L’affascinante storia dei simboli delle carte da gioco

L’affascinante storia dei simboli delle carte da gioco

Secondo le ipotesi più accreditate, l’invenzione delle prime carte da gioco è rinvenibile nella Cina del IX secolo. In un paper della Cambridge University, infatti, viene citato l’antico “gioco delle foglie”: un passatempo che accompagnava i momenti ricreativi dedicati all’arte del tè ai tempi dell’ultima fase della dinastia Tang.

Tutto ciò fu possibile grazie alla diffusione della xilografia, una tecnica incisoria affinata qualche decennio prima, che permetteva di stampare ideogrammi su carta tramite delle tavolette di legno. Così – come accadde con molte altre invenzioni cinesi – anche l’utilizzo delle carte da gioco iniziò ben presto a diffondersi. Inizialmente su larga scala in Persia e in India, poi nel resto dell’Oriente e infine in Europa.

Sebbene le tecniche xilografiche cominciarono a diffondersi nel Vecchio Continente all’inizio del XIV secolo, non c’è traccia dell’utilizzo delle carte da gioco in opere letterarie del periodo afferente a momenti ricreativi come nel Decameron di Boccaccio o The Romaunt of the Rose di Geoffrey Chaucer. I primi riferimenti scritti sull’utilizzo delle carte in Europa sono rintracciabili, infatti, solo alla fine del secolo in cui l’Europa venne decimata dalla peste nera.

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Caravaggio, I bari

Tali documentazioni, però, riguardano soprattutto il categorico divieto di utilizzare le carte, considerate all’epoca uno strumento di perdizione legato a esoterismo e stregoneria. Per fare un esempio, un’ordinanza fiorentina del 1376 vieta il gioco delle “naibbe”—nome arcaico di origine araba. O ancora: nel 1421, durante una predica, San Bernardo da Siena chiese ai bolognesi di redimersi e bruciare letteralmente le carte da gioco che tenevano in casa. Episodi simili si contano in abbondanza, soprattutto perché nel frattempo si erano anche diffusi i tarocchi.

Tralasciando gli aspetti più folkloristici o le tipologie di carte su base locale, possiamo cercare di capire perché le carte più diffuse al mondo – ovvero quelle che chiamiamo “carte francesi” – abbiano l’aspetto cui siamo abituati. Come avrai intuito molto ha a che fare con il Medioevo, ma andiamo con ordine.

Da quando utilizziamo cuori, quadri, fiori e picche?

La nascita dei semi delle carte è antica quanto le carte stesse. Nelle carte cinesi, per esempio, ne esistevano tre. I quattro semi a noi familiari – cuori, quadri, picche e fiori – iniziarono invece a essere utilizzati in Francia intorno al 1480. I quadri non sono altro che dei diamanti stilizzati, mentre fiori e picche sono delle riproduzioni schematizzate del trifoglio e del seme impiegati già all’epoca come simboli nelle carte tedesche.

L’evoluzione del Re di cuori nella versione Rouen

L’evoluzione del Re di cuori nella versione Rouen

Cosa nasconde il Re di cuori?

Osservando l’attuale carta del Re di cuori, si può notare un’immagine piuttosto brutale: sembra che il soggetto si infilzi una spada in testa. In realtà la figura sta brandendo semplicemente una spada per sferrare un attacco, ma a causa delle varie fasi di stilizzazione e restyling nel corso dei secoli, l’immagine definitiva può trarre in inganno.

Il design delle carte francesi attuali, infatti, deriva da un modello lontano, prodotto nel 1565 dal francese Pierre Marechal di Rouen. A quel tempo le figure di re, fanti e regine erano intere e associate a personaggi storici o leggendari.

Se consideriamo fisso l’ordine di picche, cuori, quadri e fiori, i personaggi da associare alle varie figure erano rispettivamente:

Fanti: Ettore, principe di Troia; Étienne de Vignolles, comandante francese al tempo di Giovanna d’Arco; Uggeri il Danese, cavaliere di Carlo Magno; e Giuda Maccabeo, il quale guidò la rivolta ebraica contro i siriani.

Regine: Atena, dea greca delle strategie militari; Rachele, la madre biblica di Giuseppe; Argine, di cui non si conosce l’origine; e Giuditta, altra figura mitologica.

Re: Davide, secondo re d’Israele; Alessandro Magno, re di Macedonia; Giulio Cesare, console e dittatore romano; e Carlo Magno, primo imperatore del Sacro Romano Impero.

Oggi le figure sono invece a mezzo busto e generiche.

Il mazzo di carte completo più antico a noi pervenuto

Il mazzo di carte completo più antico a noi pervenuto

Chi ha deciso che il dorso delle carte dovesse essere uguale per tutte?

Ogni carta è composta da una “faccia” che la distingue, e da un “dorso” identico a tutte le altre. Non è sempre stato così: in passato il retro era semplice, e i ricchi collezionisti si divertivano a decorarlo a loro piacimento.

A cambiare le cose all’inizio del XIX fu la stamperia britannica Thomas De La Rue & Company, la quale introdusse disegni litografici come punti, stelle e semplici stampe tutte uguali.

In questo modo, le carte diventarono davvero indistinguibili e le partite molto più sportive.

Perché l’immagine del Jolly non è mai standard?

Nei mazzi delle carte francesi, sono sempre inseriti due “Jolly” – o giullari di corte. Si tratta di due elementi molto utili: in diversi giochi possono sostituire una qualsiasi carta permettendo con più facilità di chiudere la partita.

Eppure, se si confrontano mazzi di diverse case di produzione, si può notare che questa speciale carta non è mai graficamente identica. Come spiega l’International Playing-Card Society, il motivo è semplice: la carta è stata inserita per la prima volta nel 1867 negli Stati Uniti, e in questo “poco tempo” non c’è stato modo di definirne un’immagine standard.

Immagini: copertina [fonte: Unsplash] | Foto 1 [fonte: Wikimedia Commons] | Foto 2 [fonte: Wikimedia Commons] | Foto 3 [fonte: Wikimedia Commons]