Tim Burton, il regista che ha portato il gotico al cinema

Tim Burton, il regista che ha portato il gotico al cinema

Sebbene un film sia solitamente accompagnato da titoli di testa e di coda, qualche volta non è necessario leggerli nel dettaglio per capire da chi sia stato diretto. Il mondo della settima arte è costellato, infatti, da molti registi con un’impronta stilistica così personale che è impossibile confonderla. Solo per citare alcuni dei casi più noti: Wes Anderson è fissato con i colori sgargianti e le simmetrie; Quentin Tarantino è noto per i dialoghi curatissimi, le scene splatter e i salti temporali; Tim Burton è diventato famoso per le ambientazioni e i personaggi tanto fiabeschi quanto macabri.

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Quest’ultimo, tra l’altro, detiene un record assoluto: nel 2007 ha ricevuto alla Mostra del Cinema di Venezia il Leone d’Oro alla carriera, diventando così il più giovane regista della storia ad aver raggiunto questo traguardo.

A proposito del suo mondo fantastico—ravvisabile in pellicole come “La sposa cadavere” o “The Nightmare Before Christmas”—il regista Burton, in una recente intervista del 2012, ha detto: “Per me i mostri, le creature un po’ bizzarre, sono i personaggi più vicini alla realtà, e sono sempre quelli che suscitano più emozioni.”

tim burton

Per capire meglio come il mondo burtoniano sia entrato nel mito, bisogna però guardare alla biografia e in particolare all’infanzia del suo creatore. Burton nasce nel 1958 a Burbank, una cittadina californiana non troppo distante dai riflettori di Hollywood. In quel piccolo contesto—in cui però si sentono gli influssi del grande cinema—il giovane inizia ad appassionarsi ai film horror, a mostri come Godzilla e Frankenstein, registi italiani come Fellini e Bava, e soprattutto alla figura di Vincent Price, il suo attore preferito.

In seguito, all’età di soli 16 anni—dopo aver vissuto un periodo dalla nonna—Tim Burton decide di andare a vivere da solo. Esce poco, non ha molti amici, ma disegna moltissimo. Ed è proprio grazie a questa sua prima grande inclinazione che soli due anni dopo, all’età di 18 anni, vince una borsa di studio per frequentare il California Institute of the Arts di Valencia (California) ed entrare così nella squadra dei disegnatori ufficiali del cartone animato Disney “Red e Toby – Nemiciamici”. Questo primo lavoro, però, non verrà considerato positivamente da Burton. Anni dopo, confesserà: “Era una tortura, dovevo disegnare tutte le scene con le graziose bestioline ammiccanti. Semplicemente non ci riuscivo.”

Il vero salto nel mondo della regia—all’inizio nel cinema indipendente—arriva nel 1982, quando Burton realizza “Vincent”, un corto di 5 minuti che racconta la storia di un bambino che sogna di diventare come Vincent Price, il suo attore horror preferito. Come avrai notato, si tratta in realtà di una storia biografica, ma la vera novità è la tecnica che Burton usa per la realizzazione del corto: la stop motion, che “consiste nello scattare una serie di fotogrammi di un oggetto o di un disegno bidimensionale cambiando ogni volta la sua posizione nello spazio, per poi proiettare le immagini una di seguito all’altra”.

Da lì in poi iniziano le prime produzioni: Pee-wee’s Big Adventure (1985), Beetlejuice – Spiritello porcello (1988), Batman (1989), Edward Mani di Forbice (1990), Batman – Il ritorno (1992) e gli altri a seguire.

È proprio durante le produzioni dei suoi film che Tim Burton fa gli incontri più importanti della sua vita. Il primo è quello con il compositore Danny Elfman, al quale dal 1985 affida quasi tutte le colonne sonore dei suoi film; il secondo è quello con l’attore Johnny Depp che dal 1990 in poi interpreta il ruolo principale in molte pellicole del regista; il terzo, infine, è l’incontro sul set de “Il pianeta delle scimmie” nel 2001 con l’attrice Helena Bonham Carter. Da quest’ultima Burton—da cui si separa nel 2014—avrà i due figli Billy Ray e Nell.

Oltre ad aver diretto film, Burton ha realizzato anche dei video musicali per il gruppo The Killers, l’ultimo dei quali vede la partecipazione dell’attrice Winona Ryder—una tra le preferite del regista americano.

Inoltre, Burton non ha mai abbandonato il disegno. Tanto che il Museum of Modern Art di New York dal 22 novembre 2009 al 26 aprile 2010 ha dedicato una retrospettiva in suo onore con tutti i disegni, bozzetti e costumi che ci hanno permesso di osservare il mondo incantato che— per quanto macabro per certi versi—abbiamo imparato ad apprezzare e amare sullo schermo.

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