Il tamburo magico che nell'800 ti faceva vedere i

Il tamburo magico che nell'800 ti faceva vedere i "cartoni animati"

Tra le pagine più belle del primo volume della Ricerca di Marcel Proust ci sono quelle della buonanotte. In camera, nell’attesa terribile e sublime del bacio della madre, il narratore ammira sul muro le immagini di una lanterna magica. E fantastica.

Avevano perfino escogitato, per distrarmi nelle sere in cui mi vedevano troppo infelice, di regalarmi una lanterna magica […] al modo dei primi architetti e maestri vetrai dell’età gotica, essa sostituiva all’opacità dei muri impalpabili iridescenze, soprannaturali apparizioni multicolori, dov’eran dipinte leggende come in una vetrata vacillante e momentanea.

I film d’animazione, o i più semplici cartoni animati, hanno da sempre stimolato la nostra immaginazione. Ben prima dell’avvento del cinema. Come la lanterna di Marcel, c’erano anche altri dispositivi che riproducevano un meraviglioso spettacolo cinematografico.

Tra questi, lo zootropio. L’etimo viene dal greco e, in maniera assai approssimativa, si potrebbe tradurre come la “ruota della vita”. Conosciuto anche come il tamburo magico. Inventato da un matematico britannico di nome William George Horner nel 1834. Un esempio di animazione nella sua forma fisica.

Ricorda un vaso, un cilindro rotante con delle fessure verticali e, al suo interno, strisce disegnate. In genere sono raffigurazioni di animali. Ogni feritoia coincide con un’immagine e permette di mostrare le animazioni a più persone contemporaneamente, da posizioni diverse.

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Inizialmente soltanto le famiglie aristocratiche potevano permettersi questi oggetti pregiati. Diventano popolari qualche decennio dopo, non soltanto in Inghilterra, ma anche negli Stati Uniti, e nella Mitteleuropa. Con alcune varianti.

La conferenza di TED

Eric Dyer è un regista e studioso di animazione. Dopo aver lavorato per anni al computer, come grafico, comincia ad appassionarsi allo zootropio e ne rimane folgorato. Un oggetto incantevole oggi praticamente dimenticato che ha voluto raccontare in un’emozionante conferenza di TED.

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All’età di 14 anni, a Dyer viene diagnosticato un problema degenerativo alla retina. La paura di non poter più vedere, di staccarsi, dissociarsi dal mondo, lo spinge a trovare una soluzione esistenziale e artistica. Una trasformazione radicale dopo la quale ha iniziato a vivere il mondo con i suoi sensi. Cercando un maggior contatto.

Durante un viaggio in bicicletta in Danimarca fa alcune riprese: di innamorati che si tengono per mano, di biciclette, del selciato, dei canali ecc. Invece di tenere quelle immagini in formato digitale, le stampa materialmente su carta. Ritaglia le figure. E con quelle costruisce sculture di carta. Zootropi, appunto. Ne scolpisce più di venti. Tutti funzionanti. Li porta in studio e gira “Copenhagen Cycles”.

Un lavoro che racconta emozionato e felice a conclusione della conferenza. Qualcosa per lui di molto più grande che lavorare davanti a uno schermo per 14 ore al giorno. Un lavoro diverso, “una simbiosi tra arte e vita”.

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