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60 anni fa usciva il "miglior film di sempre": Vertigo di Hitchcock

Lo afferma la più importante e rispettabile classifica “dei migliori film di sempre”—che Sight&Sound compila ogni 10 anni interpellando critici e registi come Scorsese, Coppola, Tarantino: quello che da noi fu tradotto “La donna che visse due volte“, cioè Vertigo di Alfred Hitchcock, è il miglior film della storia del cinema. Le valutazioni artistiche dei cinéphiles, è ovvio, non sono inoppugnabili, ma in questo caso potremmo sottoscrivere senza patemi.

La prima del capolavoro di Hitchcock, innervato, più che impreziosito, dalla colonna sonora di Bernard Herrmann, fu il 9 maggio 1958, 60 anni fa. E, anche se Hitchcock era già famoso (benché privo ancora del certificato di “autore”), fu quasi un fiasco. Tanto che pochi anni dopo, nelle loro conversazioni raccolte in Il cinema secondo Hitchcock, questi e Truffaut ne parleranno così:

[T] Il film non è stato né un successo né un fallimento.

[H] Coprirà i costi di produzione…

[T] Per lei dunque un fallimento?

[H] Suppongo di sì. […] Per rispettare la consuetudine, biasimiamo l’ufficio vendite e diciamo: “hanno venduto male il film!”

Vertigo, il più grande film di Hitchcock?

Dagli anni ’80 il film è considerato uno dei migliori di sempre. Ha influenzato, almeno sul piano formale, registi di ogni tipo. “Di nicchia” come Chris Marker, autori pienamente riconosciuti come Brian De PalmaDavid Lynch, David Fincher, fino a giovani registi hollywoodiani come Damien Chazelle (La la land).

Subito dopo i leggendari titoli di testa (Hermann-Saul Bass), il film con James Stewart nel ruolo di Scottie, poliziotto acrofobico (malato di vertigini), e Kim Novak—che sostituì Vera Miles—nel ruolo dell’evanescente Madeleine/Judy, mostra, come notò Truffaut, “una certa lentezza, un ritmo contemplativo“. Che manca ad altre opere di Hitchcock. Il quale trovava questo “passo” dilatato perfettamente naturale: “racconto la storia dal punto di vista di un uomo emotivo“.

La storia è anche quella di Madeleine, (spoiler da qui in poi) giovane donna schiacciata fra un intrigante omicida e un malinconico pigmalione, ed è tratta dal romanzo D’entre les morts di Boileau-Narcejac, oggi pubblicato da Adelphi col titolo La donna che visse due volte, lo stesso del film. Un romanzo noir che fu scritto apposta perché Hitchcock desiderasse acquistarne i diritti per farne un thriller .

Sullo sfondo sta un’altra “fonte”, molto importante: il romanzo del belga Georges Rodenbach intitolato Bruges la morta, caposaldo del simbolismo letterario. Da lì proviene il motivo conduttore del film: il “cattivo uso” che il protagonista, precipitato in uno stato morboso, fa della somiglianza fra due donne. Una viva e una morta.

Nella seconda parte di Vertigo infatti, il disperato Scottie incontra per caso Judy, la donna incredibilmente somigliante a quella perduta, Madeleine. Ma a Scottie non basta quella somiglianza, vuole l’identità, possibilmente perenne e perennemente disponibile. Ed è qui che Hitchcock esibisce la sua sapienza di intrattenitore, di creatore di suspense: modificando l’intreccio nel punto giusto.

Come il “maestro del brivido” creava la suspense

Sempre in quella miniera di informazioni che è il libro-intervista di Truffaut, ecco cosa rivela Hitchcock:

Come lei sa, questa storia si divide in due parti. La prima arriva fino alla morte di Madeleine […], la seconda inizia quando il protagonista incontra la donna bruna, Judy, che assomiglia a Madeleine. Nel libro […] è soltanto alla fine che si apprende, insieme a James Stewart, che si trattava della stessa donna. È una sorpresa finale. Nel film […] all’inizio della seconda parte, quando Stewart ha incontrato la donna bruna, ho deciso di svelare subito la verità, ma soltanto allo spettatore: Judy non è una donna che assomiglia a Madeleine, è proprio Madeleine.

Intorno a me tutti erano contrari a questo cambiamento. […]  Ho immaginato di essere un bambino seduto sulle ginocchia della madre che gli racconta una storia. […] Il bambino chiede immancabilmente: “mamma, cosa succede dopo?” […] Ma nella seconda parte del romanzo, quando il tipo ha incontrato la bruna, tutto continua come se non dovesse succedere niente.

Con la mia soluzione, il bambino sa che Judy e Madeleine non sono nient’altro che la stessa identica donna. Così ora chiede alla madre: “E allora James Stewart non lo sa? — No”. Eccoci di fronte alla nostra consueta alternativa: suspense o sorpresa? Abbiamo creato suspense basandoci su questo interrogativo: come reagirà James Stewart quando scoprirà che lei gli ha effettivamente mentito?

Se non te lo ricordi, è il caso di onorare l’anniversario di Vertigo rivedendolo.

Qui è spiegato l’effetto Vertigo (zoom avanti + carrellata indietro o viceversa) con cui è reso il capogiro di James Stewart in soggettiva. Qui il filosofo Slavoj Žižek racconta il film a modo suo, e qui, in inglese, un bel saggio sul film di Chris Marker.

Immagine: Copertina