The Family of Man, la mostra fotografica più importante della storia

The Family of Man, la mostra fotografica più importante della storia

C’è solo un uomo nel mondo e il suo nome è Tutti gli Uomini, c’è solo una donna nel mondo e il suo nome è Tutte le Donne, c’è solo un bambino nel mondo, e il nome del bambino è Tutti i Bambini.

Sotto questo perentorio motto ideato da Carl Sandburg, “poeta nazionale” americano di tipo whitmaniano, apriva nel 1955 al MoMA di New York, per poi “visitare” molte città d’Europa (tra cui Torino) negli anni successivi con immenso successo di pubblico, una mostra fotografica ormai leggendaria intitolata The Family of Man.

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Elliott Erwitt, 1955. USA, California

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Una mostra che, in un certo senso, non aveva come oggetto la fotografia, ma la sfruttava per impostare una narrazione umanistica che doveva soprattutto emozionare e commuovere: proponendo centinaia di immagini di vita quotidiana e familiare da ogni parte del mondo. Postulando una natura umana universale. Questo nel 1955, l’anno in cui, come contrappeso al Patto Atlantico, veniva stipulato il cosiddetto Patto di Varsavia.

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#thefamilyofman #luxembourg #clerveaux

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The Family of Man è ricordata spesso come la mostra fotografica più importante della storia. Tanto che più di sessant’anni dopo puoi ancora visitarla: c’è una mostra permanente, celebrativa e contestualizzata, che ricostruisce l’allestimento inaugurale al MoMA presso il Castello di Clervaux in Lussemburgo. Il paese natale di chi ideò e curò The Family of Man con alcuni preziosi collaboratori: il fotografo Edward Steichen, allora direttore del dipartimento fotografico del MoMA.

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۱۶- فراسوی نیک و بد معمولا شروع معرفی یک عکاس یا مجموعه را با این جمله آغاز می کردم که ‘’فلانی وقتی فلان کار را می کرد نمی دانست که قرار است…’’ اما ادوارد استایکن وقتی می خواست نمایشگاه خانواده بشر را در ۱۹۵۵ در موزه هنر مدرن نیویورک برگزار کند می دانست که چه پروژه عظیمی را آغاز کرده است. اما شاید فکر نمی کرد معروف ترین نمایشگاه عکاسی نمام دوران ها را جمع آوری کرده است. صدها عکس از عکاسان مختلف در آنچه حانواده بشر نام نهاده شده بود از ۲۴ ژانویه تا ۸ می ۱۹۵۵ در پیش چشم نیویورکی ها به نمایش در آمد و سپس در توری ۸ ساله به ۳۷ کشور سفر کرد و بیش از ۹ میلیون نفر از آن بازدید کردند. بیایید به تماشاي این مجموعه انسان دوستانه بنشینیم. (اوژن هریس، فلوت زن) #ادوارداستایکن #تاريخ_عكاسي #خانواده_بشر #edwardsteichen #thefamilyofman

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Steichen, appena 15 anni più vecchio di Stiegliz, era nato nell’800, aveva visto due guerre, e aveva 75 anni quando nel 1953 lanciò un appello a tutti i fotografi per realizzare la sua full immersion nell’esperienza umana. Ricevette più di due milioni di fotografie in risposta. 

The Family of Man

Dopo due anni di selezione condotta da Steichen e il suo collaboratore Wayne Miller, ben 503 fotografie di 273 fotografi di 68 nazionalità diverse furono incaricate a rappresentare “la famiglia degli uomini”. Non c’erano soltanto fotografi celebri, e dei fotografi celebri, spesso e volentieri, non erano stati selezionati gli scatti migliori. Il criterio di selezione era l’aderenza all’idea di base della mostra. E l’allestimento, affidato a un allievo di Gropius, Paul Rudolph, esaltava l’idea con numerosi pannelli che permettevano a foto scattate in posti lontanissimi fra loro di essere osservate “all’unisono”.

Bambini appena nati, bambini che giocano, uomini e donne che si amano e soffrono, lavorano, gioiscono, invecchiano, muoiono (o sono già morti). E questo, aldilà dei caratteri nazionali, del colore superficiale della pelle, avviene ovunque: in Africa o in Medio Oriente, nelle Americhe e in Europa. Questi i “contenuti” di The Family of Man, i soggetti delle foto di Henri Cartier-Bresson e di Dorothea Lange. Di Elliott Erwitt, di Robert Capa, di Richard Harrington. E di quelle dei tanti autori ignoti selezionati per l’impatto emotivo del loro scatto.

Il successo della mostra fu incredibile. I visitatori nel mondo più di dieci milioni. Il catalogo—qui puoi sfogliare quello originale del 1955—continua a essere ristampato. E finora ha venduto, anch’esso, milioni di copie. L’UNESCO, che come puoi vedere da questa monografia sostenne il progetto da subito, nel 2003 ha inserito The Family of Man nel Registro della  Memoria del Mondo.

Esiste davvero “la grande famiglia degli uomini”?

Visitata. Venerata. Discussa. The Family of Man fu anche una mostra criticata. Da Roland Barthes provenne la stroncatura più nota e “influente”. Che trovi in un breve capitolo di Miti d’oggi, raccolta di testi di critica ideologica in cui Barthes aggrediva il linguaggio della cultura di massa con gli “strumenti” della nascente semiologia.

Spiritualizzando, moralizzando, sentimentalizzando le somiglianze di comportamento della specie umana, e nel rimuovere perciò la storia (Barthes scrive “Storia”: forse era un mito anch’essa, per lui) ecco emergere La grande famiglia degli uomini—questa la traduzione francese della mostra—in cui le istituzioni sono scavalcate a favore di una mistica della natura umana, e le ingiustizie sono tutte piallate in fotogeniche “differenze” ricomprese in una “comunità” che è puro mito. La nascita. L’amore. Il lavoro. La morte: “sì, sono fatti di natura, fatti universali. Ma se si toglie loro la Storia, non c’è più niente da dire. […] Lo scacco della fotografia mi sembra qui flagrante: ridire la morte o la nascita non insegna letteralmente niente”.

Ricordarci che tutti siamo “uno”

Proseguiva Barthes:

Che il bambino nasca bene o male, che costi o no sofferenza alla madre. Che sia o non sia colpito da mortalità, che acceda a una o a un’altra forma di avvenire. Ecco ciò di cui le nostre mostre dovrebbero parlarci. E non di un’eterna lirica della nascita. E lo stesso per la morte. Dobbiamo veramente cantare una volta di più la sua essenza, rischiare in tal modo di dimenticare che possiamo ancora tanto contro di essa? È questo potere ancora giovane, che dobbiamo magnificare, e non l’identità sterile della morte ‘naturale’.

Insomma, una mistificazione, The Family of Man secondo Barthes. Ed è vero che, finanziata da Rockfeller, girando per il mondo con la supervisione dell’USIA, la mostra fu utilizzata come sponsor della superiorità dell’american way of life, anche come garante del relativismo culturale.

Tuttavia, quanto allora si sentiva l’esigenza di proclamare che in tutto il mondo uomini donne e bambini sono uno, tanto se ne sente l’esigenza oggi, per motivi diversi. Per ricordarcelo, e benché la mostra sia per molti aspetti superata, è sempre emozionante sfogliare il catalogo di The Family of Man.

Immagine di copertina| Elliott Erwitt, 1955