La storia del monumento dei quattro presidenti sul Monte Rushmore

La storia del monumento dei quattro presidenti sul Monte Rushmore

Nella nostra mente le immagini per descrivere gli Stati Uniti d’America sono molteplici: la Statua della libertà, la bandiera a stelle e strisce, la Casa bianca. Tra questi esempi, però, bisogna aggiungerne almeno un altro, che racconta al meglio il passato d’Oltreoceano: il Mount Rushmore National Memorial (Il Monumento nazionale del Monte Rushmore).

Nello specifico, si tratta di un mastodontico complesso scultoreo che raffigura i volti di quattro famosi presidenti americani. Osservandoli da sinistra verso destra, possiamo riconoscere: George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln. Le scelte sono simboliche e tutt’altro che casuali.

Innanzitutto, George Washington è stato scelto perché sintetizza perfettamente la “nascita” degli Stati Uniti: ha ricoperto per primo la carica presidenziale (da aprile 1787 al marzo 1797). Quando nel 1776, però, bisognava redigere la dichiarazione d’indipendenza, il maggior contributo venne dato da un altro padre fondatore: Thomas Jefferson. Noto soprattutto per essere diventato nel marzo 1801 il terzo Presidente degli Stati Uniti, è considerato il simbolo della “crescita” e dell’espansione territoriale di quella che sarebbe diventata in poco tempo la prima potenza mondiale.

In tal senso calza a pennello il terzo elemento del complesso scultoreo: il volto di Theodore Roosevelt. Scelto come simbolo dello “sviluppo” degli Stati Uniti, rimane tutt’ora il più giovane presidente mai eletto per aver ricoperto il ruolo all’età di 42 anni. Infine, a chiudere il cerchio, il simbolo della “conservazione” della repubblica federale: Abraham Lincoln. Ricordato per aver vinto la Guerra di Secessione, era uno strabiliante oratore (il suo discorso a Gettysburg è passato alla storia).

Ma, esattamente, dove si trova il Mount Rushmore National Memorial? Il complesso scultoreo è situato sul massiccio montuoso delle Black Hills nel profondo Dakota del Sud. L’idea del progetto è attribuita allo storico Doane Robinson, mentre l’effettiva realizzazione all’architetto Gutzon Borglum e al maestro carpentiere Luigi del Bianco, un italiano emigrato negli States.

La realizzazione dei volti dei presidenti comportò 14 anni di lavoro (dal 1927 al 1941), più di 400 persone, e diverse cariche di dinamite, ma per fortuna nessun incidente mortale è mai stato registrato.

Oggi, il complesso granitico alto 20 metri è un’importante meta turistica. Anche grazie alle bellezze naturalistiche delle Black Hills, si contano più di due milioni di presenze all’anno sempre interessate a saggiare i primi 150 anni di storia americana. Ma non è finita qui. Attualmente è in costruzione, sempre nella stessa zona, il Crazy Horse Memorial—un monumento per celebrare la storia dal punto di vista dei nativi americani.

Immagine via Flickr