Un bellissimo corto racconta il genio architettonico di Frank Gehry

Un bellissimo corto racconta il genio architettonico di Frank Gehry

Se io e te scriviamo su un foglio le nostre firme appariranno diverse. Questo perché la mia estetica è diversa dalla tua. E non posso farci niente.

Sorridente, elegante e affascinante, Frank Gehry apre con queste semplici parole il mini documentario di Emile Rafael dedicato alla Fondazione Louis Vuitton, di Parigi. Il corto si intitola “Nowness” e in cinque minuti, tra parole e immagini, abbozza il genio di Gehry. Un omaggio all’arte contemporanea, dove si possono ammirare, seppur di sfuggita, anche opere di Bruce Nauman, Joseph Beuys, Gilbert Baker ed Ellsworth Kelly.

Chi è Frank Gehry

Architetto canadese, nato alla fine degli anni venti, Gehry ha attraversato tutto il Novecento. Ha vinto i più importanti premi internazionali. La sua carriera inizia intorno agli anni sessanta. Dopo aver studiato a Los Angeles, trasferitosi da Toronto quando era ancora piccolo, ha frequentato i corsi della Harvard Graduate School of Design.

Le esperienze in alcuni studi lo portano a Parigi, dal quale intraprende un viaggio europeo sulle orme di Le Corbusier. Nel 1962, a Los Angeles, apre il suo studio. Mentre insegna in alcune università americane, progetta opere che lo renderanno famoso in tutto il mondo.

Tra cui si ricorda, il Chiat/Day Building a Venezia, la sua stessa casa a Santa Monica, la casa danzante di Praga, il museo Weisman di Minneapolis, ma soprattutto il Guggenheim Museum di Bilbao. Esempio grandioso di decostruttivismo architettonico. (Qui trovi un video-ripasso sulla storia dell’architettura.)

La fondazione Louis Vuitton di Gehry

Tra le sue ultime opere c’è la fondazione Louis Vuitton, commissionata da Bèrnard Arnaul nel 2001. Per realizzarla Gehry ha impiegato quasi 15 anni. Gli sono servite oltre 1500 tonnellate di acciaio, 3600 pannelli di vetro, legno e acciaio assemblati in 11 mila metri quadrati. È proprio questo capolavoro al centro del documentario di Emile Rafael.

I grandi lavori di architettura esprimono sempre sentimenti. Quando li visiti o, semplicemente, li osservi queste emozioni che partono dalla mente dell’architetto attraversano tutte le epoche e arrivano intatte fino a noi.

Gehry, nel documentario, racconta di quanto sia stato difficile pensare a un’opera “nuova” per la capitale francese. Una sfida molto stimolante. “È difficile andare a Parigi per costruire edifici artistici, con tutta quella concorrenza, ma ho accettato la sfida”.

L’importanza dell’arte nell’architettura di Gehry

Il documentario, al di là del focus sulla fondazione Louis Vuitton, ci aiuta a capire quanto l’arte sia fondamentale nel lavoro di un architetto. E pensare che tanti sono convinti che siano due cose separate. Gehry dice, invece, di avere molti più amici artisti che architetti.

L’architettura, proprio come un’opera d’arte, esprime una coscienza sociale, perché costruisci edifici per le persone. Tutti i tipi. Poi perché dai loro un rifugio, li fai sentire amati, accolti.

L’amore, secondo l’architetto, è il collante tra il creatore di un’opera e chi la osserva. “L’arte è un atto d’amore. Praticarla significa fare l’amore con il mondo”.

Ma quale è stata la sua ispirazione artistica? A guardare la sua bellissima opera, ci viene in mente il movimento di una nave nel mare. Una “regata”, come lui stesso l’ha definita.

Per l’ispirazione sono tornato indietro nel tempo, fino ai primi contatti dell’uomo con la natura.

Così ha disegnato una prima bozza, seguendo la linea immaginaria che gli ispirava il mare. Voleva prima di tutto trovare il movimento. Ha cominciato poi a esplorare quell’idea. E a un certo punto è “stato come aprire il vaso di Pandora”, trovando finalmente la libertà di espressione. È difficile pensare che una “cosa” fatta di duro acciaio possa essere così flessuosa.

La maggior parte degli edifici sono statici. Ma a me piace l’idea del movimento. Mi piace trasmettere questo senso di movimento ai mattoni, al cemento e all’acciaio.

Immagine di copertina via Vimeo