Hitchcock risponde alle domande di Truffaut: l'intervista che fece la storia

Hitchcock risponde alle domande di Truffaut: l'intervista che fece la storia

Era l’agosto del 1962 quando due grandi registi, Hitchcock e Truffaut,  si incontrarono per discutere di cinema, in una serie di incontri durati circa una settimana.
Si riunivano dalle nove alle diciotto, in un ufficio degli Studios Universal a Hollywood. L’intervistato era Alfred Hitchcock. François Truffaut, l’intervistatore.

Il primo aveva 63 anni, il secondo 30, ma quest’ultimo aveva già girato due capolavori assoluti: I 400 colpi e Jules e Jim.
La scena si ripeteva ogni giorno: Hitchcock passava sotto l’albergo di Truffaut e andavano insieme agli Studios. Poi il registratore e il microfono si accendevano, la signora Helen Scott che faceva l’interprete, traduceva per Truffaut, racconti, ricordi, commenti personali e discussioni sulla tecnica filmica.

Questo prezioso dialogo tra il Maestro del Brivido e quello della Nouvelle Vague, uscì sotto forma di libro nel 1966 con il titolo “Il cinema secondo Hitchcock”. Ancora oggi è definito come “uno dei pochi libri davvero indispensabili sul cinema” ed è sicuramente così, visto che entrambi i registi hanno firmato opere che sono entrate nell’Olimpo dei film più belli di sempre. Un dialogo serrato e molto intimo che rispecchia il talento di entrambi gli autori.

Come nacque l’intervista di Truffaut a Hitchcock

Truffaut aveva scritto a Hitchcock una lettera proponendogli una serie di 500 domande su tutta la sua produzione. Hitchcock accettò di fare una conversazione della durata di otto giorni. L’intervista fu condotta in maniera cronologica, seguendo il corso della carriera di Hitchcock. Le domande erano concepite da un professionista e appassionato di Cinema che parla ad un altro professionista. La competenza di Truffaut infatti è insieme minuziosa e profonda. I due parlano di sceneggiatura, montaggio, taglio delle inquadrature, narrazione. Ma anche di discorsi più impalpabili: sogno, eros, emozioni. Hitchcock si presenta come una figura enigmatica e geniale, tanto rigoroso e metodico nella sua arte quanto umorale e lunatico nelle sue relazioni con il mondo. Dice per esempio Truffaut:

Quest’uomo, che meglio di ogni altro ha filmato la paura, è lui stesso un pauroso e suppongo che la sua riuscita sia legata a questo tratto del carattere.

Hitchcock nei momenti più intimi, si apre all’universo delle sue sensazioni:

Sono uno molto pauroso. Ho fatto il possibile per evitare ogni genere di difficoltà e di complicazioni. Mi piace che attorno a me tutto sia limpido, senza nubi, perfettamente calmo. Un tavolo da lavoro ben ordinato mi dà pace interiore. Quando faccio un bagno, dopo averli usati, rimetto tutti gli oggetti al loro posto. Non lascio nessuna traccia del mio passaggio. Questo senso dell’ordine va di pari passo con me con una netta ripugnanza per ogni complicazione

Ma il Maestro del brivido è anche molto ironico, soprattutto su certi temi molto popolari. Avete mai sentito quelli che dicono sempre: “Era meglio il libro”? Hitchcock su questo aveva un’idea ben precisa che spiegò con una barzelletta molto divertente, questa:

Probabilmente conoscete la storia di quelle due capre che mangiano la pellicola di un film tratto da un romanzo di grande successo. A un certo punto una capra dice all’altra: “per me, era meglio il libro”.

La finalità di Truffaut più dichiarata è quella di operare una grande rivalutazione di Hitchcock, amatissimo dalla Nouvelle Vague, ma sostanzialmente poco stimato in America, definito come un buon autore di gialli, nulla di più. Truffaut rinfaccia apertamente alla critica americana questa sottovalutazione e con questo libro vuole creare un attestato di stima e affetto verso un regista che era amato sì, ma anche rinnegato. Forse negli anni, anche questo libro ha contribuito a rendere grande la figura del regista americano.

Qualche aneddoto e curiosità sull’intervista

Pochi sanno che Truffaut prima di diventare regista, fu il critico cinematografico di punta dei Cahiers du cinéma, la famosa rivista considerata la bibbia della critica cinematografica mondiale. Gli articoli dei Cahiers reinventarono le basi del cinema, per esempio un articolo di Truffaut del 1954, dedicato al nuovo cinema francese, è considerato il manifesto della Nouvelle Vague, il movimento che lanciò grandi registi come Jean-Luc GodardÉric Rohmer e lo stesso Truffaut. A tal proposito Truffaut aveva già intervistato Hitchcock per i Cahiers e in questo libro intervista, chiunque ami Hitchcock, non potrà che essere riconoscente a Truffaut per la sua capacità di fare sempre le domande giuste e di entrare nel dettaglio, proprio come un bravo giornalista. Per invogliarlo ad accettare, Truffaut scrisse a Hitchcock una lettera che iniziava così: “Da quando anch’io sono diventato un regista, la mia ammirazione per lei non è diminuita; al contrario, è diventata più forte e ha cambiato dimensione. Ci sono molti registi che amano il cinema, ma ciò che lei possiede è un amore proprio della celluloide, ed è per questo che vorrei parlarle”.

Il primo incontro tra i due registi sembra l’inizio di un film comico. Truffaut incontra il suo Maestro insieme a Claude Chabrol per un’intervista, sempre per i Cahiers. I registi francesi hanno appuntamento con Hitch ma mentre stanno per andare nella sua stanza, con microfono e registratore, cadono rovinosamente in una piscina. Si presentano al maestro del brivido inzuppati d’acqua e con il registratore fuori uso. Insomma un disastro. Hitch ricorderà negli anni successivi questo loro imprevisto, definendo i due registi quelli “della piscina”.

L’amicizia tra Hitchcock e Truffaut che durò fino alla fine

Da quell’agosto del ’62 i due non si sarebbero più allontanati. Fino alla morte di sir Alfred, i due registi si scrissero molto, si scambiarono consigli e commenti sui rispettivi lavori. Sicuramente il giovane collega aveva donato energia e amicizia a quello più grande, che gliene fu grato. Ma non senza continuare a chiedersi se e dove avesse sbagliato. “Forse dovevo sperimentare di più. Sono diventato prigioniero della mia stessa formula? A volte vorrei essere al suo posto”. Firmato: “Affezionatamente. Hitch”.

Per approfondire: oltre al bellissimo libro citato, puoi vedere il documentario del 2015, Hitchcock/Truffaut, diretto da Kent Jones che ha supervisionato 27 ore di materiale audio e video. In questo documentario vengono intervistati tra gli altri: Martin Scorsese, Wes Anderson, David Fincher, Olivier Assayas. Voci autorevoli che hanno amato il cinema di Hitch e che ne danno una valutazione critica. Puoi acquistare il documentario qui.

Cover: Wikipedia