L’ultimo uomo rimasto a Fukushima

L’ultimo uomo rimasto a Fukushima

Dal maggio 2011 tutte le zone intorno alla centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi sono state evacuate. Il terremoto di Sendai e del Tōhoku ha causato uno dei disastri nucleari più drammatici della storia.

Le case sono state presto abbandonate, le strade rimaste deserte. Se ne sono andati tutti, tranne uno. Naoto Matsumara.

Nato a Tomioka, a 10 km dalla centrale, Naoto prima dell’incidente era un coltivatore di riso.

“Sono nato e cresciuto qui; quando morirò, lo farò a Tomioka”.

Naoto rifiuta di andarsene per un motivo ben preciso. Non sono soltanto i ricordi di una vita a trattenerlo, ma soprattutto gli animali della città, abbandonati dai loro padroni durante l’evacuazione.

I primi giorni dopo il disastro Naoto ha badato agli animali della fattoria di famiglia, ma presto si è reso conto che ce n’erano molti altri che avevano bisogno di lui.

“All’inizio avevo paura a rimanere lì, ma poi stando insieme agli animali mi sono convinto che sarebbe andato tutto bene”.

La storia di Naoto ha dell’incredibile, tanto che in Giappone è da poco uscito un documentario su di lui intitolato “Alone in Fukushima“.Naoto non vuole lasciare per nessun motivo al mondo i suoi animali, nonostante la continua esposizione alle radiazioni.

Nella sua casa non c’è elettricità e per usare il computer e il cellulare deve ricorrere a pannelli solari. Dopo i test sul livello di esposizione alle radiazioni gli è stato impedito di mangiare il cibo prodotto nella zona, e così beve acqua di fonte non contaminata e consuma le provviste di soccorso inviate dall’esterno.

Il dottore del Kyoto University Research Reactor Institute, Hiroyuki Koide, ha detto: “È inconcepibile che una persona normale possa vivere in un luogo del genere”.

Il sindaco di Tomioka ha confermato che non si può fare ritorno nella città prima di qualche anno, fino a quando non siano ricostruite le infrastrutture e siano decontaminate tutte le zone.

Dei 15mila abitanti della città rimane solo Naoto a prendersi cura di mucche, cani, gatti, maiali e anche qualche struzzo: “Se gli animali sopravvivono alle radiazioni”, ha detto, “vuol dire che magari non c’è nulla di cui preoccuparsi. Altrimenti, non dovrebbe essere permesso più a nessuno di tornare qui”.

I ricercatori della Japan Aerospace Exploration Agency l’hanno sottoposto ad alcuni test per verificare il livello di esposizione e sono rimasti sbalorditi. Era il più alto di tutto il Giappone.
Immagine via Facebook