Chi era il leggendario prigioniero

Chi era il leggendario prigioniero "con la maschera di ferro"?

Nel 1669 arriva alla prigione di Pinerolo uno strano prigioniero il cui viso è coperto da una maschera di ferro. Per più di trent’anni, fino al giorno della sua morte, nessuno è mai riuscito con certezza a capire chi fosse e perché portasse quella maschera, stimolando ancora oggi la fantasia di molti. Sulla sua identità, nonostante i numerosi studi, non si è mai avuto niente di preciso. Si sapeva soltanto che quell’uomo doveva tenere quella maschera sul volto, pena la vita.

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La maschera di ferro era, in realtà, di velluto nero. Il ferro a cui fa riferimento era quello di alcune molle che ne garantivano l’apertura e la chiusura. L’unico uomo con il quale questo detenuto poteva parlare, oltre al suo confessore, era il governatore Saint-Mars che lo accompagnava personalmente durante i suoi trasferimenti nelle varie carceri, Santa Margherita e Bastiglia, fino alla sua morte, quando tutto quello che si trovava nella sua stanza fu distrutto.

La maggior parte delle notizie che abbiamo su di lui proviene da lettere, registri, testimonianze raccolte durante la detenzione alla Bastiglia. Uno dei fatti che ha alimentato molto la sua leggenda è che venisse trattato dal governatore con infiniti riguardi. Gli veniva servito cibo in abbondanza e di qualità, abiti di pregio, permesso di tenere libri in cella, ecc.

maschera di ferro

Un ruolo di primo piano nella fortuna di questa storia è quello del grande Voltaire. Fu lui il primo a raccogliere informazioni puntali su quell’uomo e a suggerire una soluzione al mistero. Voltaire credeva si trattasse di un figlio adulterino di Anna d’Austria, regina di Francia e consorte di Luigi XIII. Anche nelle memorie del cardinale Richelieu si sostiene questa tesi. All’interno del Ministero degli affari esteri francese si trova un manoscritto che qualcuno, senza certezza, ha voluto associare al governatore Saint-Mars in cui confessa la stessa cosa, rivelata per scrupolo di coscienza prima di morire.

Un’altra ipotesi che ha avuto grande fortuna è stata quella del padre naturale di Luigi XIV. Un uomo che era stato assoldato per sostituire nel talamo di Anna d’Austria il marito, forse diventato impotente, per continuare la discendenza reale.

L’altra ipotesi assai interessante è quella che associa il misterioso prigioniero al conte Ercole Antonio Mattioli, l’ambasciatore del duca di Mantova, fine d’ingegno e doppiogiochista, che aveva venduto alla duchessa Savoia la copia del trattato con il cui duca vendeva alla Francia Casale. A favore di questa ipotesi c’è il fatto che Mattioli fu effettivamente arrestato dai francesi e condotto a Pinerolo nel maggio 1679, e altre testimonianze altrettanto logiche.

Ma per ognuna di queste versioni, accanto alla parte attendibile, ce n’è sempre una che non torna, e così ancora oggi nessuno riesce a dire con certezza di chi realmente si trattasse. Ma questo suo mistero ha, fortunatamente, stuzzicato la mente del grande romanziere Alexandre Dumas che ne ha tratto un indimenticabile capitolo delle avventure dei Tre Moschettieri.

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