Il surrealismo, il movimento che ha trasformato l’inconscio in arte

Il surrealismo, il movimento che ha trasformato l’inconscio in arte

“Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.” Questo che hai appena letto è un estratto del Manifesto surrealista uscito nell’autunno del 1924.

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A redigerlo è lo scrittore francese André Breton che, rimasto colpito da L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, arriva alla conclusione che non si possa più snobbare la dimensione onirica dell’uomo. Secondo Breton bisogna indagare l’inconscio, i pensieri più reconditi, le meditazioni più primitive e trasformare il tutto in opera d’arte. Passaggio che effettivamente avviene in letteratura, nel cinema e nella pittura.

surrealismo

Al di là della forma d’arte scelta, le tematiche che i surrealisti trattano si ripetono. Sono, in sostanza, tre. La prima è l’amore, inteso come elemento fondante della vita; la seconda si basa sulla libertà, intesa come affrancamento definitivo dei dettami della società; la terza, infine, su follia e sogno che si mescolano fra loro.

Se in letteratura uno degli esempi più lampanti in tal senso sono gli scritti di Breton, nella pittura spiccano i lavori di Joan MiròRené Magritte e Salvador Dalí. Quest’ultimo, in particolare, è fermamente convinto che il surrealismo debba essere un vero e proprio stile di vita—tanto che riesce pure a creare una linea di mobili surrealisti.

dalì

In generale, però, gli artisti si concentrano più che altro sul loro lavoro, utilizzando le tecniche più disparate. Si va dal semplice collage all’assemblaggio, fino ad arrivare al dripping—tecnica che in seguito userà con maestria Jackson Pollock, maestro dell’Action Painting.

Per quanto riguarda il cinema, invece, la pellicola più famosa del periodo è Un cane andaluso. Realizzato da Luis Buñuel e Salvador Dalí, il cortometraggio si presenta come un susseguirsi di scene senza apparente connessione, una sorta di delirio onirico di cui non si dimentica facilmente.

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