Truman Capote: l'inventore del romanzo-verità

Truman Capote: l'inventore del romanzo-verità

La vita è una commedia abbastanza buona, con un terzo atto decisamente mal scritto.

Questa citazione descrive piuttosto bene Truman Capote, sia come personaggio che come scrittore. Un assoluto talento della prosa, con una forte propensione per un umorismo cinico e allo stesso tempo leggero. Ma che riusciva comunque ad inquadrare aspetti profondi dell’esistenza.

Nel corso della sua carriera ha suddiviso la sua produzione utilizzando entrambi gli aspetti. Ha pubblicato best seller dal grande impatto glamour come Colazione da Tiffany, e opere molto più oscure come A sangue freddo. È stato uno degli scrittori più mondani e discoli della sua epoca, e allo stesso tempo ha saputo dedicarsi in modo monastico al proprio lavoro quando aveva in mano un progetto che lo appassionava. Da molti è stato considerato un semplice scrittore da rotocalco, ma chi conosce i suoi libri sa bene quanto la scrittura di Capote fosse in grado di descrivere il mondo che lo circondava.

Un’infanzia da emerginato

L’infanzia di Capote,—il cui vero nome era Truman Streckfus Persons—è stata segnata da continui episodi di emarginazione e traumi affettivi. Nato a New Orleans il 30 settembre 1924, all’età di sei anni si trasferì con la madre nello stato dell’Alabama. Il matrimonio dei genitori era stato travagliato e violento. Il padre, un uomo totalmente disinteressato alla famiglia, aveva continui dissesti economici a causa di investimenti poco avveduti e fumosi. E sfogava tutta la sua frustrazione sulla moglie e sul figlio.

Il divorzio, però, non portò molta serenità nella vita del piccolo Truman. La madre, una donna superficiale e dedita all’alcol, lo abbandonò ben presto sotto la custodia di alcuni parenti. Si faceva rivedere occasionalmente, ma ogni incontro era fonte di nuovo dolore.

Gli anni della scuola, poi, lo segnarono profondamente. I suoi modi affettati, e la sua voce acuta, lo rendevano oggetto di scherno da parte dei compagni. Solo anni più tardi, una volta diventato uno degli scrittori americani più famosi e aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità, raccontò quanto potessero essere brutali le sconferme sulla sua identità durante gli anni della giovinezza. L’unica amicizia che coltivò in quegli anni fu quella con Harper Lee, sua vicina di casa: che diventerà anche lei una scrittrice famosa, con il romanzo Il buio oltre la siepe.

E infatti era l’amore per la lettura che univa i due ragazzi. Emarginato e bullizzato, Capote dedicava quasi tutto il suo tempo ai libri.

Gli anni di New York e l’esordio

Una volta terminato il college, Capote si trasferì a New York per inseguire il suo sogno di scrivere. Non aveva contatti, né denaro. Pur di cominciare a conoscere il mondo dell’editoria, accettò un impiego come fattorino per il New Yorker, mentre lavorava alacremente ai suoi racconti, che poi spediva a varie riviste. Incassati i primi rifiuti, non si dava mai per vinto, e alla fine riuscì a pubblicare alcuni lavori sulla rivista Harper’s Bazaar.

I suoi racconti cominciarono piano piano ad attirare l’attenzione del circolo intellettuale di New York. E Capote iniziò ad essere invitato spesso a feste e serate riservate a membri di spicco dell’alta società newyorkese. Il suo umorismo tagliente e spregiudicato, e i suoi modi così singolari, lo resero ben presto uno dei personaggi più eccentrici del jet set newyorkese. Frequentava i locali più famosi della città, come lo Studio 54. E conduceva una vita segnata da vizi incontrollati. In compagnia di famosi attori, artisti e musicisti, come Andy Warhol e Humphrey Bogart.

È indubbio che alimentando la sua aura di personaggio stravagante, Capote avesse attirato l’attenzione degli editori newyorkesi su di se, ma in questi anni si dedicò anche in modo massiccio al lavoro. Nel 1948, infatti, riuscì a pubblicare il suo primo romanzo: Altre voci, altre stanze. L’opera, che mutuava dagli avvenimenti della sua infanzia e proseguiva con un’analisi estremamente decadente sulla vita nel sud degli Stati Uniti, fu da subito un successo enorme. Capote dimostrava di avere uno stile estremamente personale nella narrazione, e il romanzo rimase per nove settimane nella lista dei best seller del New York Times.

Il successo

Il suo secondo lavoro, L’arpa d’erba (1951), fu quindi molto atteso. Ma le aspettative non vennero tradite. Il romanzo seguiva lo stesso binario aperto col romanzo d’esordio: un’impalcatura biografica, sullo sfondo della quale Capote disegnava una realtà familiare tipica degli stati del sud dell’America.

La grettezza dei vicini di casa, i suoi sogni di bambino: tutto confluiva in questo romanzo scritto in modo raffinato. Il libro non soltanto replicò il successo dell’esordio, ma riuscì addirittura a inserirsi fra i finalisti del National Book Award.

Ma il vero successo a livello mondiale, venne raggiunto da Capote con la sua terza opera: Colazione da Tiffany (1958). Il libro rappresentava un piccolo strappo rispetto ai precedenti. Attraverso le vicissitudini sentimentali dell’aspirante attrice Holly Golightly, Capote descriveva la New York di cui era diventato ormai uno dei simboli. Una città in cui i miliardari si mischiavano con i boss del crimine, in cui l’apparenza è tutto, e in cui le notti sembrano non finire mai. Descrivendola attraverso uno stile ancora più appuntito rispetto al passato. È forse il romanzo più leggero di Capote, quello che rappresenta maggiormente il suo lato glamour.

Il romanzo-verità

A questo punto della sua carriera, Capote era uno dei romanzieri americani più venduti e apprezzati. Cominciò a dedicarsi a lavori più commerciali—come sceneggiature per film di Hollywood—ma nel 1959 un evento cruento condusse la sua carriera in una direzione completamente diversa.

Una coppia di giovani criminali—Perry Edward Smith e Richard Eugene Hickock—nella notte del 14 novembre erano penetrati nella casa di un ricco agricoltore del kansas per derubarlo, e avevano massacrato tutta la sua famiglia. Una storia di violenza immotivata e fredda, che sconvolse l’opinione pubblica.

Capote ebbe come un’illuminazione: quella storia descriveva in modo quasi simbolico il modo in cui si stava trasformando la società americana. E non poteva essere raccontata sublimandola attraverso la forma romanzo. Convinse il suo editore a finanziare un lungo lavoro di reportage, e segui l’intera vicenda quasi come un cronista: intervistando tutti i protagonisti, e stringendo un rapporto di confessioni profonde con i due assassini. Voleva riportare le vicende eliminando quasi completamente l’influsso immaginifico dell’autore, creando così una nuova forma narrativa: il romanzo verità.

Il risultato di questo lavoro, A sangue freddo, venne pubblicato sette anni dopo. Nel 1966. Ed è probabilmente il romanzo più famoso di Capote: non soltanto per il successo commerciale e le aspre polemiche che seguirono, ma perché rappresentava un esempio narrativo totalmente nuovo, che segnava un modello. Opere come L’avversario di Emmanuel Carrère gli devono tutto.

Preghiere esaudite e il declino

Il lungo lavoro portato avanti con A sangue freddo aveva stremato lo scrittore. Che per lungo tempo non riuscì a produrre niente di veramente incisivo. Negli anni che seguirono si dedicò a vari lavori—sia letterati che commerciali—ma quasi tutta la sua attenzione era incentrata su un lungo romanzo misterioso di cui parlava a pochissimi amici.

Preghiere Esaudite voleva essere un’opera ispirata a Proust, che raccontava la falsità e la vacuità del mondo del jet set newyorkese. “Il regno del nulla“, come lo definiva Capote. Il romanzo uscì postumo nel 1986, ma tre stralci vennero pubblicato alla fine degli anni Settanta su Esquire. Capote aveva utilizzato esclusivamente storie vere per comporre il suo racconto, non omettendo i nomi dei protagonisti.

Gli aspetti più privati dei suoi amici resi pubblici e messi alla berlina, provocarono grandi scandali. E Capote venne definitivamente allontanato da quella vita mondana che lo aveva sempre visto protagonista. L’ultima parte della sua vita la trascorse praticamente da solo, dipendente da alcol e sonniferi. Morì il 25 agosto 1984, a causa di una complicazione epatica.

Consigli per principianti

Il nostro consiglio per avvicinarsi a questo autore, è quello di partire da Colazione da Tiffany. È sicuramente il libro più accessibile dell’autore: breve e incisivo, ma anche molto divertente e pungente.

Immagini: Copertina