Gli uomini capiranno mai le donne? Alcune riflessioni imperdibili del filosofo Galimberti

Gli uomini capiranno mai le donne? Alcune riflessioni imperdibili del filosofo Galimberti

Perché la donna fin dall’antichità è stata considerata legata alle leggi di natura (“colei che genera”) e quindi non libera di coltivare la sua individualità? Come si sviluppa l’intelligenza sentimentale che lega la donna ai suoi figli? Come riconoscere e salvarsi da uomini narcisisti? Queste domande se le pone il filosofo Umberto Galimberti durante una lezione tenuta in occasione di Donna D 2019 presso la Fondazione Feltrinelli di Milano. Il filosofo racconta le donne e lo fa con un percorso storico che parte dagli antichi pregiudizi sulla superiorità maschile, per arrivare all’intelligenza intuitiva e sentimentale della donna. Con un consiglio finale rivolto a chi ama un narcisista: “non potete cambiarlo, scappate da lui finché potete. Le donne non sono onnipotenti, possono generare i figli ma non rigenerare gli uomini.”

Qui sotto puoi vedere la lezione integrale del professor Galimberti, video pubblicato nella pagina Facebook di D la Repubblica.

Le origini del mito: le donne vincolate alla natura

Secondo Galimberti, la donna, fin dall’origine dei tempi, è sempre stata vincolata alla natura. Il suo corpo è sempre stato previsto come corpo di riproduzione. Aristotele per esempio diceva che la donna fornisce la materia e l’uomo la forma. Anche nella cultura cristiana, la Vergine Maria offre la materia senza contributo maschile, e suo figlio Gesù dice di sè: “io e il padre siamo la stessa persona”. Vediamo quindi una visione maschile dove la donna è sempre stata definita come legata alle leggi di natura e quindi non libera. L’uomo non avendo problemi di vincolo della generazione, ha creato la storia, la storia come suo gioco ozioso, giocando con gli animali, con i miti, infine con le idee e poi le guerre e la politica: tutte faccende maschili. Adesso le donne stanno entrando nella storia grazie agli anticoncezionali, perché generare figli non è più un destino per le donne ma è una libera scelta.

Donne e maternità: Io e Specie

Secondo il filosofo, nella donna si combatte molto più drasticamente che nel maschio, quel conflitto che ci accomuna tutti ma che è sensibilizzato maggiormente dalle donne, ovvero il conflitto tra le due soggettività che ci abitano. Una è l’IO – io penso, io creo, io voglio, io desidero ecc. –  l’altra è la Specie. L’economia della specie a cui è vincolata la donna in quanto genera, è completamente in contraddizione all’economia dell’IO. Se noi prendiamo una donna che deve generare vediamo che deve assistere alla deformazione del suo corpo, al trauma della nascita che non è solo del bambino, alla soppressione del suo tempo, alla dedizione totale al nascituro, e poi all’allattamento, alla cura, alla perdita del sonno, al cambio di pannolini, a tutto. Probabilmente perde anche il lavoro, perdendo il lavoro perde la socializzazione, magari anche i suoi amori che non sono limitati al figlio e al marito. Quindi dal punto di vista dell’economia dell’IO è un vero disastro per la donna, mentre dal punto di vista della specie un guadagno secco. Questo conflitto gli uomini non lo avvertono. Il problema inizia nelle ragazzine a 13 anni che cercano con il loro Io di costruire e modificare il loro corpo in base alla bellezza dei canoni diffusi, per piacere cercano di abbigliarsi seguendo i modelli imposti della moda. Vogliono creare un’immagine di sè accettabile magari seducente e poi incominciano il ciclo mestruale. Loro non sanno di questo conflitto però lo sentono. Diventano inquiete, nervose, talvolta depresse, senza una vera ragione. In realtà stanno subendo una conflittualità. Tra un corpo che loro pensavano di poter creare e un corpo che va in un’altra direzione.

Intelligenza intuitiva e intelligenza sentimentale delle donne

Le ragazze hanno un’intelligenza che non è limitata all’età dell’adolescenza, ma è caratteristica del mondo femminile, perché, mentre il maschio ha un’intelligenza logico-matematica, le donne hanno oltre a questa, un’intelligenza intuitiva che è irrazionale. Intravedono le cose dietro l’angolo, le intuiscono. E hanno anche un’intelligenza sentimentale perché il sentimento non è solo una cosa che si sente, è anche una facoltà cognitiva. Una mamma che ama il suo bambino, per esempio, quando piange il piccolo, lei sa perché piange. Oppure due innamorati che si parlano usano le stesse parole di tutti, ma quelle parole hanno un valore simbolico, una valenza semantica, un’infinità di significazioni che solo loro due capiscono. Questo tipo di intelligenza creata dal sentimento fa sì che il sentimento debba essere percepito come una facoltà cognitiva. Anche questo appartiene al mondo irrazionale. Quando una donna si mette a parlare con queste altre due intelligenze, l’uomo le dice: “ma tu sei pazza!” perché non riesce ad arrivare a questa dimensione a meno che quest’uomo non abbia una confidenza con la sua parte femminile, cosa sempre meno frequente oggi perché il cliché de maschio di oggi è quello del “maschio con la mascella”, paradigma del maschio alfa, con tutti i riferimenti storici alle spalle. Agli uomini serve avere una relazione con la loro parte femminile se non altro per capire cosa sta dicendo una donna, per scoprire quello che per lui è sostanzialmente ignoto: le trovate dell’intelligenza intuitiva e sentimentale.

Il potere di vita e di morte

Sempre secondo il filosofo, le donne hanno un altro problema: hanno un potere assoluto che è il potere di vita e di morte. Possono generare e possono abortire. E’ come il potere del Re, come quando nel Medioevo i feudatari compivano lo ius primae noctis per cui la donna che si doveva sposare doveva giacere la prima notte con il Re o col feudatario o il principe, non era tanto per ragioni sessuali, ma era semplicemente per significare che la donna è la padrona della riproduzione, ma il re è responsabile della riproduzione dei beni, quindi tra di loro ci dev’essere un qualche confronto, una relazione, in modo da rendere compatibile la riproduzione con la produzione di beni. Questa era la valenza simbolica dello ius primae noctis.

Le donne non possono cambiare un uomo, anche se lo pensano

Il potere assoluto di vita e di morte della donna che la rende il contraltare del potere del Re, genera in lei un vissuto di onnipotenza molto pericoloso che si traduce nel fatto che loro pensano di poter cambiare un uomo. No, non ce la faranno mai perché gli uomini sono come pietre, non si lasciano spostare dal loro impianto. E per giunta concepiscono la donna non come un altro da sé, qualcosa da scoprire in continuazione per tutta la vita, ma la concepiscono come un possesso: “mia moglie”, “mia figlia”. Questi aggettivi possessivi sarebbero da eliminare dal linguaggio per Galimberti. Questa dimensione possessiva fa concepire la donna che vive con l’uomo, come una risposta alle sue esigenze e quando questa risposta non arriva più, o quando lei si mette a parlare con le intelligenze di cui lei dispone e che sono inaccessibili alla mentalità maschile, che non interloquisce con la sua parte femminile, quando si arriva a questo, si arriva anche al femminicidio.

Il femminicidio: le donne possono generare i figli ma non rigenerare gli uomini

Il femminicidio lo si può evitare se le donne non si affidano a questo vissuto naturale e intrinseco di onnipotenza. Le donne non sono onnipotenti, possono generare i figli ma non rigenerare gli uomini. Le donne lo devono ricordare, così come bisogna capire che se un uomo tratta male una donna, quest’ultima lo  deve lasciare subito perché altrimenti si va incontro a quella vita di frustrazione che magari non sfocerà in un femminicidio, ma che farà vivere molto male la donna.

I narcisti e il loro handicap: non hanno la struttura della relazione

Oggi le donne si innamorano dei narcisisti perché sono belli, perché sono teatranti, perché sono affascinanti, ma i narcisisti sono delle persone con handicap, a cui manca la struttura della relazione e non la acquistano strada facendo nella loro vita. E’ come se a uno mancasse un braccio, non puoi aggiungergli l’arto se vivi con lui. E se a uno manca la struttura relazionale non è che la può guadagnare vivendo con una donna. Come si diventa narcisisti? I maschi sono trascurati dalle madri oppure hanno madri molto severe, dove non hanno assorbito una dimensione di sentimento, hanno due possibilità per vivere. O vanno in depressione (secondo gli psichiatri il processo si chiama anaclisi infantile) oppure investono su se stessi. Investire su se stessi è la loro salvezza ma è la disgrazia per chi ci vive insieme. E allora anche se sono belli e affascinanti, meglio non cadere in questa trappola perché non danno niente al loro prossimo. Le donne sono vissute in maniera positiva solo come un applausometro, uno strumento che conferma sempre le loro scelte, uno strumento che li gratifica con complimenti e applausi, ma al di là di questo, loro non sono capaci di vedere l’altro, e quindi non sono idonei alla convivenza. Per Galimberti è bene non ingannarsi e tener presente questa differenza radicale che c’è tra maschile e femminile, perché anche se ci stiamo avviando verso una cultura unisex, la differenza tra uomo e donna è tuttavia radicale. Le donne hanno qualche chance in più ma devono entrare nella storia fatta dagli uomini e quando entrano nella storia non si cdevono comportare come gli uomini, si devono comportare come donne altrimenti la storia non cambierà mai.

Per approfondire: se vuoi conoscere di più sull’argomento narcisismo, ti consigliamo di leggere alcuni saggi di René Árpád Spitz che ha studiato la relazione tra il bambino e la madre, sullo sfondo della società e della cultura. Spitz fu uno dei primi studiosi ad applicare allo studio della prima infanzia i metodi della ricerca sul campo dell’osservazione indiretta, filmando le madri nell’atto di accudire i loro bambini. Da queste osservazioni, trasse le sue conclusioni riguardanti la correlazione tra l’assenza di affetto e i problemi cognitivi nei bambini.

Cover: Wikipedia