Thomas Pynchon: guida a uno degli scrittori postmoderni più importanti

Thomas Pynchon: guida a uno degli scrittori postmoderni più importanti

Fra gli scrittori che alla fine della Seconda guerra mondiale hanno lanciato i primi prodromi della letteratura postmoderna, Thomas Pynchon è uno dei più grandi. Dotato per natura di un talento smodato per la prosa, alla fine degli anni Cinquanta i suoi virtuosismi tecnici lo presentarono come uno degli scrittori americani più promettenti.

Al di là della pietra miliare che ha regalato alla letteratura—il romanzo L’Arcobaleno della gravità—i suoi lavori hanno avuto il merito di inserirsi in un filone che ha letteralmente messo a nudo le ipocrisie della letteratura convenzionale. Ha poi influenzato molti scrittori: da David Foster Wallace a Jonathan Franzen.

L’infanzia e il servizio militare

Nato a Long Island nel 1937, l’infanzia di Thomas Pynchon rappresenta il classico esempio dello stile di vita di un ragazzo della media borghesia americana dell’epoca. Accanito lettore, frequenta con successo il liceo, invogliato nello studio dai suoi genitori.

Inizia ad appassionarsi alla scrittura curando una rubrica umoristica sul giornale scolastico, e dal successo ottenuto si accorge di avere un notevole talento per la prosa ironica e tagliente.

Terminato il liceo si iscrive alla Cornell University. Una delle più prestigiose università americane, inserita nella lista dell’Ivy League. Nel 1957, però, decide di abbandonare gli studi per arruolarsi nella marina militare. Una volta congedato, riprende gli studi, e decide di seguire i corsi di letteratura.

L’esperienza in marina, anche se breve, rimarrà molto impressa nel giovane Pynchon. Molti aspetti dei suoi personaggi—che sono spesso marinai o soldati—mutuano proprio da questo periodo della sua vita.

Il primi due romanzi e il postmodernismo

Dopo aver seguito i corsi di letteratura tenuti da Vladimir Nabokov alla Cornell, Pynchon decide di sviluppare il proprio stile privilegiando gli aspetti che lo avevano reso famoso come redattore al liceo. Ironia tagliente, prosa arguta e virtuosistica e dei piani narrativi che si intrecciavano fra di loro in modo complicato e inusuale.

Il suo primo romanzo, V, rispetta pienamente queste caratteristiche. La trama è complicata e misteriosa. I due protagonisti principali, Herbert StencilBenny Profane, sono alla ricerca di una misteriosa donna—di cui si conosce solo l’iniziale del nome, V appunto—e l’intera narrazione si svolge attraverso flashback e intrecci che sembrano non seguire un ordine preciso.

L’intento di molti scrittori postmoderni, infatti, è sempre stato quello di mettere a nudo l’ipocrisia della letteratura realista. Tentare di far credere al lettore che la narrazione sia composta da eventi che si legano fra loro in modo sempre consequenziale e causale era ritenuta una negazione della realtà. La letteratura realistica, insomma, appare falsa ai postmodernisti come Pynchon.

Seguendo questo filone nella seconda metà degli anni Sessanta lo scrittore si trasferisce in California. E qui entra in contatto con la controcultura studentesca che sta animando i campus di università come Berkeley. Questa ondata rivoluzionaria contagerà i suoi lavori successivi.

E infatti nel 1966 esce L’Incanto del Lotto 49. Il libro, breve e possibilmente ancora più angusto del precedente, racconta la storia di Oedipa Maas: una giovane donne che nel tentativo di far chiarezza sull’eredità di un suo amico, finisce al centro di un complotto di cui non si riescono a delineare i contorni. Questo romanzo introduce un altro aspetto caratteristico dell’opera di Pynchon: la paranoia.

La voce che si sente in questo video dei Simpsons è quella originale dell’autore.

L’Arcobaleno della gravità

Mentre ultima questo suo secondo lavoro, però, Pynchon è già al lavoro sul romanzo che lo renderà famoso in tutto il mondo. L’Arcobaleno della gravità, uscito nel 1973. Il suo terzo romanzo è unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori del postmodernismo.

Riuscirne a delineare la trama è impossibile: è un libro che va semplicemente letto. Al suo interno si possono trovare tutti i dettagli che hanno reso grande questo scrittore.

Un approccio storiografico e simbolico della trama e dei personaggi. Uno stile involuto e caratterizzato da continui cambi di ritmo e di registro. E un’ironia di fondo persistente, che si esplica spesso con riferimenti alla cultura pop e all’immaginario televisivo.

La fama e la vita ritirata

A questo punto della sua carriera Pynchon è riconosciuto come uno degli scrittori più importanti d’America. La MacArthur Foundation gli conferisce una prestigiosa borsa di studio (più di 300.000 dollari in cinque anni) per consentirgli di lavorare senza pressioni economiche.

Ma la fama ottenuta spaventa molto lo scrittore. Restio alle interviste e alle apparizioni in pubblico—le uniche foto di Pynchon risalgono alla sua giovinezza—in questo periodo decide di sottrarsi all’attenzione mediatica, e di diluire il suo lavoro. Nei successivi 25 anni lo scrittore pubblicherà soltanto tre romanzi.

I lavori in questione sono la raccolta di racconti Un lento apprendistato (1984), e i romanzi Vineland (1984) e Mason & Dixon (1998). Pur rappresentando opere di grande spessore, sono caratterizzate da un formalismo troppo accentuato rispetto al passato. Pynchon, insomma, sembra concentrarsi un po’ troppo sull’aspetto teorico del postmodernismo. Utilizza gli espedienti della metafiction e del pastiche—l’imitazione dello stile di altri scrittori—e accentua troppo la sua tendenza alla complicazione a sfavore della trama.

“Contro il giorno” e il ritorno

Nel 2006 Pynchon pubblica Contro il giorno. Un’opera monumentale, divisa in cinque sezioni, con una mole di digressioni e personaggi da far impallidire un romanziere russo. Nonostante il massimalismo esibito, il libro è bellissimo. Pynchon dopo molto tempo dimostra di tornare a saper padroneggiare anche i tempi narrativi oltre che la formalità della prosa.

Il libro è un dedalo di storie che si affacciano su un proscenio storico in continuo mutamento. Che va dagli Stati Uniti di fine Ottocento, fino alla Torino che si affaccia alla Prima guerra mondiale. Il pubblico affezionato che ormai segue Pynchon da tempo, lo accoglie come un grande successo.

A partire dagli anni dieci, Pynchon torna a scrivere a ritmo più serrato. I suoi ultimi due romanzi Vizio di forma (2011) e La cresta dell’onda (2013) rappresentano un ulteriore cambiamento nello stile dello scrittore. La mole dei romanzi cala, ma si nota un inasprimento delle tematiche politiche e sociali.

Immagini: Copertina