Quando è giusto mettere una virgola?

Quando è giusto mettere una virgola?

“Gli studenti non sanno scrivere in italiano”, a dirlo non sono stati alcuni maestri delle elementari poco pazienti, ma professori universitari in una lettera aperta (firmata da 600 docenti delle maggiori università italiane) indirizzata al presidente del Consiglio, alla ministra dell’Istruzione e al Parlamento.

In un mondo sempre più connesso dove saper parlare più lingue è diventata la normalità, anche comunicare correttamente in forma scritta è ormai una necessità. Commenti, post, recensioni; saper scrivere è diventato fondamentale non soltanto per il mondo del lavoro, ma anche nel privato per dare un’immagine di sé affidabile e preparata.

D’altra parte però, e ne abbiamo dato spazio proprio in queste pagine, non bisogna “lasciarci ossessionare” dalla grammatica, come ha detto Francesco Sabatini, il presidente dell’Accademia della Crusca.

Cercando una saggia via di mezzo, abbiamo deciso di presentarti una micro-lezione di grammatica sulla virgola, prendendo spunto dal post di Massimo Birattari (traduttore, consulente editoriale, copywriter, editor), per fare chiarezza su alcune cattive abitudini che abbiamo tutti.

Una premessa: le regole della punteggiatura non sono così rigide come pensiamo, e ci sono molte variazioni nell’uso. Prendiamo come riferimento un italiano standard.

Come hanno spesso ripetuto linguisti e scrittori, ad esempio Francesca Serafini nel suo bel libro “Questo è il punto”, la punteggiatura non serve a riprodurre nello scritto le pause della respirazione del parlato. La virgola ha un preciso uso logico.

Va evitata prima di un aggettivo o di un avverbio. A volte siamo tentati di usarla come alternativa alla congiunzione e. Quando c’è l’una non mettiamo l’altra. In realtà queste due usate insieme creano un collegamento più saldo, una sorta di “doppio collegamento” tra due frasi.

Non va neanche tra il soggetto e il predicato (nonostante ci siano esempi illustri che non hanno rispettato questa regola, ad esempio Manzoni e Moravia). Perché? Perché la virgola, come spesso pensiamo, non deve separare ma unire. Unire quello che la grammatica e la logica vogliono che resti unito. In questo caso, il soggetto non può fare a meno del verbo. Allo stesso modo non si mette tra il verbo e il complemento.

Attenzione però: non mettere la virgola tra soggetto e verbo non vuol dire che non possiamo metterci niente in mezzo. Possiamo aggiungere un inciso, una frase che può essere aggiunta o eliminata senza intaccare la logica del discorso. Per inserire ci servono due virgole. Ad esempio: “Un ragazzo se ne sta per conto suo, con il cellulare in mano e le cuffie nelle orecchie.”

Se togliamo l’inciso nella frase qui sopra non cambia il senso logico e possiamo reinserirlo anche tra il soggetto e il verbo senza sbagliare: “Un ragazzo, con il cellulare in mano e le cuffie nelle orecchie, se ne sta per conto suo”.

Ora arriva il difficile. Se invece abbiamo la frase “quel ragazzo con il cellulare in mano e le cuffie nelle orecchie è mio fratello” le virgole non possiamo metterle, perché non ci troviamo davanti a un inciso. L’informazione (con il cellulare in mano e le cuffie nelle orecchie) è necessaria per la logica della frase e deve essere scritta senza virgole.

La virgola, in questo ultimo esempio, si mostra chiaramente al servizio dell’analisi logica, e saperla usare correttamente (con criterio) vuol dire sapere perfettamente cosa si vuole comunicare.

Immagine via Flickr