Una tela di un solo colore è un’opera d’arte?

Una tela di un solo colore è un’opera d’arte?

Nei musei di arte contemporanea davanti a una tela completamente bianca, nera o blu qualcuno pensa sempre: “beh, ma questo avrei potuto farlo anche io…”

Il discorso su “Cosa è arte” è uno dei più lunghi e infruttuosi nel campo dell’estetica. Quasi mai si trova una soluzione che convinca tutti. Ma è doveroso provarci.

Partiamo col prendere in prestito le parole di Ernst Gombrich:

Chi ha acquistato una certa conoscenza della storia dell’arte corre talvolta il pericolo di cadere in una trappola […]. Vedendo un’opera d’arte non si abbandona a essa, ma preferisce cercare nella mente l’etichetta appropriata.

Per godere dell’arte, in generale e ancora di più di quella che di primo acchito non riusciamo ad afferrare, sarebbe bene seguire il consiglio di Gombrich. Prima di lasciarsi andare a commenti facili, “di superficie”.

I quadri blu di Yves Klein

Prendiamo per esempio il grande Yves Klein. Uno che ha fatto della “monocromia” il concetto fondamentale della sua arte. Prima del suo periodo blu, aveva dipinto intere tele arancione, oro ecc. Era convinto che il colore puro rappresentasse “qualcosa in sé”. Il 27 dicembre 1954 Klein scrive sul suo diario:

Credo che in futuro le persone dipingeranno quadri di un unico colore e nient’altro che colore…

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IKB monochromatic, 1962, Yves Klein. via

Come vedremo tra poco, ha avuto ragione. Oggi le sue tele sono esposte nei maggiori musei del mondo. Davanti a un suo quadro non si coglie soltanto un colore. Quello che interessava Klein era “la corrispondenza tra il colore e la scala umana”. Come ha scritto la critica Hannah Weitemeier:

A suo parere, ciascuna tela possedeva un’intensità tale da assorbire l’osservatore, stimolare la sua sensibilità emotiva.

Saper guardare un quadro monocromo vuol dire lasciar andare lo sguardo. Ma come si fa? D’aiuto, in questi casi, è conoscere come lo stesso autore ha inteso la sua opera. “Avvertire l’anima, senza spiegazioni, senza parole”, ha detto Klein nel 1960:

Dipingere questa sensazione—questo è credo ciò che mi ha portato alla pittura monocroma. 

I quadri bianchi e neri del minimalismo

Questi, tra tutti quelli monocromi, sono i quadri reputati “più estremi”. Quelli che apparentemente sembrano essere “elementari”. Le tele bianche. O quelle interamente nere.

In questo video di Vox viene spiegata la storia del minimalismo e qualche chiave di lettura delle tele bianche.

Prima di tutto una precisazione. Il bianco è costituito da una varietà di pigmenti, e non è mai qualcosa di assolutamente puro.  Con il minimalismo (siamo negli anni Sessanta) si sviluppa un tipo di pittura che vuole isolare l’opera. Non soltanto dall’autore, ma separarla anche da qualche rimando esterno. Da possibili interpretazioni. Nel minimalismo l’arte è quello che si vede e quello che si vede soltanto.

Per capire l’importanza di questa intuizione è necessario conoscere, di nuovo, anche il contesto. Se oggi questi quadri sono in grado di sconvolgerci, pensiamo che effetto potessero fare 50 anni fa. O ancora di più, come nel caso dell’artista Malevich (che dipingeva all’interno della corrente del Suprematismo agli inizi del Novecento). Malevich è stato il primo artista ad avere l’intuizione di realizzare tele a uno o due colori. Da quella interamente nera, a quella composta da due bianche (di diverse sfumature) sovrapposte.

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Quadrato nero, 1915, Kazimir Malevich. via

Una delle esponenti più importanti del minimalismo, Agnes Martin, diceva delle sue tele bianche:

L’arte è la rappresentazione concreta dei nostri sentimenti più sottili. I miei dipinti non parlano di ciò che si vede, ma di quello che è presente in eterno nella mente.

Come guardare una tela monocroma?

Per apprezzare una tela di questo tipo vengono allora richiesti all’osservatore alcuni accorgimenti. Senza cercare qualcosa “dietro”, la tela va guardata per quello che è. Avvicinarsi, ispezionarla. Osservare il gesto dell’autore, la consistenza del colore, la luce che si riflette. Tutto partecipa all’esperienza estetica. 

Senza riferimenti, essendo la tela completamente di un colore, dobbiamo compiere uno sforzo. Proprio per questo però la soddisfazione finale sarà doppia. Come ha detto una delle curatrici del Whitney Museum di New York, Elisabeth ShermanGuardare una tela e accogliere le emozioni che ci trasmette (anche se sono di rabbia e frustrazione). È fondamentale guardare, e non dare una definizione, un giudizio, un commento. In quel caso si rischia facilmente di semplificare. 

Perché, riprendendo in prestito le parole di Gombrich:

Vedere un quadro con sguardo vergine e avventurarsi in un viaggio di scoperta è un’impresa […] ardua, ma anche […] ricca di soddisfazioni. Nessuno può prevedere con che cosa, da un simile viaggio, farà ritorno.

Immagine di copertina