Vasilij Kandinskij: il genio russo che ha fondato l'arte astratta

Vasilij Kandinskij: il genio russo che ha fondato l'arte astratta

Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde.

L’arte contemporanea spesso è disarticolata dal concetto di oggetto. Inteso come punto focale di un’opera, e come mezzo per scatenare le emozioni dello spettatore. E questo cambiamento fondamentale nel mondo dell’arte è stato strutturato da un pittore russo: Vasilij Kandinskij. Il fondatore dell’arte astratta.

Il grande pittore e teorico dell’arte, infatti, attraverso le sue opere e i suoi saggi ha letteralmente stravolto il mondo artistico nei primi decenni del Novecento. Introducendo un modo di dipingere che mutuava esclusivamente dalla fantasia, dalle sensazioni, dalle emozioni e dalle idee.

L’infanzia e la formazione

Nato il 16 dicembre 1866 a Mosca, Kandinskij cresce in una facoltosa famiglia della capitale russa. Il padre lo spinge a intraprendere studi classici e la facoltà di legge. Ma il giovane Vasilij ha un’inclinazione artistica molto forte, e una volta laureato decide di rinunciare a un incarico universitario per dedicarsi allo studio della musica

In seguito, nella sua biografia, dirà che gli anni di studio del pianoforte saranno fondamentali per la sua carriera come pittore. Grande studioso delle correlazioni che uniscono le varie forme d’arte, sostiene infatti che la musica sia una grandissima fonte di ispirazione anche nelle arti figurative.

La vera svolta della sua formazione artistica, però, avviene durante una mostra a cui presenzia quasi per caso. Nella capitale russa, per la prima volta vengono esposte le opere dei principali autori impressionisti francesi. In particolare Kandinskij rimane affascinato dal dipinto I covoni, di Claude Monet.

La pittura si mostrò davanti a me in tutta la sua fantasia e il suo incanto.

Gli anni dell’espressionismo

Il confronto con le opere impressioniste è di grande impatto. Per la prima volta, Kandinskij—che proveniva da una formazione artistica classica—comprende che i canoni dell’arte possono essere sovvertiti. Partecipando alla famosa mostra di Mosca, rimane inizialmente infastidito: tutta la sua formazione viene messa in discussione. Ma procedendo fra le opere, e osservando le reazioni degli spettatori, si rende conto del grande impatto che hanno i quadri impressionisti.

Comincia quindi a riflettere sul classico ruolo che l’oggetto svolge all’interno di un’opera. Gli impressionisti lo avevano messo totalmente in discussione. Non era il soggetto il focus di un’opera, ma quello che alberga nell’osservatore. Questo approccio esaltava la fantasia, la libertà di espressione, e la soggettività delle sensazioni ed emozioni umane. Il risultato, è un’esperienza di grande intensità.

Il cavaliere azzurro. 1903. Via.

Il cavaliere azzurro, 1903. Via.

Affascinato da queste nuove scoperte, nel 1896 si trasferisce a Monaco, in Germania, per approfondire lo studio della pittura. In quel momento il mondo artistico tedesco è in pieno fermento per l’avvento delle avanguardie espressionisti. Il giovane artista rimane affascinato da questa nuova via. E nel 1901 fonda il gruppo espressionista Phalanx. Cominciando a organizzare le prime mostre in Germania, in Francia, e anche in Russia.

Nel decennio successivo, le sue opere sono interamente condizionate dall’influsso impressionista ed espressionista. Ne sono un esempio perfetto quadri come Il cavaliere azzurro (1903) per quanto riguarda l’influsso impressionista, e Autunno in Baviera (1908) per l’espressionismo.

La nascita della pittura astratta

La concezione espressionista di Kandinskij alla fine degli anni Dieci del Novecento si amplifica. Tanto da farlo entrare in contrasto con i suoi sodali artistici. Nel 1911, infatti, fonda con l’amico Franz Marc il gruppo Der Blaue Reiter (mutuando il nome dalla sua opera più famosa fino a quel momento). L’anno precedente aveva pubblicato il suo più famoso testo teorico, Lo spirituale nell’arte.

Composizione IV, 1911. Via.

Composizione IV, 1911. Via.

In questo saggio, l’artista va oltre la concezione di rappresentazione: mutuando dai suoi studi sulla musica, arriva a sostenere che la sensazione deve essere l’unico scopo anche dell’arte figurativa. Comincia a teorizzare un uso dei colori che deve ricordare quello dei suoni: senza vincoli stilistici e oggettivi. Solamente una pittura astratta quindi, svincolata dall’oggetto e dal soggetto, può raggiungere questo livello. Comincia quindi il periodo fondamentale della carriera dell’artista, che dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale torna in patria, e inizia a strutturare in modo più organico le sue nuove idee.

In questa prima fase di astrattismo, l’approccio è piuttosto libero. Le pennellate di colore vanno a formare immagini informi, accostate senza alcun ordine o preconcetto geometrico. Ne sono un esempio classico lavori come Composizione IV (1911) e Impressione III (1911).

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Impressione III, 1911. Via.

Gli anni del Bauhaus, e i Quattro azzurri

Nel 1922 Kandinskij viene chiamato da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus di Weimar. In questa grande accademia, fa la fondamentale conoscenza di altri grandi artisti. In particolare, lega una grande amicizia con tre autori molto importanti. I pittori Paul KleeAlexej Jawlensky, e Lyonel Feininger. Insieme, fonderanno il gruppo artistico Die Blaue Vier (i quattro azzurri).

Influenzato dal confronto con questi artisti, e dall’ambiente del Bauhaus, il pittore struttura maggiormente la sua concezione di astrattismo. Le figure geometriche dei suoi quadri si fanno più delineate, e geometricamente esatte. Ne sono un esempio perfetto opere come Cerchi in un cerchio (1923), e Curva dominante (1936). Questo nuovo approccio all’arte astratta lo aiuta a sistematizzare più precisamente i suoi studi sull’impatto delle immagini.

Dopo aver concluso la sua esperienza al Bauhaus, l’artista infine si trasferisce a Parigi. Dove passa l’ultima parte della sua vita. Muore il 13 dicembre 1944.

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Cerchi in cerchio, 1923. Via.

Immagini: Copertina (Curva dominante, 1936)