La voce unica di Pier Vittorio Tondelli ha attraversato gli anni Ottanta

La voce unica di Pier Vittorio Tondelli ha attraversato gli anni Ottanta

“Scrittore tra i più influenti della sua generazione”, come ha scritto Giorgio Fontana su Internazionale, “l’emiliano postmoderno” Pier Vittorio Tondelli, facendo continuamente “cantare” la macchina da scrivere al suono della musica che amava di più—gli Smiths su tutti—ha raccontato la generazione di giovani non garantiti alla fine dei ’70 (Altri libertini). L’esperienza della caserma (Pao Pao). La riviera Adriatica (Rimini). Nato e morto a Correggio (1955-1991), benché fosse un viaggiatore avido ha saputo raccontare la provincia italiana protagonista dei nostri anni ’80,

E il tema del “viaggio”—per quanto suoni scontato come la traccia di un tema di maturità—è davvero uno dei temi fondamentali di Tondelli. Fin dalla prima pagina di quello che Massimo Raffaeli in una puntata Wikiradio indica come il suo libro più belloCamere separate—in cui il giovane scrittore Leo, dopo la morte del suo ancor più giovane amante tedesco Thomas, riepiloga mestamente la propria esistenza.

Un giorno, non molto distante nel tempo, lui si è trovato improvvisamente a specchiare il suo viso contro l’oblò di un piccolo aereo in volo tra Parigi e Monaco di Baviera.

All’esterno, ottomila metri più sotto, la catena delle Alpi appariva come una increspatura di sabbia che la luce del tramonto tingeva di colori dorati. Il cielo era un abisso cobalto che solo verso l’orizzonte, in basso, si accendeva di fasce color zafferano o arancione zen. Inquadrato dalla ristretta cornice ovoidale dell’oblò il paesaggio gli parlava del giorno e della notte, dei confini fra i mondi della terra e dell’aria e da ultimo, allorché si accese una luce nella carlinga e su quell’olografia boreale apparve il riflesso del suo volto appesantito e affaticato, anche del sé.

La sua faccia, quella che gli altri riconoscevano da anni come “lui”—e che a lui invece appariva ogni giorno come più strana, poiché l’immagine che conservava del proprio volto era sempre e immoralmente quella del sé giovane e del sé ragazzo—una volta di più gli parve strana. Continuava a pensarsi e a vedersi come l’innocente, come colui che è incapace di fare del male e di sbagliare, ma l’immagine che vedeva contro quello sfondo acceso era semplicemente il viso di una persona non più tanto giovane, con pochi capelli fini in testa, gli occhi gonfi, la pelle degli zigomi screziata di capillari come le guance cupree di suo padre […]. Solo qualche mese fa ha compiuto trentadue anni.

Uno scrittore “impressionista”: Altri Libertini di Tondelli

Provinciale ma a suo modo “globalizzato”. Intellettuale di sinistra ma non ideologo. Apparentemente cronachistico, in realtà romanzesco. Cattolico ma artefice di una poetica dello sbando esistenziale. Tondelli era in bilico “tra il gusto della provocazione e il pungolo della nostalgia”, secondo Aldo Tagliaferri, l’indispensabile editor dell’esordio Altri libertini. Il “romanzo a episodi”, fatto di sei racconti in cui Tondelli, osservatore ricettivo della sua generazione, ritrae con mille tocchi nervosi, e talvolta umoristici, storie di velleità, di precari “stonati”, di autostop e sesso trasandato e infinite bighellonate notturne. Uscì a gennaio 1980. Tondelli divenne “Lo scrittore giovane”.

L’autore stesso si definiva “un descrittivo, impressionista quasi”. La scrittura elettrizzata di Altri Libertini, insieme al tema del viaggio, rimanda a un modello ineludibile: Jack Kerouac. Basta  l’incipit “folgorante” del primo racconto, Postoristoro.

Sono giorni ormai che piove e fa freddo e la burrasca ghiacciata costringe le notti ai tavoli del Posto Ristoro, luce sciatta e livida, neon ammuffiti, odore di ferrovia, polvere gialla rossiccia che si deposita lenta sui vetri, sugli sgabelli e nell’aria di svacco pubblico che respiriamo annoiati, maledetto inverno, davvero maledette notti alla stazione, chiacchiere e giochi di carte e il bicchiere colmo davanti, gli amici scoppiati pensano si scioglie così dicembre, basta una bottiglia sempre piena, finché dura il fumo.

Rimini, un simbolo degli anni ’80

“Altri libertini” ottenne grande immediato successo. Complice forse anche il sequestro temporaneo per immoralità. Lo ottenne anche Rimini. Il terzo “polifonico” romanzo (1985) in cui si intrecciano avventure e disavventure di tanti personaggi nella cittadina che, ancora secondo Tagliaferri, assume dimensioni mitiche.

Un successo di pubblico che non combaciava però con l’apprezzamento della critica. Ad esempio il Gruppo 63, avendo stabilito che il vecchio romanzo fosse morto, pretendeva quello nuovo senza trama. Quindi, anche a causa del fatto che i molti fili che si intrecciano fanno apparire la trama di Rimini studiata a tavolino, il romanzo venne definito “un libro da spiaggia”.

Sempre al 1985 risale Dinner Party. L’unico lavoro teatrale di Tondelli, sempre attratto dalle scene—si ricorda spesso la trasposizione teatrale del Piccolo Principe che curò da adolescente. Intanto, Tondelli cercava il dialogo con scrittori giovani. E continuava a scrivere i molti articoli, reportage, prefazioni che confluiranno nell’imperdibile Un Weekend postmoderno.

“Camere separate”, una struggente storia d’amore e di morte

Nel 1986 uscì da Baskerville, editore cofondato da Tondelli, Biglietti agli amici. Piccola serie di 24 brevi prose dedicate a altrettanti amici. Frammenti contemplativi, a scandire le 24 ore del giorno. La prima versione dei Biglietti, la cui storia editoriale è particolare, uscì in sole 531 copie (per volere dello stesso autore). Non è stata mai ristampata da Baskerville. Un gioco “privato”. I destinatari infatti potevano cogliere il senso del biglietto meglio di altri lettori. Il n. 2 (a François Wahl) inizia così.

Ieri, domenica, a Chantilly mentre Severo rapito dal paesaggio autunnale, grigio, sfumato eppure così “tridimensionale” e profondo diceva: ‘È un puro Corot’. Lui si è chiesto perché da qualche anno ama viaggiare, mentre, quando aveva vent’anni, assolutamente no. E trova una ragione: quando era giovane non aveva la scrittura e era solito dire agli amici: ‘I paesaggi, le città non mi interessano perché non li posso far miei. Non li posso mangiare’.

Camere separate esce nel 1989. Da molti è considerato il suo libro più bello. Un libro crepuscolare, in prosa semplice ma trepidante, comunque molto diversa da quella degli esordi. Un libro autobiografico. Leo, il protagonista, è uno scrittore omosessuale. “Sempre conteso fra buttarsi fuori e tornare nel silenzio”, come ogni scrittore secondo Tondelli. Un uomo afflitto da “volontà di svanimento”. E minacciato da una malattia che si intravede tra le righe.

Alla fine del 1991, una polmonite insorta a causa dell’indebolimento del sistema immunitario minato dall’Aids uccise Tondelli a 36 anni. Lo scrittore, che si era riavvicinato decisamente al cattolicesimo, era stato ricoverato l’anno precedente. Ma la notizia non era stata divulgata. Neanche agli amici.

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Livio Romano, L’opera di Tondelli fra ‘autobiografia’ e ‘autofiction’ in: Vol 36 No Unico (2016): Amaltea – Anno XI "Può il recente e ampio dibattito sul “romanzo autofinzionale” illuminare retro-spettivamente anche l’opera di Tondelli? Possiamo pensare di incasellare la produzione dell’autore correggese, sia che scrivesse i racconti pirotecnici di Altri libertini, sia che componesse quel 'romanzo militare' nato dall’esperienza…" >>>Leggi tutto>>>Link in Bio! . . . #rivista #amaltea #innovazionesociale #cultura #racconti #poesia #letteratura #fotografia #educazione #formazione #consumismo #capitalismo #ecologia #socialmedia #pedagogia #pedagogiasociale #razzismo #scrittura #scrivere #leggere #lettura #immaginario #scrittori #lettori #scritturacreativa #recensioni #saggi #articoli #tondelli

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Qui trovi tutti i libri di Pier Vittorio Tondelli. Qui la puntata Wikiradio dedicata allo scrittore. Qui un bel pezzo retrospettivo di Giorgio Fontana.

Immagine: Copertina