I tarahumara: il popolo messicano che ti insegna cosa significhi davvero

I tarahumara: il popolo messicano che ti insegna cosa significhi davvero "correre"

Fra le incursioni poetiche degli europei del secolo scorso in Sudamerica, oltre alle visioni straordinarie del Dino Campana dei Canti Orfici, c’è il viaggio—fisico e mentale—del marsigliese Antonin Artaud nel “Paese dei tarahumara”, in Messico.

Sbarcato a Veracruz il 7 febbraio 1936, Artaud andò in cerca di questo popolo messicano delle montagne, che abita l’area meridionale dello Stato di Chihuahua. Presso di loro conobbe i riti sciamanici “del Peyote, in cui una forte modificazione delle percezioni sensoriali è provocata dall’assunzione dei famigerati “bottoni” della pianta.

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Dopo ventotto giorni d’attesa, non ero ancora rientrato in me; bisognerebbe dire: uscito in me” : sono parole tratte dall’allucinato, bellissimo resoconto, che puoi leggere in italiano ancora oggi, in cui Artaud racconta l’esperienza.

Probabilmente anche Carlos Castaneda conobbe i “viaggi” di Artaud, prima di scrivere A scuola dallo Stregone” (o meglio, Gli insegnamenti di Don Juan), la storia della sua esplorazione del “mescalito” in Messico, al seguito del maestro yaqui Don Juan Matus.

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Queste storie avranno grande influenza su intere generazioni di lettori (ne parla anche Oliver Sacks). Per poter liberare la mente e scoprire se stessi attraverso il contatto con “la realtà non ordinaria”, Don Juan e Castaneda si erano recati anch’essi dai tarahumara, nei primi anni ’60, per procurarsi i “bottoni” di peyote.

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Ma chi sono i tarahumara? Un popolo nativo americano il cui autentico nome nella lingua nativa uto-azteca è Rarámuri. Un tempo abitanti di tutta l’area dello stato del Chihuahua, con l’arrivo degli spagnoli, che li nominarono appunto tarahumara, si ritirarono nei Canyon della Sierra Madre Occidentale, vivendo principalmente in capanne di legno. Popolo democratico e di grande spiritualità, dedito alla monocultura del mais prima della scoperta dell’argento da parte dei bianchi, i tarahumara hanno difeso tenacemente le proprie tradizioni materiali e religiose fino a oggi. Sebbene le missioni gesuitiche abbiano provocato quasi una fusione fra il “creatore” secondo la cosmologia tarahumara—Onorúame— e Cristo.

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Secondo un’interpretazione su cui non tutti sono d’accordo, Rarámuri significa quelli che corrono veloce. La più straordinaria particolarità di questo popolo, infatti, è la seguente: i tarahumara—ragazzi e adulti, uomini e donne—possono correre enormi distanze per spostarsi nei sentieri lungo i canyon. Lo fanno durante sessioni di caccia (in cui sono abilissimi), trasporto di merci, e comunicazione fra villaggi a grande distanza uno dall’altro. I tarahumara fanno tutto ciò a piedi. E a volte si sfidano in gare di corsa incredibili, percorrendo anche per 300 km in una sola sessione, senza infortunarsi.

En la sierra que lleva su nombre habitan los tarahumaras, o rarámuris “los hombres de los pies alados”, como ellos se llaman a sí mismos. Esta prodigiosa sierra produce una impresión que difícilmente podrás olvidar: enormes montañas, riscos escarpados, desfiladeros o cañadas profundas que se extienden hasta el infinito. Lo más asombroso, sin embargo, es que desde épocas milenarias sus antiguos moradores son y viven como antes, como siempre. De estatura mediana, muy fuertes, son pura musculatura, de piel oscura, con el cabello negro, brillante y lacio, parecen forjados en hierro. Su porte es de dignidad y misterio; sus rostros, sobre todo los de las mujeres, son perfectamente ovalados, armónicos y parecen esculpidos en una avellana. Los tarahumaras son huidizos, poco comunicativos, sobre todo con los “chabochis” es decir, los blancos y los mestizos. Los tarahumaras siembran maíz o frijol en las tierras que los circundan. Todo es de todos, su organización social es totalmente armónica. Nadie tiene más que los otros. Cada quién desempeña un trabajo y una responsabilidad. Su lengua es dulce, pues ellos son gentiles. No tienen palabras ni actos agresivos. Todo lo hacen con poesía: “te saludo con la paloma que gorjea, te deseo salud y felicidad con los tuyos”. Desde niños conocen la ecología de su entorno, se hablan de tú con la naturaleza. #indigenas #tarahumara #raramuri #sostenible #sostenibilidad #naturaleza #medioambiente #tribus #indigenasdemexico #sustainablefuture #mexico #chabochi #instamexico #mexico #mexicomagico

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A differenza di molti di noi, abituati ad attutire i traumi della corsa proteggendo i piedi con suole in materiale plastico, i tarahumara non hanno mai perduto l’abitudine alla corsa naturale. Le loro “scarpe da corsa” sono una variante ultraleggera e minimalista delle huarace, un tipo di sandali precolombiani. Te ne parla nel dettaglio lo scrittore Christopher McDougall nel libro Born to Run, interamente dedicato ai tarahumara.

Le huarace da corsa non sono altro che una suola—inizialmente in pelle, oggi ricavata dal battistrada di pneumatici usati—legata al piede da un laccio che passa fra le dita e attorno alla caviglia.

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Qual è il risultato della corsa naturale che una simile calzatura impone? Quando un tarahumara si iscrive a una maratona locale di solito vince, anche contro ultramaratoneti esperti. E l’unica cosa che una “maratoneta” tarahumara ha in comune con gli altri partecipanti è la pettorina: al posto dell’abbigliamento tecnico indossa una gonna leggera quasi fino alle caviglie e le huarace.

Awesome picture posted by @earthrunners ・・・ A Tarahumara runner participates in a half marathon in the streets of Guachochi, Chihuahua (Mexico) ? On her feet are a thin piece of rubber fastened to the sole of her foot for protection. No cushioning, no arch support – and this allows her to run with a natural, efficient technique by using our natural human machinery built for distance running ? Escape “high tech” shoes and automatically correct your running technique to prevent injury and improve efficiency ? #thefootcollective #strongfeet #run #runner #technique #barefoot #huarache #minimalistrunning #zerodrop #strongfeet #tarahumara #painfree #ottawa #painfree #injuryprevention #human #movement #education #runlikeahuman

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Gli scrittori del Novecento sono stati sedotti, grazie ai tarahumara, dall’idea di oltrepassare “confini” mentali. Oggi questo popolo può insegnarci a riscoprire le possibilità del nostro corpo, a usarlo nel modo più naturale possibile.

Il fotografo Bob Schalkwijk ha dedicato moltissimi anni alla conoscenza dei tarahumara. E ne ha tratto un magnifico libro fotografico.

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