La storia delle Mura Veneziane, “nuovo” Patrimonio mondiale dell’umanità

La storia delle Mura Veneziane, “nuovo” Patrimonio mondiale dell’umanità

A inizio luglio è arrivata una bellissima notizia, che ti avevamo sintetizzato così: l’Italia è il paese con più Patrimoni dell’umanità al mondo. Si tratta di una conferma che è arrivata dopo la 41esima sessione del Comitato UNESCO, che ha inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità altre due bellezze del nostro paese, facendo arrivare l’Italia a quota 53 siti.

Giusto per rinfrescarti la memoria, ad essere riconosciute come bellezze da preservare sono state le antiche faggete, formate da un gruppo di 10 boschi secolari sparsi nel territorio italiano; e poi, le Opere difensive veneziane.

Le opere difensive veneziane non si trovano solo in Italia, ma anche in Croazia e Montenegro, e nello specifico nelle città di Peschiera del Garda, Palmanova, Zara, Sebenico, Cattaro e Bergamo.

In prima linea a chiedere tale riconoscimento ufficiale è stata proprio la città di Bergamo che già nel 1988 aveva proposto la candidatura delle strutture difensive messe in atto dalla Repubblica di Venezia, a partire da un’idea dell’architetto Gianni Carullo. Vediamo, quindi, la storia di queste fantastiche mura della città di Bergamo che hanno dato il la a questo recente riconoscimento.

Come abbiamo già detto, le mura veneziane nascono tra il XV e XVII secolo dalla necessità per la Repubblica di Venezia di difendere le proprie città durante la diffusione di nuove armi ideate dopo la scoperta della polvere da sparo. Ma anche se nello specifico le mura veneziane di Bergamo sono state costruite tra il 1561 e il 1568, l’idea del progetto di questa grande struttura architettonica lunga oltre sei chilometri è partita ben prima.

L’idea iniziale di una cinta muraria, infatti, arriva già nel 1516: quando dopo aver vinto contro il Ducato di Milano, i veneziani decidono di adottare provvedimenti mirati a proteggere Bergamo, che a quel tempo era un fondamentale punto strategico per la Serenissima.

19800967_953726611436884_7285091716711961405_o

L’inizio dei lavori però avviene, dopo anni di discussioni, solo nel 1561. Tra i primi progettisti che figurano nelle varie documentazioni dell’epoca, spiccano i nomi di Sforza Pallavicino, Francesco Malacreda, Genesio Bersani l’ingegnere Francesco Horologi, originario di Vicenza e considerato il miglior ingegnere militare del periodo.

Per realizzare l’opera vengono così chiamati negli anni migliaia di operai, architetti, soldati da più parti d’Italia. Inoltre, per realizzare le mura venete vengono anche demolite alcune abitazioni, chiese, cascine e fatta una spesa di circa 40mila ducati.

Una volta finita, tra le altre cose, la cinta muraria risulta essere costituita anche da cento aperture per bocche da fuoco, quattordici baluardi, due piattaforme, due polveriere e quattro porte (sant’Agostino, san Giacomo, sant’Alessandro e san Lorenzo, intitolata in un secondo momento a Giuseppe Garibaldi).

Attualmente, dopo un periodo di decadenza a cui è seguito un periodo di rivalutazione, le mura venete attraggono migliaia di turisti. Il motivo è semplice: dal percorso lungo il perimetro delle mura si gode di un ottimo panorama, oltre a un’atmosfera che conduce a molti secoli fa. Tutte suggestioni sottoscritte dall’UNESCO il 9 luglio.

Immagini | Copertina 1