della vita di Malcolm X è quasi un simbolo dell’oppressione perpetrata dalla società americana del tempo a danno degli afroamericani. Nato a Omaha, in Nebraska, nel 1925, Malcolm Little (vero nome di X), era il figlio di un predicatore battista. Il padre era uno degli obiettivi principali dei suprematisti bianchi di Omaha, e scomparve nel 1931 in seguito a quello che venne sempre presentato come un incidente, ma che nella sua autobiografia Malcolm denuncerà come un omicidio.

Dopo la morte del padre, la madre faceva molta fatica a crescere Malcolm e i suoi fratelli e sorelle. Versando in gravi difficoltà economiche, subì un tracollo psicologico, e i suoi figli—compreso Malcolm—vennero affidati ai servizi sociali. Una diaspora che distrusse ogni radice della famiglia.

Malcolm era uno studente diligente, il primo della classe, ma i suoi insegnanti presto gli misero davanti la triste realtà. Un ragazzo nero nell’America di fine anni Trenta non poteva aspirare a studiare. Malcolm doveva accettarlo, e cominciare a lavorare. Così cominciò una vita fatta di lavoretti e di espedienti criminali.

Dopo essersi trasferito ad Harlem, uno dei più grandi ghetti neri di New York, Malcolm iniziò una vera e propria carriera criminale. Spaccio di droga, rapine, furti, gioco d’azzardo. Mischiandosi con una società che lasciava poche alternative a chi, come lui, aveva la pelle del colore sbagliato.

Se Martin Luther King era cresciuto in uno Stato del sud—dove la segregazione era pesantissima, ma la comunità nera poteva comunque riconoscersi e avere un ruolo parallelo—Malcolm Little durante la giovinezza aveva conosciuto un tipo di segregazione urbana. Molto meno evidente, ma anche peggiore. Il clima estremamente insalubre in cui aveva sempre vissuto una volta lasciata la scuola, può chiaramente spiegare gli anni della sua rabbia nei confronti della società.

Nel 1946 fu arrestato per furto e possesso illegale di armi da fuoco. E a soli 20 anni finì nel carcere di Charlestown, a scontare una pena di 10 anni.

La “Nation of Islam” e la conversione

In carcere Malcolm si fece subito una reputazione di duro e piantagrane. Ma venne anche avvicinato da un adepto della Nation of Islam, fratello Reginald. La NoI era (ed è ancora) un gruppo islamico militante, il cui leader, Elijah Muhammad, sosteneva aspramente le tesi dell’afroislamismo. Secondo i suoi precetti, infatti, i figli dello schiavismo bianco dovevano ribellarsi alla loro condizione: abbracciare la fede islamica—”unica religione per i neri”—e fondare una nazione unicamente afroamericana.

Fratello Reginald mise davanti agli occhi di Malcolm la sua situazione. Malcolm non era veramente un cittadino americano, ma una vittima dell’America. Stirarsi i capelli come i bianchi, lasciarsi tentare da droghe e alcol, darsi al crimine, erano tutti effetti della sua mancanza di identità. Effetti della soppressione bianca dell’identità nera. Malcolm doveva compiere una trasformazione: convertirsi all’Islam ed entrare a far parte della NoI.

Gli anni del carcere, quindi, furono la prima vera svolta ideologica di Malcolm X. Che appunto abbandonò il suo cognome originario, Little, perché era stato attribuito alla sua famiglia dagli schiavisti che possedevano i suoi avi.

Gli anni da predicatore dell’afroislamismo

Malcolm non si limitò a diventare un adepto di Elijah Muhammad. Divenne il suo discepolo più in vista e carismatico. Dotato di grande personalità e capacità comunicativa, Malcolm una volta uscito di prigione si dedicò interamente alla militanza. Predicava l’afroislamismo fuori dalle chiese cristiane frequentate dai neri. Teneva corsi su come condurre una vita sana e retta nel nome dell’Islam e dell’identità nera. Astenersi dall’alcol, dalle droghe, dal mangiare carne di maiale, dai comportamenti amorali. E soprattutto lottare per l’affermarsi della nazione afroamericana.

Divenne il primo paladino della lotta nera più oltranzista e intransigente. I suoi discorsi furenti, miravano a dimostrare l’incompatibilità fra i neri e i bianchi nell’America contemporanea. Celebre, ad esempio, è il suo discorso “I charge the white man“.

Fratelli e sorelle, sono qui per dirvi che accuso l’uomo bianco. Accuso l’uomo bianco di essere il più grande assassino della Terra. Accuso l’uomo bianco di essere il più feroce rapinatore della Terra. Non vi è luogo in questo mondo dove l’uomo bianco possa andare e dire di aver portato la pace e l’armonia. Ovunque è andato ha portato la rovina e la distruzione. Per questo lo accuso. Lo accuso di aver perpetrato i crimini più efferati. Lo accuso di essere il più ignobile carnefice della Terra. […] L’essere nati qui non fa di voi degli americani. Io non sono americano. Voi non siete americani. Siete uno dei 22 milioni di neri vittime dell’America.

Gli scontri con gli altri leader neri

Al contempo, inoltre, Malcolm si scontrò aspramente anche con i leader degli altri gruppi neri che lottavano per i diritti civili. La loro politica e i loro metodi—la non violenza predicata da Martin Luther King ad esempio—gli sembravano deboli e arrendevoli. Pur non predicando la violenza, Malcolm X aveva sicuramente un approccio più duro e intransigente. Un altro suo celebre discorso, infatti, è House negroes and Field negroes”.

Per capire bisogna tornare alle definizioni sui due tipi di negro che c’erano durante la schiavitù: il negro da cortile (house Negro) e il negro dei campi (field Negro). Il negro da cortile viveva insieme al padrone, lo vestivano bene e gli davano da mangiare cibo buono, quello che restava nel piatto del padrone. Dormiva in soffitta o in cantina, ma era sempre vicino al padrone e lo amava molto di più di quanto il padrone amasse se stesso. Si identificava col padrone più di quanto questi non s’identificasse con se stesso. E abbiamo ancora fra i piedi parecchi di questi negri da cortile. La versione moderna di questo servo ama il suo padrone e vuole vivere vicino a lui. Pur di fare ciò è disposto a pagare affitti tre volte superiori per poi andare in giro a vantarsi.

Si schierò apertamente contro la Marcia su Washington. E pronunciando parole molto dure dopo la morte di Kennedy—”la violenza si è rivolta contro se stessa”—Malcolm raggiunse l’apice della sua politica radicale. Gli altri dirigenti della NoI cominciarono a essere gelosi di lui, e ben presto lo spinsero a lasciare il gruppo.

Il pellegrinaggio alla Mecca e la visione di un Islam pacifico

Abbandonata la Nation of Islam, Malcolm iniziò un nuovo capitolo della sua vita. Che lo spinse verso posizioni più pacifiche e concilianti. Il tutto scaturì da un viaggio. Nel 1964, infatti, Malcolm X viaggiò prima in Egitto e poi in Arabia Saudita. Questo pellegrinaggio lo cambiò profondamente. Lontano dai ghetti neri d’America, Malcolm si rese conto che l’Islam era una religione che abbracciava ogni essere umano.

Nel maggio dello stesso anno, tornò negli Stati Uniti da sunnita. E tenne un discorso di svolta e di rottura rispetto al passato.

In passato, è vero, ho condannato in modo generale tutti i bianchi. Non sarò mai più colpevole di questo errore; perché adesso so che alcuni bianchi sono davvero sinceri, che alcuni sono davvero capaci di essere fraterni con un nero. Il vero Islam mi ha mostrato che una condanna di tutti i bianchi è tanto sbagliata quanto la condanna di tutti i neri da parte dei bianchi. […] Ho accolto fra i miei più cari amici uomini di tutti i tipi—cristiani, ebrei, buddisti, indù, agnostici, e persino atei! […] Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi!

Avvicinatosi—seppur sempre con delle differenze—alla visione di King, Malcolm X era quindi deciso a percorrere questa nuova strada nella lotta per i diritti civili. Il suo cambiamento, però, destò la rabbia dei suoi vecchi sostenitori. Il 14 febbraio 1965 Malcolm X venne assassinato da tre membri della NoI durante un discorso.

Immagini: Copertina