"Le foto come memoria del nostro vivere": i grandi scatti di Uliano Lucas

Uliano Lucas è uno dei più grandi fotoreporter italiani. Uomo integro, riflessivo, realista e dalla memoria tenace, ha scattato fotografie assurte a simboli di un’epoca e ha scritto recentemente—insieme alla figlia—la prima storia del fotogiornalismo in Italia, La realtà e lo sguardo.

Un libro bello, istruttivo e polemico, che ci invita, tra l’altro, a riscoprire figure eccezionali del fotogiornalismo italiano, come Mario Dondero, o Caio Garrubba.

Lucas è sempre stato un fotografo freelance. E la necessità dell’indipendenza del fotografo—indipendenza che va sempre insieme a cultura e intelligenzacontro l’omologazione della comunicazione visiva, è sempre stata ed è ancora al centro delle sue riflessioni. Un fotografo, per Lucas, posto che possa ancora esisterne qualcuno come lui lo intende, non dovrebbe essere un artistao presunto, o sedicente taleprestato al mondo dell’informazione. Ma un soggetto che ha anzitutto coscienza del proprio ruolo sociale.

Uliano Lucas: gli scatti che hanno segnato un’epoca

Uliano Lucas, nato nel 1942 a Milano, inizia a frequentare il quartiere Brera e il Bar Jamaica da adolescente. Lo storico ritrovo milanese di intellettuali e artisti, in cui incontra Piero Manzoni, suo migliore amico dell’epoca, è il centro di una vita di bohème. Lucas inizia così a fotografare Milano. L’atmosfera cittadina, gli amici, il rock. Il lavoro. Inizia in questo stesso periodo a fotografare l’emigrazione.

Coinvolto fortemente nel movimento del ’68, Lucas documenta le adunate, le proteste di piazza. Scatta nel 1971 una delle foto simbolo del periodo: i tre ragazzi con l’eskimo che corrono per raggiungere la manifestazione operaia. Un’altra sua foto dell’epoca, che vedi sotto, è ancora più celebre, e si trova nei libri di scuola, come valido stimolo ad approfondire le contraddizioni del “miracolo economico”. L’immigrato sardo davanti al grattacielo Pirelli.

Negli anni ’70 Uliano Lucas inizia a documentare per alcune riviste l’emigrazione in Italia e le guerre di liberazione in Africa. Collaborerà con giornali e riviste come Il Mondo di Pannunzio, L’EspressoL’EuropeoVie nuoveLa Stampa, il Manifesto.

Nella sua attività di fotografo ha seguito assiduamente alcuni “temi”. Uno di questi è la vita quotidiana delle persone con problemi psichici. Ha frequentato i centri di salute mentale “di quartiere” aperti da Basaglia e dai suoi collaboratori a Trieste.
E nel 1987 ha scattato una serie di più di cinquanta ritratti a pazienti, operatori, medici e visitatori al tavolino di un bar dell’ex-ospedale psichiatrico. Un reportage che ovviamente provoca riflessioni su ciò che (non) distingue i “sani” dai “diversi”, senza ridursi a “denuncia” di alcunché. La serie si chiama Al bar “Il posto delle fragole” e quella che vedi qui sotto è una delle foto più belle.

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“Le foto come memoria del nostro vivere”

Uliano Lucas documenterà il Settembre nero in Giordania. E poi le guerre nell’ex-Jugoslavia, con foto celebri da Mostar e da Sarajevo che mostrano le condizioni estremamente precarie della popolazione ridotta sotto assedio. Negli anni ’80 e ’90 fotografa la realtà della cooperazione e del volontariato in Africa.

Uno dei temi portanti della carriera di Uliano Lucas è stata la trasformazione urbana come riflesso dei mutamenti economici e sociali italiani. Si è dedicato a inchieste sull’area metropolitana di Milano, pubblicando su Repubblica reportage sulla Grande Milano e sull’hinterland della città. Le riflessioni fotografiche sulla “città espansa” e senza centro non riguardano solo Milano, ovviamente, come mostra l’album “La città infinita“.

Negli ultimi vent’anni Uliano Lucas ha collaborato sempre meno con le riviste. Realizzando però instancabilmente reportage (come quello sulle carceri di San Vittore e Bollate del 2008). Storico e critico del fotogiornalismo italiano, Uliano Lucas, pur guardando con disincanto, se non con scetticismo, al lavoro del fotoreporter nell’epoca attuale, invita costantemente i giovani a conoscere e fotografare le realtà e i luoghi trascurati del nostro Paese. Come scrive nel suo libro:

Continuo a credere nel reportage come racconto colto, per spiegare, dare emozioni, far ragionare. Le foto come memoria del nostro vivere.

Qui La realtà e lo sguardo. Su Doppiozero una bella intervista al fotografo. Qui invece un elenco delle pubblicazioni (moltissime) di Uliano Lucas.

Immagine: Copertina